Più che di rinascita, Paola Turci parla di ripartenza. “Amore a dismisura”, il nuovo album in uscita il 2 ottobre per BMG, arriva nei giorni dell'annuncio del Premio Tenco alla carriera e al termine di molti cambiamenti: il ritorno a Roma dopo cinque anni in Toscana, la fine del matrimonio con Francesca Pascale, il ritrovare la musica dopo un periodo in cui non riusciva nemmeno più ad ascoltarla. I brani sono nati quasi tutti in un residence ai Parioli, mentre aspettava che fosse pronta la sua casa a Testaccio. «Sono andati così lisci proprio. Sono nati di impulso». Tanto che per un po’ aveva pensato di chiamarlo “Le canzoni del residence”. Nel disco, tra le firme, Veronica Lucchesi, Motta, Francesco Bianconi e Giuseppe Anastasi.
Lei la chiama una ripartenza. Da cosa sentiva di dover ripartire?
«Sono rinata diverse volte nella mia vita. È l’età giusta per rinascere più volte. Però qui c’è stata proprio una ripartenza. Sono tornata a casa e mi sono resa conto che questo disco nasce da una ricerca interiore».

Il matrimonio era finito da poco. Questo disco ha chiuso una porta?
«Non è il disco che chiude la porta. Sono i cambiamenti. Una separazione chiude una porta. Un cambio di regione, addirittura non solo di città, chiude una porta. Ritrovare la casa propria è qualcosa di esplosivo».
Sta bene?
«Meravigliosamente, sì. Molto. Ho i miei momenti inquieti, di alti e bassi. Ma sono abbastanza risoluta»
“Amore a dismisura”. Quand’è che l’amore diventa troppo?
«Quando si oltrepassa quella misura. Quando si parla d’amore non si può parlare di tossicità, di negazione, di possesso. Lì parliamo di altro».
Eppure ha detto che questo è soprattutto un disco di domande.
«Sì. In passato ho fatto dischi dove ho scritto da sola, ho prodotto, ma le storie erano più immaginifiche. Non si facevano domande. Questo è un disco che parte proprio dalle domande».
In “Non basta l’argenteria per essere splendida” prende di mira l’apparenza.
«Brillare per l’autenticità più che brillare per aver fatto finta di. È il classico apparire piuttosto che essere. È un discorso che riguarda anche il modo di porsi nella società. Una società che oggi è assolutamente dell’apparire».
E il successo?
«Quando ho cominciato io, e parliamo di una vita fa, è cambiato il termine stesso di successo, nella durata, nel tempo. Prima una persona di successo era una persona che si era fatta una storia, con dei mattoni significativi di arte. Oggi mi chiedo: che parametri abbiamo?».
“Miss” parla di femminicidio. Lei aveva provato a scriverla e non ce l’ha fatta.
«Troppa polemica. Troppa rabbia. Troppo rancore. L’ha scritta tutta Francesco Bianconi. È l’unica canzone del disco scritta da un altro dove non c’è anche la mia penna. Però per me era necessaria. Era importantissimo averla».
Perché non riusciva a controllare quella rabbia?
«Perché invece abbiamo bisogno degli uomini. Noi di “Una Nessuna Centomila” continuiamo a dire che questa è una questione maschile. Non perché vogliamo lavarci le mani, assolutamente. Ma sarebbe un grandissimo passo avanti se gli uomini fossero attivamente al nostro fianco».
Cosa devono fare?
«Scuole, educazione sessuo-affettiva.
Il problema è radicato e bisogna sradicarlo. È culturale. È sistemico. Anche il linguaggio è importantissimo, il modo in cui ci si pone di fronte a una donna».C’è un femminicidio in particolare a cui pensa?
«No. Mi scuote ogni volta. All'associazione "Casa delle donne" c’è una stanza vuota e per terra ci sono dei foglietti con i nomi delle donne e sotto il motivo per cui sono state uccise, il modo in cui sono state uccise. È strapieno. Anche se sono soltanto fogli, ti fa stare male. Puoi arrivare ad avere anche un senso di colpa per non aver fatto nulla».
In “Gesù di Michelangelo” entra invece la guerra. È una canzone sulla Palestina?
«Dentro c’è una preghiera affinché tutte le terre possano essere di chi le ha abitate, di chi c’è nato e vissuto, e così i loro avi. E in questo metto la Palestina».
Quindi prende posizione.
«Non è una presa di posizione. Qui c’è la pietà. C’è la misericordia che noi ci dimentichiamo».

Le ultime polemiche hanno riguardato anche Ed Sheeran. Agli artisti viene chiesto continuamente di schierarsi. Devono farlo?
«Io penso che gli esseri umani debbano schierarsi. Prima di tutto come esseri umani. Ma come fai a non provare sdegno, dolore, di fronte a un’umanità che viene oppressa, soppressa, martirizzata? Come fai a non pensare che potevi esserci tu lì?».
Prima di questo disco c’è stato un periodo in cui non riusciva nemmeno ad ascoltare musica.
«La pandemia mi ha dato uno stop forte. Non riuscivo neanche ad ascoltarla. Ascoltavo solo Miles Davis. Non volevo ascoltare parole, non volevo sentire niente».
Neppure cantare?
«Ho ascoltato veramente il silenzio. Ero da sola con il mio cane. Ero al mare, stavo bene, ma in realtà stavo malissimo».
Qual è il verso del disco che più degli altri le sta a cuore?
«“Ammetto di essere fragile”. Oppure “dalla parte di chi resta indietro”. E anche: “Non ho mai dato un prezzo ai miei sogni”».
Fragile lo è?
«Sì».
A Sanremo tornerebbe?
«A Sanremo ci penso sempre. Come si fa a non pensarci? Ho ancora diverse canzoni».

Dopo sette anni torna anche a suonare con una band, il 29 novembre a Milano e il 3 dicembre a Roma. Le mancava?
«Sì. Finalmente. Sono contenta di farlo. Però ho passato tutti questi anni a suonare da sola la chitarra sul palco, quindi ci saranno anche dei momenti miei».
Oggi per Paola Turci cos’è l’amore?
«Domanda difficilissima. Però si potrebbe dire in poche parole: l’amore è quello che sa vedere».
Vedere cosa?
«Il limite. Quando si ama si crede nell’altro e si vuole il bene dell’altro. Non è facile, questo va detto. Ci sono momenti in cui si può perdere la pazienza. Ma l’amore può partire anche dall’amicizia».
Ora arriva anche il Premio Tenco alla carriera.
«Ho sempre amato il Tenco, ma non mi hanno mai dato un premio. Ci sono stati dei dischi che potevano magari meritarlo. Però va bene così. E arriva in questo momento. È come se avessero dato il premio a questo disco. Però questo disco è un po’ il risultato di tutta la Paola Turci».
Ultimo aggiornamento: giovedì 1 ottobre 2026, 09:07
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