Mantovano: «Furti di Fentanyl, ora la stretta. Allerta sulla cannabis potenziata»

Dall’inizio del 2025 all’agosto scorso in Italia ci sono stati 39 furti di Fentanyl in strutture sanitarie. «Per questo - spiega il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano - è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale una circolare del Ministero della Salute che supera la frammentazione della gestione del fenomeno e muta la prospettiva: fissa una serie di regole per la sicurezza, la custodia e la tracciabilità». Sul fronte del contrasto della diffusione delle sostanze stupefacenti, Mantovano avverte che interventi come quelli di ieri a Tor Sapienza ci sono già stati in passato e proseguiranno in futuro: «Non tolleriamo zone franche con illegalità e spaccio». Infine c’è un dato che preoccupa: «Continua a essere sottovalutata la pericolosità delle droghe cosiddette leggere, senza comprendere che in passato il Thc, il principio attivo della cannabis, era presente a una percentuale media dell’1,5-2 per cento. Oggi è arrivato alla media del 30».

Negli Stati Uniti la diffusione del Fentanyl, un potente analgesico e anestetico utilizzato come droga che provoca dipendenza e overdose mortali, è un’emergenza nazionale. In Italia si è parlato molto del furto di 80 fiale all’ospedale Israelitico di Roma. Cosa sta succedendo?
«Dal marzo del 2024 è operativo il Piano Nazionale sul Fentanyl e sugli oppioidi sintetici. Da allora abbiamo censito decine di furti di questa sostanza. Quello dell'Ospedale Israelitico di Roma è certamente il più significativo dal punto di vista quantitativo, però sono stati frequentissimi gli episodi. Per questo il Ministero della Salute, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio, attraverso il Dipartimento Antidroga, con i Ministeri dell'Interno e della Giustizia, ha pubblicato la circolare che va a contrastare quello che potremmo definire un colabrodo».

In che modo?
«Si stabilisce che ogni struttura sanitaria indichi il responsabile della custodia: deve essere una persona fisica. Vengono definiti tutti i dettagli: le responsabilità organizzative, la tipologia delle chiavi, i luoghi di custodia, le verifiche della giacenza e anche i tempi entro i quali comunicare l'eventuale sottrazione della sostanza. Viene utilizzata l’informatica al posto dei registri cartacei. La circolare richiama la normativa vigente e in particolare una disposizione del Codice Penale, l'articolo 40 comma 2, che stabilisce che non impedire un atto illecito che si ha l'obbligo di impedire equivale a cagionarlo. In sintesi: anche l'omessa custodia diventa un concorso nella detenzione illecita e nello spaccio di stupefacenti».

I furti così numerosi di Fentanyl fanno ritenere che ci sia un consumo significativo anche in Italia?
«No, in base alle verifiche con le forze di polizia riteniamo che lo scenario sia differente. Le fiale sottratte sono destinate per lo più a circuiti sanitari illegali. Penso a determinati interventi chirurgici eseguiti in regime di evasione fiscale, ma anche ad altri che sono vietati e che sono penalmente illeciti».

A Tor Sapienza, un quartiere di Roma, è stato sgomberato uno stabile occupato dove era radicato lo spaccio di stupefacenti, tanto che veniva chiamato il “palazzo della droga”. Come mai ancora esistono queste zone franche?
«Le zone franche non devono esistere. Fin dall'inizio del lavoro svolto da questo governo, il messaggio è chiaro: la legge va rispettata. Contrastiamo sia lo spaccio di sostanze stupefacenti sia l'occupazione di proprietà private. Lo sforzo che abbiamo fatto non punta soltanto al contrasto della presenza criminale, ma anche all’offerta di alternative. Penso al lavoro che è in corso a Caivano da tre anni e nelle altre zone in cui applichiamo quel modello, soprattutto al Sud Italia. Significa offrire centri sportivi, teatri, luoghi di ricreazione per gli adolescenti e per le loro famiglie, proprio perché non ci sia soltanto il volto necessario del poliziotto che stronca l'occupazione abusiva e il traffico di sostanze stupefacenti».

Per fortuna, secondo i vostri riscontri, il consumo di Fentanyl in Italia non è ancora consolidato. Quali sostanze stupefacenti la preoccupano maggiormente?
«La cannabis con i suoi derivati. A noi preoccupa molto il fatto che questa sostanza continui ad essere considerata “leggera”: mentre quarant'anni fa la media del Thc, il principio attivo della cannabis, aveva una percentuale dell'1,5-2%, oggi, sulla base dei sequestri delle forze di polizia, è al 30%. Continuare a qualificare questa sostanza come leggera significa sostenere la tesi che io posso accompagnare la pizza invece che con un terzo di birra commerciale al 5% di alcol, con una bottiglia di vodka. Ovviamente non invito nessuno a fare un esperimento del genere. Mi preoccupa la sottovalutazione diffusa del fenomeno: è pandemico e colpisce soprattutto gli adolescenti».

La domanda è quasi ingenua: quanto è presente tra i ragazzi?
«Dalla relazione annuale del Dipartimento Antidroga della Presidenza del Consiglio risulta che nella fascia di età 15-19 anni, 37 ragazzi su 100 dichiarano di aver assunto sostanze stupefacenti almeno una volta nella loro vita, e 25 di averlo fatto nell'ultimo anno. Sono dei dati allarmanti, elevatissimi. Attenzione, perché risultano anche casi di undicenni che provano il primo spinello. E molto velocemente capita che la cannabis sia associata al crack».

Il crack, una droga ricavata dalla cocaina, è così diffuso? L’uso fra i giovanissimi è frequente quanto ad esempio quello appunto della cocaina in ogni fascia di età?
«Sì, non sottovalutiamolo. Il crack circola anche più di altre droghe sintetiche come l’ecstasy. Soprattutto in alcune grandi città come Napoli e Palermo».
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