Ambiente
31 agosto 2026 alle 01:43
La Regione guarda al modello Calabria che ha detto no alle gare per le concessioniSulle concessioni balneari la Sardegna potrebbe seguire l’esempio della Calabria, dove l’amministrazione regionale lo scorso maggio ha approvato una legge che evita l’applicazione automatica della direttiva europea Bolkenstein: poiché sulle sue coste non c'è una reale scarsità di spiagge libere, non è necessario bandire gare per la gestione di quelle attrezzate. Nella nostra isola, dove la percentuale di spiagge libere è ancora più alta di quella della Calabria, i rappresentanti degli imprenditori balneari e la Regione ne stanno discutendo da due anni con il ministero delle Infrastrutture. Francesco Spanedda, assessore regionale agli Enti Locali, conferma che «l’intenzione è di applicare correttamente la direttiva»; e della correttezza fa parte la possibilità di evitare nuove gare e garantire ai concessionari la continuità d’impresa ma, al tempo stesso, proteggendo la libera fruizione dei tratti di litorale non sottoposti a concessione. «La Corte europea di giustizia – ricorda Gigi Molinari, portavoce dei balneari e titolare di una concessione a Costa Rei – ha stabilito che la scarsità della risorsa da tutelare dev’essere concreta, non astratta». In Italia si registrano casi limite come Rimini (231 stabilimenti in 15 chilometri di spiaggia) e quest’estate il livello di conflitto sociale attorno all’accessibilità del mare ha raggiunto livelli senza precedenti: l’Isola è però una delle regioni con le percentuali più basse di spiagge a pagamento. «Qua – rimarca Claudia Comida, presidente regionale del Sib, il sindacato di categoria di Confesercenti – si è sviluppato un modello di turismo non accostabile a certe realtà della Penisola».
Dati contrastanti
Il problema è arrivare a un dato buono per tutti. Secondo il rapporto “Spiagge” di Legambiente solo il 20,6 per cento di costa sabbiosa, in Sardegna, non è libera. Se Confesercenti, che ha affidato a Nomisma uno studio sulla questione, conferma questo quadro, Confindustria dimezza la cifra: «L’associazione ecologista – spiega Molinari – ha ragionato in termini di metri lineari, mentre noi abbiamo fatto il calcolo della superficie, moltiplicando i 594 chilometri di costa sabbiosa dell’Isola per una profondità media di 30 metri». Risultato? «La Sardegna ha circa 17,8 milioni di metri quadri di spiagge, di cui solo un milione e mezzo sono sottoposti a concessioni turistico-ricreative: circa il 9 per cento». Dal calcolo, in realtà, Confindustria tira fuori le aree demaniali come quelle che, al Poetto, sono occupate da stabilimenti come il Lido, il D’Aquila e quelli di Polizia, Carabinieri, Vigili del fuoco, Aeronautica e Guardia di finanza: «Sono diversi dalle concessioni, perché sono pertinenze di Stato, mentre nelle concessioni turistico-ricreative il titolare è anche proprietario dell’azienda».
Per i bagnanti, ovviamente, non fa differenza: la spiaggia o è ad accesso libero o prevede un pagamento. Anche la Regione sembra ragionare così: «Abbiamo fatto rilevamenti molto accurati – spiega l’assessore Spanedda – e abbiamo a disposizione fotografie aeree con risoluzione a 8 centimetri. In base ai nostri calcoli, le spiagge non libere in Sardegna coprono circa il 15 per cento dei litorali sabbiosi». Abbastanza poche, quindi, da permettere all’Isola di schivare la direttiva comunitaria ed evitare nuove gare.
Legambiente, dal canto suo, preferirebbe che le gare si facessero: «Basta dettare criteri giusti – sostiene il responsabile scientifico per la Sardegna, Giorgio Querzoli – per esempio valorizzando la tutela di filiere locali come quella enogastronomica e dando certezze ai gestori».
Servizi e disservizi
Fosse per Molinari, le concessioni andrebbero aumentate: «I gestori forniscono servizi che il pubblico non fornisce: bagni, vendita di cibo e bevande, assistenza bagnanti, corsie per le imbarcazioni. Nei tratti di spiaggia libera, invece, la gente fa ogni genere di porcherie. Invito gli scettici a farsi una passeggiata, dopo essersi dotati di stivali, nei retrospiaggia del Sarrabus. Rifiuti, deiezioni: uno schifo». Non dappertutto è così, per fortuna. Secondo il responsabile dei balneari di Confindustria, in Sardegna si potrebbe arrivare «fino al 49 per cento di spiagge sottoposte a concessione: avremmo spiagge più pulite e curate, e più servizi per i turisti».
Una prospettiva su cui la Regione frena: «Non c’è una reale esigenza – spiega Spanedda – di aumentare le spiagge in concessione: l’Isola è un sistema chiuso, e il numero di turisti è legato alle capacità di porti e aeroporti. Inoltre, se da un lato si chiede di non applicare la Bolkenstein in virtù della particolare situazione delle nostre spiagge, sarebbe contraddittorio aumentare le concessioni. Per quanto riguarda i servizi, è giusto che il diritto di accesso alle spiagge venga garantito nei termini della decenza: la Regione, ricordo, ha finanziato i Comuni che hanno dotato le spiagge libere di accessi praticabili per i disabili».
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