Ma siete sicuri che Dante e Joyce siano noiosi?  - L'Unione Sarda.it

L’incontro.

01 agosto 2026 alle 00:13

Fabio Pedone ed Enrico Terrinoni in scena con “Vagare tra le stelle” 

Ultimo weekend per l’ottava edizione del Festival della Marina di Villasimius, dove stasera alle 21.30 Fabio Pedone ed Enrico Terrinoni – traduttori, critici e docenti universitari – dialogheranno di Dante e Joyce in una cornice dal titolo “Vagare tra le stelle”. Una sfida non da poco.

Pedone: «Volevamo mettere in luce che Joyce riconosceva in Dante il proprio maestro. È una cosa che ancora oggi pochi sanno, e io ed Enrico Terrinoni, traducendo “Finnegans Wake” e “Gente di Dublino”, ci siamo resi conto che i paralleli danteschi erano moltissimi. Per dirne uno: nel primo racconto di gente di Dublino, Joyce scrive “There was no hope for him”, non c'era alcuna speranza per lui. Sentite in sottofondo “lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”? Joyce ci sta dicendo: “la Dublino in cui io ho vissuto era uno spazio infernale di anime in pena”».

Qualcuno direbbe che Dante è difficile e Joyce è noioso...

Terrinoni: «Abbiamo creato questo dialogo sull’idea che la grande letteratura non aspiri alla semplicità, perché l'equazione è arte uguale vita. Allora, se la vita è una faccenda complessa, sarebbe innaturale che l'arte fosse semplice. Viviamo tempi in cui tutto deve essere a portata di click e di scroll, come se non avessimo più il tempo di andare a fondo. Ma la letteratura, quella che aspira a essere vita, richiede tempo».

E sulla noia?

Terrinoni: «Sulla questione della noia si è espresso persino Joyce, che negli anni parigini scrisse a un amico di non avere mai incontrato una persona noiosa, è importante dare il tempo di conoscere le cose. Questo vale anche per i libri: i grandi scrittori ci invitano a una lettura lenta che prevede pazienza, ma forse è dalla lentezza che si arriva al piacere. Se vogliamo è un concetto molto simile allo slow food… ricordo uno studente che inventò la traduzione italiana di Slow Read, la Lentura».

Dunque cosa ci possiamo aspettare da questo dialogo-spettacolo?

Pedone: «È un po’ una riflessione sul potere delle parole, su come queste facciano la storia. A mio modo di vedere, quello che lega Dante e Joyce sono la solitudine di fronte a forze storiche potentissime e l'esilio. L'altro nodo di interesse è il gioco sulle parole, la loro reinvenzione, perché sia Dante che Joyce erano due grandi insoddisfatti in relazione al linguaggio; e allora il senso è strapparci dalle vecchie parole, raccontare la solita vecchia storia così come Joyce racconta la solita vecchia storia di Ulisse ma in modo nuovissimo: un eroe quotidiano che vaga per Dublino in preda ai suoi pensieri distratti».

Se le parole però sono così importanti, com'è che il nostro lessico è sempre più scarno?

Pedone: «Perché siamo pigri, perché non ci si diverte più con le parole e non si arriva più neanche a scavare e a trovare tutte le possibilità che una parola ci può dare. In questo senso guardare a Dante e a Joyce, che dovrebbero far parte del nostro passato, in realtà è guardare al futuro. Ogni tanto vedo che i bambini leggono ancora Topolino: per me è stato un pozzo di parole nuove».

I ragazzi hanno debiti e crediti formativi, come se la scuola dovesse educarli al lavoro. La letteratura che ci sta a fare?

Terrinoni: «Purtroppo da diversi decenni nell'Occidente è in atto una progressiva aziendalizzazione del comparto scuola e università, in cui i ragazzi non sono più considerati studenti ma clienti. Chiamiamo questa cosa per quello che è: una deriva capitalista».

Dante e Joyce che cosa hanno da dirci ancora?

Terrinoni: «La scintilla che fa nascere in Dante l'amore per la letteratura è un innamoramento. James Joyce dedica “Ulisse” al 16 giugno, il giorno in cui incontra per la prima volta la sua la compagna di vita. Ci stanno dicendo che la letteratura e l’arte non sono distanti dalla realtà, ma sono il fulcro della realtà. Se pensiamo che l'arte sia un riempitivo, non abbiamo motivo di avvicinarsi ai grandi della letteratura e della musica; se invece comprendiamo che l’arte è il centro, capiamo che Dante può ancora insegnarci tanto».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sottoscrivi

Sottoscrivi