Macroregione autonoma delle Venezie, proposta la fusione tra Veneto e Friuli: perché la politica dice no

Barricate dal centrodestra e dal centrosinistra all'idea di istituire una «macroregione autonoma delle Venezie», cioè una fusione fra le Regioni Veneto e Fvg. La proposta è stata lanciata giovedì scorso in V Commissione consiliare dal consigliere regionale del Veneto Alessio Morosin rappresentante della Liga Veneta e a Trieste per sostenere gli 11 sindaci di Comuni confinanti o prossimi alla regione cui non spiacerebbe trasferirsi e rilanciata ieri dal consigliere regionale Fvg Enrico Bullian, già componente del Patto per l'Autonomia e ora di Casa Civica. Lasciata inizialmente nei titoli di coda della riunione della V Commissione consiliare, anche perché fuori tema rispetto al focus della seduta, l'idea del veneto Morosin è di andare oltre la questione di un eventuale passaggio dei Comuni limitrofi dal Veneto al Friuli Venezia Giulia, perché «va giocata una partita ad alto livello, unendo realtà territoriali e creando una macroregione autonoma delle Venezie».

Le bocciature sul nascere

A stoppare l'idea sin da subito ci ha provato, per la verità, il capogruppo del Patto per l'Autonomia, il consigliere regionale Massimo Moretuzzo, che già nel corso dell'audizione ha bocciato la prospettiva considerandola addirittura «quasi una provocazione», e comunque «una proposta irricevibile e del tutto fuori luogo». Perché, ha proseguito in quella circostanza, «l'autonomia del Friuli Venezia Giulia nasce dalla storia di una terra di confine, plurilingue e pluriculturale, ed è parte integrante di una sua identità istituzionale».

L'ex compagno di partito Bullian ieri però ha rilanciato: «La questione della possibile fusione tra Regioni, in una prospettiva di lungo periodo, non va affatto scartata a priori e il dibattito a riguardo è pienamente legittimo», ha sostenuto il consigliere, che ipotizza di allargare la «macroregione Triveneta» al Trentino-Alto Adige. All'origine di questa convinzione, una visione economica che si tradurrebbe in benefici per i cittadini. «Si arriverebbe a una realtà territoriale di oltre 8 milioni di abitanti, con una maggiore capacità produttiva - ha spiegato -. Aumenterebbe anche le possibilità di erogazione di servizi ai cittadini, unificando aree performanti sotto il profilo produttivo, sia nel settore manifatturiero che in quello turistico».

Tutto ciò, nel disegno di Bullian, con «il mantenimento e il rafforzamento dell'autonomia e della specialità, per una macroregione che abbia una capacità negoziale alta nei confronti dello Stato centrale». Una siffatta realtà è ancora la sua tesi, «aprirebbe un dibattito più idoneo sul ruolo delle Province elettive, non ridurrebbe l'autonomia del Fvg, ma si tratterebbe di ragionare su come ampliarne le possibilità».

La questione dei comuni 

Ieri a cercare di stroncare sul nascere questo scenario è intervenuto il consigliere regionale di FdI Markus Maurmair, in prima linea per l'ascolto delle esigenze e delle proposte dei sindaci veneti confinanti. Ha espresso, infatti, «contrarietà», sottolineando «la distinzione del tema rispetto a quello dei Comuni confinanti».

Boccia l'ipotesi di Bullian nella forma «una questione di tale portata istituzionale richiede un confronto autonomo, con tempi, sedi e interlocutori propri» e nel merito. «Fvg e Veneto hanno percorsi storici distinti e un elemento di identità per la nostra regione è la lingua elenca ; una visione di lungo periodo l'ha sempre avuta la Ue con l'Europa dei popoli che conosce e valorizza le comunità e le loro differenze». Perciò, Maurmair «riconosce le ragioni dell'aspirazione autonomista veneta», ma puntualizza che «l'autonomia speciale non può derivare dall'aggregazione di due Regioni». E, in ogni caso, «un'ipotesi di questo genere richiederebbe comunque un referendum», ha concluso.

Intanto il Comitato Tra Livenza e Tagliamento, dopo aver partecipato all'audizione chiede «alla Regione Veneto di rispondere con atti concreti e impegni scritti con scadenze precise». Il Comitato, conclude, «continuerà a fare la sua parte perché la voce del Portogruarese sia ascoltato fino in fondo».