PORDENONE - Un bimbo di dieci mesi originario del Bangladesh ricoverato con febbre altissima e astenia: il giorno dopo si ricopre di macchie e i medici capiscono che si tratta di morbillo. È piccolo e non era stato ancora vaccinato. La storia di Mohammed (nome di fantasia) si intreccia con quella di un 15enne friulano, giocatore di pallavolo a livello agonistico. Nel giorno del ricovero del bimbo, infatti, Marco (nome di fantasia) si reca in pronto soccorso per un problema al ginocchio. Due settimane dopo viene ricoverato con febbre, occhi rossi e un forte mal di gola. Anche per lui la diagnosi è morbillo. Marco non era stato vaccinato e potrebbe essersi infettato proprio con quell'incontro fugace in pronto soccorso. La vicenda all'ospedale di Pordenone. A raccontare l'episodio il primario di pediatria Roberto Dall'Amico.
Bambino ricoverato per morbillo
«Il piccolo Mohammed - spiega il medico - che vive con i genitori a Pordenone, era volato con la sua famiglia da Venezia a Dacca per qualche giorno di vacanza. In Bangladesh non ci sono vaccinazioni obbligatorie ed è in corso una grave epidemia di morbillo. Chi non l'ha avuto e non è vaccinato corre il rischio di ammalarsi. Il morbillo è una malattia altamente contagiosa e lo è ancora di più in un paese come il Bangladesh che ha una delle densità di popolazione tra le più elevate al mondo. Lì il bambino ha incontrato tante persone, parenti, amici dei genitori, cugini più grandi». Dopo qualche giorno, il piccolo inizia a stare male. «Prima è arrivata la tosse - continua Dall'Amico - poi la febbre sempre più alta. Quando il respiro si è fatto più difficoltoso i genitori lo hanno portato in ospedale ed è stato ricoverato per una brutta polmonite. Dopo due settimane di ossigeno e antibiotici è arrivato il tempo di riprendere l'aereo e rientrare in Italia». Ma il bimbo in volo torna a stare male e una volta arrivati a Pordenone, i genitori lo portano in pronto soccorso. «Mohammed viene nuovamente ricoverato - prosegue il primario -. La febbre è molto alta, non riesce ad alimentarsi. Il giorno dopo si ricopre di macchie dalla testa ai piedi. Il sospetto è che si tratti di morbillo. Probabilmente si è contagiato in Bangladesh incontrando tanti bambini o durante il ricovero in ospedale. Gli esami del sangue ci mettono un po' di tempo ad arrivare ma confermano il nostro sospetto». Dopo due settimane arriva Marco. «La diagnosi è morbillo anche per lui. Marco non era stato vaccinato. La sorella invece si è ammalata in forma molto lieve e senza bisogno di ricovero. Lei era stata vaccinata. Non ci sono stati altri casi in zona». Conclude il primario: «Forse le storie di Mohammed e Marco si sono incrociate. Probabilmente si sono visti nella sala d'attesa del pronto soccorso il giorno in cui il piccolo è stato ricoverato e Marco valutato per un trauma sportivo al ginocchio. Questa storia non serve a far cambiare idea a chi non vuole vaccinarsi. Serve a ribadire l'importanza delle vaccinazioni quando si viaggia e a ricordare che siamo cittadini del mondo. In fondo è andata bene. Il bimbo ha contagiato una sola persona con il suo morbillo che viene da lontano. Segno che in fondo l'immunità di gregge ha retto, grazie alle tante persone che hanno saputo scegliere da che parte stare».