Liliana Resinovich, caccia a «Ignoto». I sacchi, le chiavi, i jeans, il corpo spostato: una nuova perizia riscrive la morte

Le ultime immagini di Liliana Resinovich, 63 anni, sono quelle impresse nel video di una telecamera in via Damiano Chiesa, a Trieste. Sono le 8.41 del 14 dicembre 2021, la donna cammina a passo spedito nei pressi della Scuola allievi di polizia e poco prima delle 9 viene avvistata dalla fruttivendola Iva davanti al suo negozio: «Aveva lo sguardo preoccupato, gli occhi puntati a terra».

Le tracce

Da quel momento svanisce nel nulla, verrà ritrovata morta il 5 gennaio 2022 tra il fogliame del boschetto dell’ex ospedale psichiatrico. Ha la testa infilata in due sacchetti trasparenti del supermercato fissati al collo con un cordino (lasco) e il corpo in due grandi sacchi neri: quanto di più lontano dalla simulazione della volontà di togliersi la vita, semmai il modo più consono per trasportare un corpo. Ma nel 2022 le indagini sfociano in una richiesta (respinta) di archiviazione come suicidio, mentre la seconda inchiesta con l’autopsia del medico legale Cristina Cattaneo porta all’ipotesi di un omicidio avvenuto il giorno della scomparsa e senza spostamento del corpo. Il marito Sebastiano Visintin è sempre stato l’unico indagato, ora le perizie disposte dalla gip di Flavia Mangiante cambiano lo scenario e spingono a dare la caccia a Ignoto. Perché su un sacco nero, sui jeans e sul cordino che teneva insieme le chiavi di Lilly ci sono tracce del Dna di un uomo non identificato. E nulla riconducibile a Visintin.

La perizia

Sabato scorso gli esperti Paolo Fattorini, Chiara Turchi ed Eva Sacchi hanno depositato la loro relazione di 260 pagine, sintesi di un lavoro iniziato l’8 settembre 2025 su numerosi reperti: abiti, cordini, sacchi, peli e capelli, un bracciale e la borsa di Liliana, il suo orologio. Il materiale biologico di un uomo sconosciuto è stato isolato dai periti sui jeans della vittima, sulla plastica dell’involucro che le avvolgeva i piedi e sul cordino che teneva legate le chiavi.

Caccia a Ignoto

La traccia genetica è stata confrontata con alcuni profili già noti portando così ad escludere, nella ricerca di Ignoto, il marito e tutte le persone alle quali era stato prelevato il Dna: Piergiorgio Visintin, figlio di Sebastiano, l’amico della vittima Claudio Sterpin, deceduto lo scorso 14 febbraio, l’ex vicino di casa Salvatore Nasti, l’amico Fulvio Covalero. «La presenza di un codice genetico appartenente a un ignoto di sesso maschile dovrebbe portare a una svolta nell’indagine», affermano i legali del marito di Lilly, gli avvocati Alice e Paolo Bevilacqua. Gli accertamenti dattiloscopici, merceologici e genetici infatti non portano all’indagato. Vero che le fibre trovate sul giubbotto e la borsa della donna sono compatibili con quelle del giacconedi Visintin, ma marito e moglie vivevano insieme e i loro indumenti venivano spesso appesi uno accanto all’altro.

Corpo spostato

Elemento rilevante è il materiale analizzato sotto le suole della donna. Secondo la relazione firmata dall’anatomopatologa Cattaneo, «è molto probabile che il corpo sia sempre rimasto nello stesso luogo in cui è stato ritrovato. Ciò è suffragato dalle evidenze meteorologiche, entomologiche e botaniche che sono particolarmente in armonia con tale scenario». Inoltre non esistono indizi «anche lontanamente suggestivi del fatto che il corpo possa essere stato sottoposto a procedura di congelamento». Ora i periti indicano una strada differente da seguire: il terreno isolato sulle scarpe è diverso rispetto a quello del luogo in cui è stato trovato il cadavere e ciò rende probabile l’ipotesi che Liliana possa essere stata uccisa altrove.

I campioni prelevati

I campioni prelevati hanno altresì rilevato la presenza di granuli con zirconio, non sovrapponibili però a quelli presenti nel laboratorio di affilatura dei coltelli di Visintin. Per gli esperti, quindi, «non ci sono elementi a supporto di un contatto tra le calzature della vittima e l’ambiente del laboratorio» di via Donadoni, dove il marito lavorava alle lame. Quanto alla comparazione tra il cordino intorno al collo di Liliana con i gomitoli e i pezzi di corda sequestrati a casa di Visintin, i periti scrivono che «non possono essere né confermati, né esclusi come compatibili». Precisando che l’estremità del cordino, con Dna attribuibile solo a Liliana, evidenzia due diversi tagli riconducibili a un paio di forbici uno e a una lama singola l’altro. Mentre su 12 formazioni pilifere identificate sui reperti, come gli indumenti o la mascherina, 11 sono riferibili a Liliana e una a un soggetto maschile ignoto. I risultati della perizia verranno discussi nell’udienza davanti al gip fissata per il prossimo 30 ottobre.


Ultimo aggiornamento: mercoledì 14 ottobre 2026, 19:16

© RIPRODUZIONE RISERVATA