Tempesta-bond su Parigi e Berlino e la diversa resilienza dei conti in Ue

«Il mondo sommerso dai debiti» fotografato soltanto dieci giorni fa al G20 dal segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, può solo peggiorare, a quanto pare, tra i costi di energia e materie prime in salita, timori sull'inflazione che prendono quota, le banche centrali impostate al rialzo dei tassi, una crisi geopolitica che non molla la presa e gli investimenti legati all'Intelligenza artificiale che entrano a gamba tesa nell'equazione. È questo il ragionamento dei mercati quando guarda alla "tempesta dei bond di settembre" che rischia di allungarsi all'anno prossimo.

Del resto, uno dei barometri più osservati di sempre, l'indice Bloomberg Global Treasury, è già salito al livello più alto dal 2008 (a un passo dal valore medio del 4%). Ed è vero che questa tempesta parte molto dagli Stati Uniti di Trump, dalle pressioni che vengono da quel debito fuori controllo (ha sfondato quota 40 mila miliardi di dollari, con il deficit a quasi il 6% del Pil) che si somma al debito privato alimentato dalla rivoluzione dell'IA con le grandi società tecnologiche raccolgono decine di miliardi di bond (anche in euro) per finanziare data center, reti elettriche e infrastrutture. Una montagna di emissioni (in salita dell'8%, quasi 1000 miliardi in più nel 2026, a 11.200 miliardi di dollari nelle previsioni di S&P Global) che spinge gli investitori a chiedere rendimenti sempre più alti per assorbirla, soprattutto sulle scadenze lunghe (questione di "term premium", il premio richiesto per immobilizzare denaro per dieci, venti o trent'anni).

Il nodo Francia e Germania

Ma scomponendo il dato globale sui bond paese per paese, si vede bene quanto la tempesta di vendite sui titoli governativi, con tanto di salita dei rendimenti, non sta risparmiando praticamente nessuno. Quello che cambia è la capacità di resilienza dei singoli paesi al tornado che deve ancora arrivare in parte, considerando le emissioni in cantiere anche per la difesa e per mettere una toppa agli effetti della crisi energetica.

La Francia è la prima indiziata tra i paesi vulnerabili, tra il peso del debito e l'instabilità politica che tornerà a misurarsi presto con le elezioni. L'incertezza sul voto della prossima legge di bilancio di Parigi fa da prova generale per il grande appuntamento della primavera 2027 e ha già fatto scattare prese di posizione nette da parte degli investitori con gli Oat a dieci anni planati a quota 4,43%, a livelli che non si vedevano dal 2008. Solo nell'ultimo mese, l'aumento è del 12%. Mentre il trentennale è ai livelli del 2003. Certo, le pressioni globali pesano, ma la specificità francese resta un dato di fatto, visto che lo spread con il decennale tedesco è ai massimi di sempre (a 93 punti) anche oltre i livelli record del 2024 dopo lo scioglimento dell'Assemblea nazionale. Inoltre, nessuno dei 21 paesi dell'Eurozona, neanche la Grecia e la Bulgaria, si finanzia a costi così alti come la Francia su questa scadenza, fanno notare gli operatori (un caso a parte sono i Gilt inglesi con i loro problemi sono a quota 5,37%, mentre il trentennale è al 5,9%, il top dal 1998).

Il confronto

Non è una buona notizia per Parigi pagare più interessi di altri di questi tempi, con le previsioni sul debito e il rapporto debito/Pil francese salito dal 114% del 2020 al 117% di quest'anno, stando ai dati della Bce citati di recente anche dal Financial Times, nello stesso periodo in cui l'Italia ha ridotto lo stesso rapporto dal 154% al 139%. È mancato quel rigore dei conti che oggi può almeno relativamente proteggere l'Italia dalla tempesta. Mentre infatti il nostro paese può vantare un avanzo primario, cioè un saldo positivo al netto degli interessi, il deficit francese si è allargato oltre il 5% del Pil. Con l'Ue che, a maggio scorso, ha stimato un deficit di bilancio francese al 5,7% del Pil nel 2027, con il debito pubblico al 120,2% del Pil, se non ci sarà il taglio alla spesa necessario.

Poi c'è la Germania, che deve fare i conti con una sorpresa Bund al 3,5%, tornato ai livelli di inizio 2009. La fragilità dell'economia e l'aumento della spesa pubblica sono diventati un tema da «osservati speciali» anche per la virtuosa Berlino scossa dalla vittoria dell'ultradestra. In questo contesto, l'Italia si ritrova ad aver fatto i compiti a casa sui conti pubblici e fa tesoro di una stabilità politica che ha evitato finora il solito choc Btp. I titoli italiani a dieci anni (al 4,38%, ai massimi dal 2023) hanno guadagnato il 10% in un mese, meno del Bund, limitando lo spread a quota 88.

Negli Stati Uniti, poi, il Treasury a 30 anni ha superato il 5,3%, un livello che non si toccava dal 2007, mentre il decennale è salito oltre il 4,9%, ai massimi da gennaio 2023. Servirà il buyback dei titoli a lungo termine a disinnescare anche la debolezza del Giappone che detiene 1.100 miliardi di T-bond? Bessent cura il sintomo, l'aumento dei rendimenti, piuttosto che la causa di fondo, il deficit, dicono gli analisti. Questo mentre a Tokyo il titolo a 10 anni si è avvicinato al 3%, soglia mai più vista dalla metà degli anni Novanta.

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