Stretta tra la forza d’urto statunitense e l’efficienza cinese, unico freno normativo contro lo strapotere delle big tech, raffazzonata e troppo spesso divisa al suo interno, ma comunque ancora una volta resta la meta ideale per vivere al meglio. Strano destino quello dell’Europa, con particolare riferimento all’area occidentale, premiata dall’Economist Intelligence Unit (EIU) con i primi due posti per le città migliori al mondo. Che, allargando l’orizzonte, diventano quattro nelle prime sei della graduatoria stilata dalla società di ricerca legata al settimanale britannico The Economist.
Istruzione, infrastrutture, cultura e ambiente, assistenza sanitaria e stabilità sono stati i cinque parametri analizzati per stabilire le posizioni delle 173 metropoli presenti nel report. Che non guarda alle bellezze paesaggistiche né alla maestosità storico-artistica, bensì alla facilità del vivere quotidiano, tra spostamenti, polmoni verdi, qualità delle cure mediche e sicurezza dentro e fuori casa.
Il mix vincente della città più vivibile al mondo
La capolista è ancora una volta Copenaghen, considerata un modello per la qualità della vita. Già al comando della graduatoria per un triennio e fino all’anno scorso, la capitale danese si è ripresa la vetta ottenendo il massimo punteggio per istruzione, infrastrutture e stabilità. Un risultato naturale per un centro che combina sicurezza, alta qualità degli spazi urbani e un’ampia e lodevole proposta culturale. Oltre all’attenzione all’ambiente e all’efficiente sistema di mobilità sostenibile.
La capitale austriaca svetta da anni come uno dei centri più vivibili al mondo
Sulla stessa lunghezza d’onda c’è Vienna, primatista lo scorso anno, che non ha eguali in termini di istruzione e sanità. Con i cittadini che evidenziano la facilità degli spostamenti e la pulizia degli spazi urbani. In una classifica logicamente restia agli stravolgimenti, a giocarsi l’ultimo gradino del podio sono le due principali città dell’Australia. Stavolta è Melbourne che precede Sydney (quarta), in virtù dell’ottimo riscontro nell’ambito culturale e per la salvaguardia dell’ecosistema ambientale. L’identità e l’atmosfera tipica di ogni quartiere è, per chi vive la capitale del Victoria, uno dei tratti distintivi dell’unica città australiana con oltre cinque milioni di abitanti.
Scorrendo la top 10, torna ancora protagonista il Vecchio Continente con l’altro Paese che svetta quando si parla di vivibilità: la Svizzera. Che si prende la quinta e sesta piazza grazie a Zurigo e Ginevra, seguite da Osaka, Adelaide, Vancouver e Tokyo.
Male il Medio Oriente, migliora la Cina
Andando oltre le solite note, al di là dell’Italia che resta lontana dai primi posti, chi esce peggio nell’istantanea scattata dal Global Liveability Index 2026 sono le città del Medio Oriente, penalizzate dal conflitto in Iran. Con il venir meno della sicurezza, tutta l’area registra un netto passo indietro. Perdono terreno Dubai, Abu Dhabi e Doha, ma a subire il più netto ridimensionamento sono Muscat, capitale dell’Oman (123° posto), e Kuwait City (105° posto), che arretrano di quattordici e dodici posizioni.
Oltre al Regno Unito, con diverse città in ripresa dopo il calo dell’anno scorso legato ai disordini che hanno abbassato la percezione della stabilità, c’è la Cina a conquistare spazio grazie ai progressi in ambito sanitario. Come dimostra Fuzhou, la capitale del Fujian con più di 8 milioni di residenti, che compie un balzo di sette posizioni attestandosi al 93° posto.
Il cielo è sempre più nebuloso, infine, per chi vive in grandi capitali sconvolte da guerre, epidemie e carestie, come Teheran (164° posto), Kiev (166° posto) e Damasco, che si conferma la città meno vivibile del pianeta.