VIGONZA (PADOVA) - Il colosso dell'e-commerce Amazon è stato condannato da Tribunale del Lavoro di Padova per aver attuato azioni di «discriminazione indiretta di genere» a danno di una dipendente impiegata nel sito logistico di Vigonza. La sentenza del giudice Pier Francesco Bazzega riconosce, infatti, che l'organizzazione rigida dei turni aziendali ha causato «un grave svantaggio alla dipendente, dopo il suo rientro dalla maternità, proprio in base alla sua condizione di genitorialità», ponendo un importante precedente giurisprudenziale sul bilanciamento tra tempi di vita e di lavoro, penalizzandola come madre.
I fatti
Il ricorso, promosso da Adl Cobas, ha evidenziato come l'inflessibilità degli orari di lavoro penalizzasse sistematicamente la lavoratrice, che aveva chiesto orari nella fascia centrale del giorno o mattutini per poter accudire la figlia. Una richiesta ripetutamente negata. Ora, secondo il giudice padovano, una prassi aziendale apparentemente neutra come l'assegnazione paritaria dei turni, produce di fatto «una discriminazione indiretta verso le donne», sulle quali grava ancora la quota principale del lavoro di cura familiare. La pronuncia della magistratura del lavoro ha così imposto ad Amazon misure stringenti a tutela della dipendente: innanzitutto l'ordine immediato di interrompere la condotta discriminatoria, e l'obbligo di assegnare stabilmente la lavoratrice al turno orario da lei richiesto e compatibile con le esigenze familiari. Amazon è stata poi condannata al pagamento del danno patrimoniale di mille euro causato dalla perdita della retribuzione subita nel periodo di mancata flessibilità, oltre alle spese di giudizio.
Reazioni
Soddisfazione è stata espressa dai rappresentanti di Adl Cobas, che hanno promosso la causa affiancando la lavoratrice in tutto il percorso giudiziario, insieme agli avvocati Giacomo Gianolla e Giorgia D'Andrea: «Questa decisione smaschera il divario tra le campagne di comunicazione con cui Amazon dichiara di promuovere inclusione, parità di genere e sostegno alla genitorialità e quanto invece accade concretamente nei luoghi di lavoro commenta Marco Zanotto per Adl Cobas . I diritti non possono fermarsi agli slogan pubblicitari: devono tradursi in scelte organizzative capaci di garantire davvero la conciliazione tra lavoro e vita familiare. Da tempo denunciamo come Amazon utilizzi una gestione estremamente rigida dei cambi turno e degli orari di lavoro che, nei fatti, finisce per colpire soprattutto le lavoratrici madri».
«Prendiamo atto della decisione del giudice replicano da Amazon . Stiamo analizzando le motivazioni alla base di questa decisione e valuteremo le opzioni legali a nostra disposizione, a partire dalla possibilità di presentare reclamo».