
Uno dei tanti eventi organizzati all’interno del Movieland Goldoni con i grandi protagonisti del cinema: qui i fratelli Smeriglio, gestori della sala, con Fabio De Luigi
Ancona, 30 agosto 2026 – Il cinema Goldoni non ha ancora riaperto e la storica libreria ex Gulliver, a pochi passi, ha abbassato per sempre la saracinesca. In poche settimane il centro di Ancona ha già perso una libreria e rischia di perdere una storica sala cinematografica. La gestione dell’immobile di via Montebello, venduto all’asta poco più di un mese fa a una società immobiliare, vive un momento di stasi: i colloqui sono appena cominciati e l’esito non è scontato. Intanto la città che sarà capitale italiana della cultura nel 2028 organizza eventi e presenta cartelloni con grandi fanfare, ma arretra sui luoghi dove la cultura vive tutti i giorni. Saverio Smeriglio, la cui famiglia lavora nella filiera del cinema da generazioni, spiega al Carlino la situazione della sala e cosa servirebbe per ripartire.

Serrande giù da diversi giorni alla libreria Mondadori, ex Gulliver, in corso Mazzini
Smeriglio, la programmazione doveva riprendere il 27 agosto con Oceania e invece le serrande di via Montebello sono rimaste abbassate. La domanda che tutta Ancona si fa è una: il Goldoni è chiuso?
«No. L’attività si può considerare sospesa, non chiusa: la ripartenza non c’è stata per una serie di valutazioni, ma stiamo monitorando tutte le uscite, compresi i film che arriveranno da Venezia, perché alle giuste condizioni siamo disponibili a riaprire. In queste settimane ci siamo sentiti con gli avvocati della nuova proprietà, anche durante le ferie, per stabilire un primo contatto e capire come poter andare avanti. Ma i colloqui sono ancora in una fase preliminare, e l’attività non può ripartire finché non saranno sciolti numerosi nodi».
Quali sono questi nodi?
«Prima di riaprire bisogna valutare i costi: il nuovo affitto, i contratti dei dipendenti, i costi di gestione. Noi al cinema teniamo, e ci teniamo perché il cinema deve essere un presidio culturale della città. Ma non siamo una onlus, e non faremo come quei soldati giapponesi che continuavano a presidiare le isole del Pacifico a guerra finita: resistere per resistere non ha senso, riapriremo alle giuste condizioni. Finché non c’è chiarezza, il Goldoni non riapre».
L’immobile di via Montebello è stato aggiudicato per circa 430mila euro dopo otto aste andate deserte. Chi è il nuovo proprietario? «Ancora non è possibile dirlo: si tratta di una società immobiliare marchigiana, ma ci sono tempistiche legate all’acquisto e alla firma conclusiva. Aspettiamo che il quadro si definisca».
Avete riaperto il Goldoni nel febbraio 2024 dopo tre anni di buio. La vostra famiglia fa cinema dal 1953: che effetto fa questo limbo?
«Non siamo stati fermi, e in un certo senso l’avevamo previsto: l’azienda ha diversificato molto in ambito produttivo, abbiamo numerosi altri progetti e stiamo investendo tanto sulla produzione. Come per ’Lo chiamava Rock & roll’, il nostro film sui temi dell’inclusività presentato nei festival».
Ancona ha già perso negli anni numerose sale, in ultimo il Galleria. Ricordo, inoltre, la chiusura della storica libreria ex Gulliver. Senza il Goldoni restano aperte le sale Italia e Azzurro: una città che si prepara a essere capitale della cultura può permettersi queste chiusure?
«La perdita di uno schermo danneggia l’immagine della città. Così come la perdita di un qualsiasi presidio culturale. La nuova amministrazione sta facendo un lavoro discreto, ma bisognerebbe lavorare a 360 gradi: creare una rete di commercianti, far sì che l’anconetano medio torni a popolare il centro. Gli anconetani non vivono più il centro, e un cinema vive anche di questo».
Se la nuova proprietà vi offrisse di restare, voi ci sareste?
«Se ci fosse offerta l’opportunità per continuare l’attività, siamo pronti a discuterne. Il cinema deve restare un presidio della città: la speranza è che chi ha comprato la pensi allo stesso modo».