Garlasco, i legali di Stasi ora accelerano: «Per la richiesta di revisione centrali le omissioni del 2007»

«La strada è lunga e tortuosa. Ci vuole una novità per la revisione, come una confessione». La procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, è in attesa di ricevere gli ultimi sviluppi della Procura di Pavia in merito al dna di Chiara Poggi, isolato nel 2007 dai Ris di Parma sui pedali della bici di Alberto Stasi. Come ha spiegato nel suo comunicato il capo dei pm pavesi, Fabio Napoleone, «ogni aspetto ritenuto di possibile interesse» verrà trasmesso al terzo piano del Palazzo di giustizia di Milano e in ogni caso «nessuna richiesta finalizzata alla formulazione di una proposta di revisione della sentenza di condanna di Stasi è mai stata rivolta al procuratore generale». Nanni non anticipa alcun orientamento, né indica un possibile orizzonte temporale per un’eventuale istanza del suo ufficio. «I tempi della giustizia non sono immediati come il clamore mediatico lascia intendere, ci vuole tempo», riflette. Ricordando che «la questione è complessa» e «non c’è una tempistica» per una sua decisione. Presto si muoverà invece la difesa di Stasi, pronta a sottoporre alla Corte d’Appello di Brescia richiesta formale per la revoca della condanna.

La svolta

La novità che ha impresso un’accelerazione è l’operato degli investigatori del Ris nel 2007, che non avrebbero depositato i risultati delle analisi sui pedali della bicicletta favorevoli all’allora fidanzato di Chiara. I suoi legali puntano proprio su questo «elemento centrale» per la revisione e chiedono che venga fatta «piena luce sulle responsabilità». Come ribadisce l’avvocata Giada Bocellari: «Alberto è sempre molto lucido e l’unica cosa che mi ha detto è che spera che si assumano le proprie responsabilità». L’istanza per cancellare la condanna definitiva a 16 anni sarà depositata «il prima possibile, compatibilmente con questo delirio mediatico e il lavoro. Non la facciamo con l’intelligenza artificiale, dobbiamo leggere i dati della Procura di Pavia e poi integreremo il testo già scritto con queste nuove indagini laddove ci tornino utili». Il percorso è tracciato, «non è una questione di tempi perché a Stasi un mese in più uno in meno non cambia niente e dimostreremo la sua innocenza, non il ragionevole dubbio». E a chi le chiede se la difesa abbia a disposizione più armi, risponde: «Ci sono degli elementi ulteriori della Procura di cui siamo a conoscenza e altri della difesa di Stasi che vi stupiranno molto».

Per i legali, se viene meno il dna sui pedali «crolla tutta la condanna, credo lo capisca chiunque». Quelle «corse elettroforetiche del 20 settembre 2007», ossia gli esiti negativi sul profilo genetico sui pedali, «non sono state messe a disposizione del pubblico ministero all’epoca» e Stasi «viene fermato il 24». Non sono negli atti, «non sono arrivate delle parti, sono state fatte anche delle indagini difensive» su questo. Eppure «sono vent’anni che parliamo di questo dna e su ciò si è costruita tutta la fantasiosa teoria dello scambio dei pedali, poi diventata sostituzione». La condanna di Stasi, ricorda Bocellari, «si fonda su questo». Quegli elementi dovevano essere comunicati: «In quei giorni l’ultimo verbale che abbiamo è del 17 settembre, il successivo è del 24 e quindi tra il 18 e il 23 compresi vengono fatte delle analisi» non divulgate. «Questo ragazzo - conclude - si è fatto otto anni di processo, che forse è stato anche peggio del carcere, e undici anni di galera. Non stiamo parlando di una cosa banale,ma di una vita rovinata». 

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