Malagò a Sky non scioglie il rebus-ct, ma detta la linea: "Prima il metodo, poi il nome". E porta a esempio Scaloni e De la Fuente

A Sky: "Sul nuovo ct non c'è nessuno scontro, stiamo parlando per entrare nel dettaglio: ancora qualche giorno di pazienza e saprete tutto".

Malagò a Sky non scioglie il rebus-ct, ma detta la linea: “Prima il metodo, poi il nome”. E porta a esempio Scaloni e De la Fuente

Dc Roma 22/06/2026 - Assemblea elettiva FIGC / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Giovanni Malago’

Ancora niente nome, ma tanta sostanza. Giovanni Malagò è intervenuto stamattina a Sky Sport 24 per fare il punto sulla caccia al nuovo commissario tecnico della Nazionale. E se sul nome ha chiesto ancora pazienza, sul metodo è stato netto: prima si rifonda la struttura, poi si sceglie l’allenatore.

La short list e gli “altri nomi”

Il presidente della Figc ha confermato che la rosa di candidati non si esaurisce nella coppia di favoriti: “Ci sono altri nomi possibili per il ruolo da ct. Ma non ve li dico”. Sui tempi, invita alla calma: “Sul nuovo ct non c’è nessuno scontro, stiamo parlando per entrare nel dettaglio: ancora qualche giorno di pazienza e saprete tutto”. Alla domanda su quando arriverà l’annuncio, la risposta più secca: “A brevissimo”. Il tutto in condivisione con Paolo Maldini, nuovo direttore tecnico, e Leonardo advisor.

Il metodo prima del nome: l’esempio Scaloni-De la Fuente

Il passaggio più interessante è quello sulla filosofia della scelta. Malagò ha spiegato che il ct conta, ma non basta, e ha portato a modello i due allenatori della finale appena giocata:

“Ieri alla finale c’erano due allenatori come Scaloni e De la Fuente. Scaloni ha avuto una carriera modesta, eppure in nazionale ha fatto qualcosa di incredibile. De la Fuente ha ereditato la Spagna dai mostri sacri, viene dal settore giovanile, ha allenato questi giocatori fin dalle Under. Questo cosa vuol dire? Che a prescindere dalla persona, bisogna sistemare prima l’organizzazione e la metodologia”.

Il senso è chiaro, e lo ha ribadito con una domanda: “Se non cambia cultura e mentalità, come cambieranno le cose?”. Non a caso, proprio De la Fuente è l’esempio del ct-costruttore che ha vinto il Mondiale con un progetto, mentre nel toto-panchina azzurro restano in corsa profili d’esperienza come Mancini e Pirlo.

La missione: valorizzare i giovani italiani

Da qui la vera priorità dichiarata dal presidente, in un Mondiale dominato dai giovani (Yamal, Mbappé, Haaland): “Questa è stata la mia mission, ed è la maggior parte dei discorsi fatti con Maldini e Leonardo. Puoi essere anche il migliore al mondo, ma devi essere realista col materiale che hai. Dobbiamo alzare molto il livello, ma farlo con politiche mirate”. L’obiettivo: “Fare in modo che gli italiani giochino meglio, che siano più valorizzati, coinvolti, tatticamente e fisicamente”.

Sul caso Balogun: “Si è passato il segno”

Spazio anche all’attualità mondiale, con un giudizio netto sull’ingerenza della politica nello sport dopo il caso Balogun e la telefonata di Trump alla FIFA: “Si è passato il segno, indubbiamente. C’è sempre un confine. Lo sport non può fare il suo lavoro senza la politica, e la politica sa che il suo ruolo è fondamentale; però se lo prevarica finiamo in fuorigioco”. E sulla finale vinta dalla Spagna, un plauso: “L’ha vinta la squadra che lo strameritava. Per la bellezza del calcio, per il fato, l’Argentina ha reagito quando sembrava stremata: nel finale stavano quasi per pareggiare”.