Mahama porta le sue barche simbolo di accoglienza a Napoli: tre sculture tra memoria, viaggio e speranza

La relazione tra l'Africa occidentale e il Mediterraneo, il riferimento a chi viaggia, a chi attraversa uno spazio geografico e umano alla ricerca di un altrove. Questo lo spirito che anima «Voyager», la nuova installazione di arte pubblica contemporanea che da oggi e fino al 18 novembre sarà in piazza Municipio. L'opera è firmata dall'artista ghanese Ibrahim Mahama, tra i maggiori protagonisti dell'arte contemporanea internazionale, e si colloca nell'ambito del programma di arte pubblica contemporanea promosso dal Comune di Napoli.

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Voyager: le tre imbarcazioni in piazza Municipio

A pochi passi dal porto di Napoli, spiccano le tre imbarcazioni in legno, alte circa 5, 7 e 8 metri, realizzate appositamente per l'occasione e costruite con modelli e tecniche tradizionali del Ghana: parzialmente immerse nel suolo della piazza, assumono una presenza al tempo stesso concreta e straniante, trasformando uno degli spazi pubblici più rappresentativi della città in un luogo sospeso tra viaggio e permanenza.

«È un'installazione che si ispira alla vocazione della città» – ha affermato il sindaco, Gaetano Manfredi – «una grande città del Mediterraneo, che guarda con attenzione all'Africa. Napoli è una città aperta, inclusiva, in dialogo con tutte le sponde del Mediterraneo. Credo che quest'opera rappresenti molto il principio dell'accoglienza e del dialogo fra culture che è proprio della nostra città».

I temi di Mahama: migrazioni, memoria, speranza

Il lavoro richiama alcuni dei temi centrali della ricerca di Mahama quali le migrazioni, la circolazione delle merci, il lavoro, la memoria dei materiali, gli scambi tra culture e le trasformazioni delle comunità. Le tre barche possono evocare i viaggiatori contemporanei che attraversano il Mediterraneo spinti da condizioni economiche, sociali e politiche drammatiche e richiamare le esperienze di chi affronta il mare alla ricerca di sicurezza e di una nuova possibilità di vita.

La posizione delle imbarcazioni, parzialmente immerse nel suolo, suggerisce anche la dimensione tragica di questi attraversamenti e il destino di quanti non riescono a raggiungere la riva.

Tra stasi e movimento: le parole dell’artista

«Per Napoli, città profondamente legata all'archeologia, al mare e a una lunga storia di scambi e attraversamenti, ho pensato a queste tre imbarcazioni come a forme di viaggio» – ha spiegato l'artista Mahama – «sono barche che non navigano, ma stanno in piedi nello spazio della città e portano con sé l'idea del movimento e, allo stesso tempo, quella di qualcosa che rimane».

Le tre imbarcazioni possono essere lette anche come vele ferme nel vento, come presenze che, pur non potendo più navigare, continuano a custodire l'idea del movimento.

«L'opera di Mahama» – ha sottolineato il curatore Vincenzo Trione – «accentua la dimensione misteriosamente metafisica di questo spazio e diventa immagine ambigua: da una parte le barche evocano il destino tragico di chi tenta di attraversare il Mediterraneo, dall'altra ricordano vele issate al vento. Sono, insieme, monumenti alla memoria e alla possibilità del viaggio, metafore di piccole e necessarie utopie, forme della speranza».