Permessi 104: più parenti possono usarli nello stesso giorno

Più familiari possono fruire dei permessi orari legge 104 nella stessa giornata. L’Aran apre alla condivisione e smentisce la Funzione pubblica.

I dipendenti pubblici che assistono un familiare con disabilità grave hanno il pieno diritto di dividere i permessi retribuiti previsti dalla legge n. 104/1992 all’interno della stessa giornata lavorativa. L’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) ha pubblicato un parere ufficiale capace di sbloccare in via definitiva la fruizione oraria condivisa per più caregiver. La regola vale con effetto immediato per il personale delle funzioni centrali e si applica in modo aderente anche ai dipendenti degli enti locali. Questa nuova interpretazione contrattuale permette a più familiari di alternarsi in una vera e propria staffetta assistenziale nelle 24 ore, in netta controtendenza rispetto al blocco precedentemente espresso dal Dipartimento della Funzione pubblica.

Indice

  • La caduta del referente unico e il limite mensile
  • Il parere Aran: turni liberi nella stessa giornata
  • Il cortocircuito istituzionale con Palazzo Vidoni
  • Come funziona l’alternanza oraria: un caso pratico

La caduta del referente unico e il limite mensile

Il panorama normativo di settore è mutato in modo radicale con l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 105 del 2022. Questo provvedimento ha recepito le direttive europee sull’equilibrio tra lavoro e vita familiare, e ha eliminato per sempre dal nostro ordinamento il principio del cosiddetto referente unico dell’assistenza. Nel recente passato, un solo lavoratore aveva la possibilità di godere delle agevolazioni per curare un determinato parente. Oggi, al contrario, la legge autorizza più familiari lavoratori a richiedere i permessi per supportare la medesima persona con disabilità grave.

Il tetto massimo di assenza dal lavoro rimane ancorato a tre giorni al mese complessivi. I contratti collettivi nazionali del pubblico impiego, con formule pressocché identiche in tutti i comparti, permettono ai dipendenti di frazionare queste tre giornate in ore, fino a raggiungere un limite invalicabile di 18 ore mensili per ciascun assistito. Il vero nodo giuridico irrisolto riguardava proprio le modalità operative per dividere questo monte ore tra più parenti all’interno dello stesso giorno solare.

Il parere Aran: turni liberi nella stessa giornata

Con il recente parere istituzionale (ID 37654), l’Aran risponde a un quesito del tutto pratico: la nuova disciplina autorizza l’uso frazionato a ore dei permessi da parte di più caregiver nella medesima giornata lavorativa, oppure impone un obbligo rigido di calendario sfalsato? L’Agenzia chiarisce in via definitiva che il testo del contratto collettivo non introduce alcun divieto espresso alla ripartizione delle frazioni orarie tra soggetti diversi nello stesso giorno.

La contrattazione collettiva ha l’obiettivo primario di garantire la massima flessibilità organizzativa ai lavoratori. L’unico paletto insormontabile richiesto dalla legge riguarda la non contestualità delle assenze. Due fratelli, entrambi impiegati nel settore pubblico, non possono assentarsi dal lavoro in contemporanea per assistere la madre. Devono obbligatoriamente alternarsi. Se il totale delle ore mensili richieste dai vari soggetti non supera il tetto legale, l’amministrazione di appartenenza non può negare la concessione del permesso orario in nome di una mera coincidenza di data.

Il cortocircuito istituzionale con Palazzo Vidoni

La posizione aperta e permissiva dell’Aran crea un evidente attrito interpretativo con le indicazioni fornite dal Dipartimento della Funzione pubblica. Palazzo Vidoni, attraverso un formale parere (protocollo DFP-0084769-P-06/12/2024), aveva eretto una barriera burocratica molto più rigida.

Secondo il Ministero, qualora i caregiver risultino tutti dipendenti pubblici, il frazionamento in ore è ammissibile a una sola e rigorosa condizione: nessun altro fruitore del permesso deve assentarsi dal proprio posto di lavoro nella medesima giornata. Una simile visione impone una separazione netta a livello di calendario, con il risultato pratico di impedire alle famiglie di organizzare una turnazione di cura fluida nell’arco della stessa giornata. L’autorevole intervento dell’Aran ribalta questa logica e fornisce agli uffici del personale pubblico una chiave di lettura decisamente più orientata alla tutela del cittadino vulnerabile.

Come funziona l’alternanza oraria: un caso pratico

Per tradurre la teoria normativa in pratica, ipotizziamo una situazione reale di gestione familiare. Marco e Anna sono fratello e sorella, entrambi assunti presso un ente locale pubblico. La loro madre anziana necessita di assistenza continua a causa del morbo di Alzheimer e possiede il riconoscimento formale della disabilità grave (articolo 3, comma 3, della legge 104). Il giovedì, la badante di famiglia ha il giorno libero.

In base all’interpretazione restrittiva della Funzione pubblica, Marco e Anna non avrebbero il permesso di assentarsi a ore nello stesso giovedì. Questo ostacolo costringerebbe uno dei due a sobbarcarsi l’intero turno giornaliero di assenza, o a ricorrere alle ferie ordinarie per coprire i vuoti.

Grazie al nuovo e vincolante parere dell’Aran, la dinamica cambia in favore della famiglia. Marco può presentare formale istanza per un permesso orario dalle 8:00 alle 14:00, con lo scopo di accudire la madre al mattino. Anna, in perfetto accordo con il proprio ufficio, chiede a sua volta il permesso dalle 14:00 alle 18:00 per garantire la presenza in casa per il resto della giornata lavorativa. Entrambi agiscono nel pieno rispetto della legge: le ore consumate intaccano regolarmente il limite totale delle 18 ore mensili, nessuno dei due si assenta in contemporanea con l’altro e, soprattutto, la copertura assistenziale della madre risulta garantita senza strappi organizzativi.