Judy Zeng ha 22 anni ed è appena uscita dall’università. Dopo decine di candidature finite nel vuoto ha deciso di cambiare metodo: niente curriculum mandato alla cieca, ma una mail direttamente al Ceo spiegandogli cosa avrebbe potuto fare per la sua azienda. E ha funzionato. Manda una trentina di candidature e non succede praticamente nulla. Nessuna opportunità concreta e soprattutto una domanda: qualcuno avrà almeno letto il mio curriculum? Poi Judy Zeng, 22 anni, decide di cambiare completamente strategia.
La ricerca del lavoro
Studia un’azienda che le interessa, trova il contatto del Ceo e gli scrive direttamente. Non gli chiede semplicemente un lavoro. Gli spiega tre cose concrete che potrebbe fare per la sua società. La prima mail rimane senza risposta. Judy però insiste con un secondo messaggio. Questa volta il Ceo risponde. Seguono alcuni incontri, compreso un caffè a San Francisco. Alla fine arriva l’offerta di lavoro. È la storia raccontata a Business Insider dalla giovane neolaureata della Northwestern University, oggi business development intern di EO Studios.
«Non sapevo nemmeno se leggessero le mie candidature»
Judy aveva studiato giornalismo ed economia e, come tantissimi ragazzi alla fine dell’università, aveva cominciato a cercare lavoro attraverso i normali portali di recruiting. Circa 30 candidature dopo, però, era frustrata. Il problema, secondo lei, è anche il nuovo mercato del lavoro dominato dall’intelligenza artificiale: i candidati possono utilizzare l’AI per preparare curriculum e lettere di presentazione, mentre le aziende possono servirsi di strumenti automatici per scremare enormi quantità di candidature. Il risultato rischia di essere un gigantesco meccanismo nel quale è sempre più difficile farsi notare. Judy decide quindi di provare l’esatto contrario: non mandare più candidature a raffica, ma concentrarsi sulle aziende che le interessano davvero.
La mail direttamente al Ceo
Quando individua EO Studios, startup internazionale del settore media, decide di tentare una strada insolita: contattare direttamente il Ceo. Prima, però, studia l’azienda. Ed è probabilmente questo il passaggio decisivo. Nella mail racconta brevemente chi è e cosa ha fatto, compresa un’esperienza nella produzione video che aveva generato oltre 40mila visualizzazioni. Poi evita la classica frase «mi piacerebbe lavorare per voi» e passa immediatamente a ciò che potrebbe offrire. Presenta tre proposte. Potrebbe aiutare EO Studios a sviluppare pubblicità e partnership per diversificare i ricavi oltre YouTube. Potrebbe utilizzare la propria formazione giornalistica per individuare persone da intervistare, preparare domande e contribuire alla produzione editoriale. Infine, potrebbe analizzare i dati dei video per capire quali contenuti funzionano meglio e utilizzare quelle informazioni per aumentare le probabilità di creare nuovi successi.
Il messaggio è semplice: non vi sto chiedendo soltanto un’opportunità, vi sto spiegando perché potrei esservi utile. Il Ceo non risponde. Lei gli scrive di nuovo Ma c’è un problema. Alla prima mail non arriva alcuna risposta. Judy non si arrende e invia un breve follow-up. Ed è il secondo messaggio a cambiare tutto. Il Ceo finalmente risponde, la ringrazia e la mette in contatto con un manager senior della società. Successivamente Judy si trova nella Bay Area durante una pausa universitaria e riesce a incontrare personalmente il numero uno dell’azienda a San Francisco. Più che un colloquio formale, racconta, è una conversazione davanti a un caffè. Parlano dell’azienda, del futuro dei media e dei progetti di EO Studios. Alla fine arriva l’offerta di lavoro.
Il trucco? Non chiedere un lavoro
La lezione che Judy ricava dall’esperienza è apparentemente paradossale: se vuoi ottenere un lavoro contattando direttamente un dirigente, non limitarti a chiedergli un lavoro. Prima bisogna capire cosa serve alla sua azienda. Per farlo la 22enne suggerisce anche di osservare attentamente LinkedIn: Ceo e manager raccontano spesso i progetti sui quali stanno lavorando, gli obiettivi delle aziende e le nuove attività che vogliono sviluppare. Sono proprio queste informazioni che permettono di trasformare una candidatura generica in una proposta personale: «Ho visto cosa state cercando di fare. Io potrei aiutarvi in questo modo». Ma non funziona con tutti Judy riconosce che la strategia non è infallibile. Probabilmente è molto più difficile scrivere direttamente al Ceo di una gigantesca multinazionale e riuscire a saltare un processo di recruiting strutturato.
Il metodo può funzionare soprattutto con startup, imprese giovani e organizzazioni nelle quali le gerarchie sono meno rigide. E serve anche fortuna. Ma la sua esperienza dimostra qualcosa di interessante sul mercato del lavoro di oggi: mentre migliaia di candidati utilizzano gli stessi portali, gli stessi curriculum e sempre più spesso gli stessi strumenti di intelligenza artificiale, distinguersi può significare tornare al gesto più semplice di tutti: scrivere direttamente a una persona. Judy lo ha fatto. Trenta candidature non le avevano portato il lavoro. Una mail al Ceo, seguita da un secondo messaggio quando lui non aveva risposto, sì.
Ultimo aggiornamento: lunedì 7 settembre 2026, 18:44
© RIPRODUZIONE RISERVATA