Libertà. Attorno a questa parola ruota molto del dibattito di questi giorni in Emilia-Romagna. Una parola bellissima, che però rischia di diventare un guscio vuoto quando vale soltanto per chi la pensa come noi

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Libertà. Attorno a questa parola ruota molto del dibattito di questi giorni in Emilia-Romagna. Una parola bellissima, che però rischia di diventare un guscio vuoto quando vale soltanto per chi la pensa come noi. Libertà di fare ciò che si vuole, ma anche di impedire agli altri di fare ciò che non ci piace. Con una conseguenza inevitabile: non vince chi ha ragione, ma chi urla più forte. Una specie di giungla, dove il più forte detta le regole e gli altri si adeguano.
A Reggio Emilia, agli insegnanti ed educatori delle scuole ebraiche israeliane attesi per conoscere il modello pedagogico di Reggio Children è stata chiesta una presa di distanza dalle politiche del governo Netanyahu su Gaza. Ma quelle persone andavano lì per imparare, non per combattere una guerra. Perché mai dovrebbero essere chiamate a rispondere delle scelte di un governo solo per la loro provenienza? Criticare Netanyahu è legittimo, dover dimostrare di farlo per essere accolti è un'altra cosa. E rischia di trasformare il confronto educativo in un esame di conformità ideologica.
A Bologna, invece, l'Accademia delle Scienze ha cancellato a ridosso dell'appuntamento un convegno sulla disforia di genere, con tre ospiti e una relatrice, la giornalista e scrittrice Alessandra Arachi, che ha espresso perplessità sull'uso dei farmaci per bloccare la pubertà. La motivazione ufficiale è stata la mancanza di contraddittorio. Ma un confronto non deve necessariamente trasformarsi in un processo con imputati e difensori. E soprattutto, dopo le minacce di contestazione annunciate da un collettivo studentesco, il dietrofront lascia una domanda: chi decide davvero che cosa si può discutere in un luogo di cultura? Il dissenso è legittimo, la censura preventiva è un'altra faccenda.
Infine Cesenatico, dove la fotografia di due ragazzi che si baciano, pubblicata sui social in occasione di un compleanno, ha scatenato commenti omofobi. Il Medioevo, evidentemente, non è mai così lontano come crediamo. Il messaggio più feroce è sempre lo stesso: fate quello che volete, purché lo facciate di nascosto.
Ecco il punto. La libertà non può essere un privilegio concesso da chi si sente più forte, più puro o più depositario della verità. Vale per chi viene da Israele, per chi affronta temi controversi e per due ragazzi che si baciano. Vale soprattutto per chi non la pensa come noi. Altrimenti non è libertà: è soltanto il diritto di imporre agli altri il proprio pensiero. E la cosa più folle è che, mentre tutti dicono di volerla difendere, stiamo imparando a riconoscerla soltanto quando riguarda noi stessi.
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