«Io non ho mai chiesto neanche un soldo». Massimo Lovati, ex avvocato di Andrea Sempio, torna a parlare del caso Garlasco e lo fa con dichiarazioni destinate a riaccendere il dibattito sui presunti pagamenti legati alle indagini del 2017. Al centro ci sono i rapporti tra i legali, le somme ricevute e i sospetti della Procura di Pavia su un possibile accordo corruttivo con esponenti dell'allora polizia giudiziaria. Nell'intervista a Milo Infante, in onda questa sera, martedì 13 ottobre, a Verità Nascoste su Retequattro, Lovati non risparmia battute e allusioni, ma soprattutto racconta la propria versione dei fatti.
Le telefonate e i soldi: «Vieni a prendere la tua parte»
Di fronte all'ipotesi investigativa di un accordo corruttivo, Lovati propone due possibili spiegazioni. La prima è che gli altri professionisti abbiano agito senza coinvolgerlo, non fidandosi del suo giudizio. La seconda è che l'intera vicenda sia priva di fondamento. «I casi sono due: o loro non si sono fidati di me, del mio parere, e hanno detto: "Questo avvocato è scemo, quindi noi seguiamo le nostre strade", oppure è tutta una montatura». L'ex difensore di Sempio sostiene di non aver mai sollecitato pagamenti, pur ricordando alcune telefonate ricevute dai colleghi: «Mi telefonavano: "Guarda che Sempio ha portato un acconto. Se vieni, prendi la tua parte"». Poi introduce un altro elemento. A suo dire, inizialmente gli altri legali avrebbero sostenuto di non aver ricevuto denaro, mentre successivamente, davanti agli inquirenti di Brescia, avrebbero fornito una ricostruzione diversa.
I 15mila euro e la frecciata agli ex collaboratori
È proprio sul denaro che arriva uno dei passaggi più pungenti dell'intervista.
Quando gli viene ricordato che gli altri professionisti avrebbero dichiarato di aver ricevuto 15mila euro ciascuno, Lovati replica con una battuta: «Si vede che si sono ricordati chi era il loro maestro e hanno fatto altrettanto». Alla domanda se abbiano quindi modificato la loro versione, risponde: «Sembrerebbe di sì». E aggiunge un'altra frecciata, tirando in ballo Federico Soldani e una battuta sul proprio rapporto con l'alcol: «Qui è meglio che seguiamo le orme di Lovati, anche se beve un po' troppo».Chi sono Soldani e Grassi
Nel corso dell'intervista, Lovati ricostruisce anche i rapporti professionali con alcuni avvocati coinvolti nella vicenda. Spiega che Federico Soldani è stato un suo praticante, così come Angela Taccia e Tizzoni. Su Simone Grassi, invece, riferisce di ricordare che fosse un "abogado", ovvero un professionista che aveva conseguito l'abilitazione in Spagna e che, secondo Lovati, esercitava con il supporto di Soldani. Quando Milo Infante gli chiede se 15mila euro non siano una cifra elevata per un avvocato alle prime armi, Lovati evita di esprimere un giudizio diretto sulla somma. Preferisce riconoscere il lavoro svolto nella preparazione degli atti: «Lo ringrazio perché siccome non sono capace di fare il fascicolo, quando ha dovuto impaginare il fascicolo ha fatto un bel lavoro».
Ultimo aggiornamento: martedì 13 ottobre 2026, 19:38
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