«Litorali liberi, un punto di forza»  - L'Unione Sarda.it

Dibattito.

31 agosto 2026 alle 01:43

Il dibattito sulla libera fruizione delle spiagge quest’estate si è fatto rovente. Alla base c’è una domanda: «Che tipo di mare vogliamo avere?». A porsela è l’assessore regionale agli Enti locali, Francesco Spanedda: «La Sardegna – risponde – nell’immaginario turistico è un luogo dove si può fruire liberamente di spiagge libere e selvagge. Un modello diverso da quello di altre zone d’Italia, dove si cercano ombrellone e sdraio, e condiviso dalla maggioranza delle associazioni balneari. Noi vogliamo mantenere alta la percentuale di spiagge libere: ai parametri già previsti dalle linee guida per la redazione dei Pul (60 per cento di spiagge libere nei tratti urbani, 80 in quelli non antropizzati) abbiamo aggiunto una novità: tra uno stabilimento e l’altro prima ci dovevano essere 50 metri di distanza, ora 80. E non solo: abbiamo riscontrato che in qualche tratto di spiaggia libera l’accesso è stato scoraggiato con la creazione di ostacoli. Questo non deve accadere».

Legambiente applaude: «Le spiagge libere sono una grande risorsa per il turismo in Sardegna», osserva Giorgio Querzoli. «Nell’Isola abbiamo un modello di turismo sostenibile, anche grazie alle buone norme di cui la Regione si è dotata negli ultimi anni. E in tempi di cambiamento climatico l’accesso libero alle spiagge è un atto di giustizia climatica: per chi non può permettersi il condizionatore, poter trascorrere del tempo in riva al mare è vitale. Il Poetto, dove a fornire servizi non sono solo i privati ma anche il pubblico, è un esempio virtuoso».

Il sindaco di Olbia Settimo Nizzi, che di recente ha annunciato che nel suo Comune resterà libero «il 75 per cento delle spiagge». Una posizione che ha allarmato i titolari di concessioni nel territorio del capoluogo gallurese: «Nizzi dovrebbe anche spiegare come intende raggiungere quella percentuale. Chi stabilirà quali aziende dovranno chiudere? Il Comune? E che ne facciamo di quelle famiglie e dei loro dipendenti?».

«Molti stabilimenti balneari – ricorda Claudia Comida, presidente regionale del Sib – sono imprese a gestione familiare che di generazione in generazione hanno contribuito al benessere economico delle comunità e hanno fornito servizi che le amministrazioni comunali non sono in grado di garantire». (m. n.)

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