Lavitola resta in carcere. I giudici: «Metodo mafioso». L’ex compagna vuole parlare

Ha fatto dichiarazioni spontanee e ha consegnato ai giudici una memoria di più di settanta pagine, per convincerli a concedergli gli arresti domiciliari e attenuare le contestazioni a suo carico. Ma non è servito: Valter Lavitola resta in carcere e le accuse nei suoi confronti sono state confermate. Ieri è arrivata la decisione del tribunale del Riesame di Roma che, respingendo le istanze della difesa, non ha solamente ribadito la misura cautelare per l'ex editore, mandante, reo confesso, dell'attentato ai danni dell'amico Sigfrido Ranucci: i giudici hanno anche confermato l'aggravante del metodo mafioso.

L'imprenditore, comparso in udienza con un videocollegamento dal carcere di Rebibbia, dove si trova detenuto dal 10 agosto, ha ricostruito «il grande rapporto di amicizia» con Ranucci. Ha detto che sperava di potere essere riabilitato attraverso questo legame, «con un riscatto sociale», dopo i suoi trascorsi giudiziari.

La bomba

Lavitola, di nuovo, si è assunto «tutte le responsabilità» come mandante dell'attentato. Ha anche detto che l'idea di piazzare una bomba era stata di Clesio Gomes Tavares, il suo braccio destro ora latitante in Camerun, al quale aveva sostanzialmente dato un mandato in bianco, specificando però di «non fare male a nessuno». Poi ha respinto nuovamente la ricostruzione del pm Edoardo De Santis e dei carabinieri del Nucleo investigativo, secondo i quali l'attentato aveva come obiettivo un'impennata della popolarità di Ranucci in vista di una sua possibile candidatura politica. L'ex editore ha continuato invece a sostenere che l'amico giornalista fosse in pericolo e che lo scopo del raid, organizzato la sera del 16 ottobre 2025, fosse portare a un innalzamento del suo livello di protezione.

Nella loro istanza i difensori di Lavitola, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, avevano chiesto per il loro assistito i domiciliari in una casa in Basilicata dove ha trascorso l'infanzia. Tutte le richieste sono state respinte. «Chiaramente noi rispettiamo in pieno quelle che sono le decisioni della magistratura, anche se non le condividiamo assolutamente sia in fatto che in diritto - ha dichiarato l'avvocato Sergio Cola - Ora attenderemo che siano depositate le motivazioni che arriveranno entro 45 giorni». Ieri i legali hanno presentato ricorso in Cassazione «contro l'ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare, che riteniamo sia ampiamente fondata».

Intanto c'è un altro fronte che potrebbe preoccupare l'imprenditore. L'ex compagna di Lavitola, Natalia Potenza, assistita dall'avvocato Giuseppe Cavallaro, ha presentato un'istanza in Procura, dichiarandosi disponibile a essere sentita dagli inquirenti. Prima dell'udienza al Riesame si era presentata dai carabinieri revocando la disponibilità ad accogliere Lavitola nella casa in cui vive con i loro due figli, nel caso in cui gli fossero stati concessi i domiciliari. La Potenza, nella notte tra il 4 e il 5 luglio, poche ore dopo la perquisizione domiciliare a carico del compagno, ha ricevuto dal numero di Laura Cianfoni, donna vicina a Ranucci, l'ordinanza cautelare a carico dei quattro esecutori materiali dell'attentato. Un episodio sul quale ieri il giornalista è intervenuto con un post sui suoi profili social: «Non esiste alcuna chat segreta. È stata mandata un'ordinanza già pubblica, su mia richiesta, e, di sua spontanea iniziativa, un semplice messaggio di cortesia per sapere come stava. Punto, null'altro». L'audizione della Potenza potrebbe servire agli inquirenti anche per raccogliere elementi relativi agli affari in cui Lavitola era coinvolto.

Le chat

Intanto proseguono gli accertamenti sul cellulare e sui computer dell'ex editore. Gli inquirenti sono al lavoro soprattutto per ricostruire quello che manca: sarebbero stati cancellati diversi messaggi, in particolare con Ranucci. Nelle conversazioni ci sarebbero buchi e salti temporali che non convincono chi indaga. Una volta terminate le verifiche, si procederà con le convocazioni di altri testimoni, compreso l'ex conduttore di Report.

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