E alla fine Paolo Maldini ha detto sì, dopo settimane tormentate, tra convinzioni assolute, entusiasmo e ripensamenti. E con lui arriva anche Leonardo come «supporto tecnico», la Federcalcio lo definisce advisor. Ieri sera, intorno alle 20,45, il comunicato della Figc, ha sciolto ogni dubbio: «Con soddisfazione, il Presidente della Figc, Giovanni Malagò, annuncia che Paolo Maldini ha accettato l’incarico di Direttore Tecnico della Federazione. Paolo Maldini svolgerà tale compito unitamente a Leonardo nella qualità di advisor. A Paolo Maldini Giovanni Malagò affiderà anche la presidenza del Club Italia». Per entrambi, contratto di quattro anni. I due si ricongiungono dopo un passato al Milan, scambiandosi compiti e ruoli.
Il presidente Malagò, come noto, era a caccia di una figura forte («Uno che di calcio ne capisca anche più di me»), credibile agli occhi degli italiani, che hanno vissuto delusioni in serie dal 2014 a oggi, e ha deciso di dare pieni poteri all’ex capitano del Milan, già dirigente scudettato in rossonero. Con Leonardo ha giocato, si è lasciato dirigere e dunque conosce da molti anni, e proprio il brasiliano lo aveva riportato al Milan nel 2018, dopo che per tanto tempo il Capitano (con la maiuscola) era stato tenuto ai margini. Il nuovo dirigente azzurro, anzi i due, dovranno sobbarcarsi la responsabilità di gestire la filiera delle squadre nazionali, compreso stabilire i nomi dei rispettivi commissari tecnici e agiranno inoltre come figure di raccordo tra i calciatori della Nazionale maggiore e la presidenza federale.
L’Italia apre anche un fronte: l’ingresso in Figc di un dirigente che non sia italiano, ma Leo è un figlio del mondo, poliglotta, uomo di culture e conoscitore di calcio a livello internazionale. Leonardo ha alle spalle un’esperienza come dirigente, sia nel Milan sia nel Psg, ha deciso da tempo di abbandonare il terreno di gioco per mettersi dietro a una scrivania. Il rapporto tra Leo e Paolo, però, non si è mai interrotto, il brasiliano aveva provato addirittura a portare il suo capitano a Parigi un po’ di tempo fa. Ora è stato proprio Maldini a pretenderne la vicinanza in questo percorso finalizzato a riportare l’Italia a giocare un Mondiale dopo sedici anni, ricominciando una ricostruzione azzurra dal basso. Malagò ha scelto, Maldini già ha cominciato decidendo il suo stretto collaboratore. L’Italia, insomma, riparte. E ora serve il ct.

L’ALLENATORE
E qui si ricomincia con le attese, che non saranno lunghissime. Tempo uno o due giorni e ci sarà il nome dell’allenatore. La figura prescelta dal presidente Malagò è Roberto Mancini, con l’idea di bypassare il problema della sua fuga in Arabia che risale ormai a tre anni fa. Il farlo digerire ai tifosi italiani, per Malagò, sarebbe stato un «problema secondario», come ammesso nella sua prima intervista in Rai la sera dell’elezione come presidente della Figc, il 22 giugno scorso. Il problema reale - per quanto riguarda la scelta dell’allenatore era legato al budget a disposizione della Federcalcio, non certo paragonabile a quello della Germania, che può elargire più di dieci milioni per Jurgen Klopp, o più di quello a disposizione del Portogallo, che fino a ieri, ne dava quattro e mezzo a Roberto Martinez, e nemmeno quello che l’Olanda sarebbe intenzionata a dare a Arne Slot - non uno che guadagna due spicci dopo l’esperienza in Premier - per il dopo Ronald Koeman. Con lui l’Italia ripartirebbe da un ct quasi a costo zero, calcolando che il grosso dello stipendio, e non sarà una cifra spropositata, verrebbe coperto dagli sponsor.
Antonio Conte, da questo punto di vista, non poteva che essere un’ipotesi fuori portata, anche se un sondaggio è stato fatto, senza mai, di fatto, intavolare con l’ex tecnico del Napoli una trattativa vera e propria. Mancini potrebbe ripartire con un presidente amico, al contrario di quanto era accaduto nel suo fine (auto)mandato, quando i rapporti con Gabriele Gravina erano ormai ridotti ai minimi termini. La sensazione è che sia Mancio più di ogni altro, al di là del nome del dirigente designato a presenziare il club Italia. Ma le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Maldini ora ha la facoltà di scegliere il suo allenatore e c’è già chi pensa che possa essere Ancelotti, poco gradito dai brasiliani dopo esperienza non esaltante nell’ultimo Mondiale americano. Appare certo invece il ritorno di Gabriele Oriali, che si ripresenterà in azzurro nella consueta veste di team manager, ricoperta sia con Mancini sia con Conte.
© RIPRODUZIONE RISERVATA