15 Settembre 2026 – Lettura: 4 minuti
Dopo il passo formale del procuratore generale Taucer, che ha rilevato violazioni, sarà Buonfiglio con la Giunta del Coni a decidere il destino del numero uno di via Allegri. Che si difende anche dentro la stessa Giunta…
La vicenda del mancato tesseramento di Giovanni Malagò e del ricorso per cancellare la sua elezione a presidente della Figc dello scorso 22 giugno agita i piani alti dello sport italiano. Non è più una questione disciplinare, da far risolvere alla giustizia sportiva; il piano è ora politico prima ancora che amministrativo e la palla è in mano alla Giunta del Coni. Della quale fa parte anche Malagò, ma che non è più casa sua e nella quale certamente esistono sensibilità differenti.
La decisione del procuratore generale per lo Sport presso il Coni, Ugo Taucer, di archiviare la posizione dello stesso Malagò come richiesto dalla Procura Figc (del resto non essendo tesserato non poteva subire eventuali sanzioni), ma di passare tutto il resto al segretario generale del Coni per valutare eventuali violazioni in materia di applicazione dei principi fondamentali, ha avuto l’effetto di alzare il livello dello scontro.
Al di là dei tecnicismi, è evidente che Taucer ha ritenuto non valide a sufficienza le motivazione del procuratore capo della Figc, Giuseppe Chiné. Non convinto di poter archiviare tutto, ritenendo anzi che esistano delle violazioni dei principi fondamentali, ha compiuto il passo che era nella sua disponibilità aprendo, però, un fronte politico delicatissimo. Cosa succede se il Coni dovesse arrivare all’estrema conseguenza che tali violazioni sono gravi? Malagò verrebbe dichiarato decaduto e i suoi atti cancellati, a partire dalla nomina del commissario tecnico Roberto Mancini e alla costruzione del nuovo impianto di Casa Italia con Claudio Ranieri a capo.
Ecco perché il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, ha scelto di maneggiare con cura e senza farsi tirare per la giacca la materia. Della vicenda Malagò si è ovviamente parlato anche nella Giunta Coni di metà settembre, senza arrivare ad alcuna conclusione: “Taucer ha ribadito che il possesso di un valido tesseramento deve essere uno dei requisiti per la candidabilità ed eleggibilità e che la Figc non ha concretamente applicato i principi fondamentali che sono stati pertanto violati. Per questo il Coni che fa vigilanza su tutte le federazioni ora farà gli opportuni accertamenti giuridici” ha spiegato Buonfiglio.
Quanto ci vorrà? “Sicuramente gli accertamenti non li faccio io, ci affideremo a dei giuristi riconosciuti come tali nel mondo sportivo. La Federcalcio merita rispetto come tutte le altre, non è la fretta che vogliamo, ma la certezza del diritto che perseguiamo e che mi spingerà in questi giorni che mi auguro non siano tanti”.
E sul rapporto con Malagò ha voluto precisare: “Io non personalizzo mai nulla, faccio solo gli interessi dell’ente che rappresento e del mondo dello sport. In Giunta se ne è discusso pochissimo, ho ritenuto legittimo dare parola a Malagò che ha dato il suo punto di vista. Ma Giovanni non è arrabbiato con me. E’ chiaro poi che tutto questo non faccia bene al calcio e al mondo sportivo, queste situazioni non fanno vivere sereni. Ma serve restare equilibrati, me lo sono imposto”.
Dal canto suo il numero uno della Federcalcio sta preparando la linea difensiva, convinto di essere vittima di un tentativo di ribaltare l’esito democratico delle elezioni di giugno attraverso un colpo di mano. Non ha violato alcuna norma, questo lo riconosce anche il Coni, avendo adempiuto a tutto ciò che gli era stato richiesto per candidarsi, ma rischia di essere travolto dalla guerra che si combatte a piani più alti e che ha sullo sfondo l’ipotesi di poter arrivare al commissariamento della Figc che in primavera, dopo la mancata qualificazione della nazionale per il Mondiale, era stata negata alle pressioni della politica per assenza di motivazioni.
“Buonfiglio ha letto due pagine oggettive in Giunta e che ho molto apprezzato, io ho solo integrato con delle mie considerazioni, non perché ci fossero cose non vere, ma ho aggiunto delle cose che magari mancavano” sono le parole di Malagò dopo il primo faccia a faccia con Buonfiglio. Non l’ultimo, anzi, di una vicenda che imbarazza profondamente lo sport italiano.