Lucla: «Per noi ragazze è difficile emergere nella musica, spero di essere l’eccezione. Un sogno? Cantare al Circo Massimo»

La lirica come sottofondo della sua infanzia, poi la scelta di costruire un futuro solido iscrivendosi all’università e intraprendendo gli studi in Giurisprudenza. La musica, però, è rimasta sempre lì, diventando una presenza impossibile da mettere in secondo piano. È la storia di Lucla, nome d’arte di Lucrezia Agostini, un’artista romana di 28 anni che ha conquistato il secondo posto al One Shot Game 2026: il contest promosso da Honiro Label che le permetterà ora di realizzare un singolo e un videoclip. Un risultato che arriva in un momento particolare del suo percorso, in quanto aveva ritrovato nella musica uno scopo ben preciso: trasformare una passione coltivata per tutta la vita in un vero lavoro. 

Gli inizi

Lucla cresce immersa nell’arte, grazie al papà Francesco Agostini musicista d’orchestra del Teatro dell’Opera e alla mamma Carla Rossi, ex ballerina e insegnante di danza anche lei legata allo stesso ambiente. Il percorso della giovane, infatti, comincia nel coro delle voci bianche dell’Accademia di Santa Cecilia e prosegue al Teatro dell’Opera, nel mondo della musica classica e della lirica. «Quando ero piccola la musica era qualcosa attraverso la quale necessitavo di esprimermi», dichiara a Leggo. E se la musica ha sempre fatto parte del suo destino, non può dire lo stesso del suo nome d’arte. Ai tempi di Skype, sua madre aveva creato un nickname unendo i nomi delle due figlie, Lucrezia e Clarissa: «Lucla è diventato il nickname di tutti i miei social. Suonava bene e mi piace anche che ci sia il nome di mia sorella dentro, è molto dolce».

Il bivio

A 18 anni, però, arriva il momento di prendere una scelta: conservatorio o università? Alla fine opta per Giurisprudenza, senza però abbandonare la sua passione. Comincia a scrivere, a produrre e a cercare una propria identità artistica, fino ad arrivare al sound di oggi. «Penso di rientrare nell’area dell’urban pop», spiega. Ma nelle sue canzoni convivono anche l’elettronica, il R&B e le influenze latine, con l’obiettivo di mantenere un respiro internazionale.

«L’incertezza è la nostra arma»

Al centro dei suoi brani c’è soprattutto una generazione alle prese con l’incertezza: «Ho iniziato con il voler comunicare un'affermazione di sé che non può prescindere da questo senso di grande insicurezza che pervade me e la mia generazione». Un sentimento che può trasformarsi anche in una risorsa: «L'insicurezza è sì quello che ci fa più paura, ma è anche la nostra arma più forte, perché regala creatività e lo scopo di voler dare un senso alle cose». Lei stessa lo sa bene, dato che in questo ambito non è sempre facile farsi notare. «Soprattutto per noi ragazze – ammette – facciamo ancora fatica a emergere, ma mi auguro di essere l’eccezione».

One Shot Game

È proprio in questo momento di particolare ispirazione che arriva il One Shot Game. «Mi sono iscritta non con la visione di vincerlo, nella mia testa non c’era una gara», racconta.

L’obiettivo era soprattutto «misurarmi con me stessa, farmi vedere dalle persone del settore, conoscere nuovi artisti». Poi arriva il podio: «Già quando mi hanno annunciato tra i primi 12 ero incredula. Quando hanno detto i nomi dei tre vincitori non volevo crederci, avevo stravinto». 

Il secondo posto porta con sé un'opportunità che Lucla considera enorme: la realizzazione di un singolo e di un videoclip con l’etichetta Honiro Label: «È come uno di quei famosi treni che passano solo una volta nella vita». E lei non ha intenzione di lasciarlo andare: «Quello che mi sono detta appena sono stata chiamata è stato: “Questa opportunità non me la faccio scappare”».

Il sogno nel cassetto

Perché dietro il risultato c'è un obiettivo molto più grande: «Il motore di un artista è avere uno scopo, il mio è fare questo come lavoro. Senza pensare alla grandezza, alla realizzazione dei numeri, spero semplicemente che un giorno io possa vivere di questo». E se il sogno lontano è il Circo Massimo, quello più vicino è molto più concreto: «Un palcoscenico con i primi fan davanti, in un piccolo locale di Roma».

Con i piedi per terra e lo sguardo verso il futuro, Lucla sa già cosa vuole: «Mi auguro semplicemente di vivere di questo, rimanendo ancorata alla realtà, perché i percorsi richiedono tempo e sostanza. Alla fine i sogni più grandi si costruiscono mattoncino dopo mattoncino, giusto?».


Ultimo aggiornamento: giovedì 1 ottobre 2026, 09:49

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