Mattarella: «Inammissibili i fatti della Val Susa. Roggero? No a legge per singoli casi»

Sono i comportamenti individuali a doversi conformare alla legge. Non le norme ad adattarsi di volta in volta alle singole vicende, come il caso del gioielliere Mario Roggero. Al Quirinale è il giorno della cerimonia del Ventaglio, il tradizionale appuntamento con la stampa parlamentare prima della pausa estiva. E Sergio Mattarella affronta uno dopo l’altro molti dei principali nodi di attualità interna e internazionale. Si guarda bene, il capo dello Stato, dall’esprimere giudizi politici, dall’addentrarsi nel botta e risposta quotidiano tra maggioranza e opposizione. Ma pianta una serie paletti. Sull’Europa. Sull’esplosione di violenza “inaccettabile” in val di Susa. Sull’immigrazione da governare accantonando “la logica dell’emergenza”.
Sulla fretta dei partiti di entrare in una campagna elettorale che al Colle appare ancora “intempestiva”. E sulla vicenda che più ha agitato gli schieramenti nelle scorse settimane, il caso Roggero. Mattarella non pronuncia mai il nome del gioielliere condannato per duplice omicidio per il quale la destra ha invocato la grazia e la Lega una candidatura in parlamento. Non accenna nemmeno alla vicenda, che pure era stata citata nell’intervento del presidente dell’associazione stampa parlamentare Alfonso Raimo. Si limita a una considerazione generale, augurandosi che faccia “riflettere”. 

“In una società civilmente ordinata, rassicurante per i cittadini - avverte Mattarella - i comportamenti individuali devono rispettare le regole comuni, quelle della legge”.

Non può avvenire il contrario. “Se invece si capovolgesse questo principio e si pensasse che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato”.

Non possono essere le leggi a cambiare di volta in volta in base al singolo fatto di cronaca. Verrebbe meno uno dei principi fondamentali della democrazia. Sarebbe - per dirla con le parole del presidente - “l’abdicazione dello Stato”. 

È il passaggio più forte di un discorso che contiene molti altri spunti di riflessione. A cominciare dalla condanna delle violenze in Val di Susa. “La violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale”, avvisa. E  “aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica”.

Non è accettabile il “fai da te”, il “liberi tutti rispetto all’azione dei poteri pubblici”. E soprattutto “non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi”. Messaggio che pare indirizzato stavolta a sinistra, anche a chi come Elly Schlein ha atteso 48 ore per prendere pubblicamente le distanze. 

Ancora una volta Mattarella non entra nel merito del dibattito politico. Ma lancia un altolà. Chiede di abbassare i toni. Di non strumentalizzare le vicende di cronaca, ne da una parte ne dall’altra. “Mi auguro”, dice, che la dialettica politica “si svolga nel reciproco rispetto, senza inopportuna aggressività verbale, spesso immotivata, e, a mio avviso, anche controproducente”. Del resto il voto è ancora lontano. E le tensioni elettorali di queste settimane appaiono al presidente “ancora, per la verità, piuttosto intempestive”.  col rischio che esse sottraggano “attenzione ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini”, e “inducano ad alterare la realtà delle questioni”. 
Tra i molti appelli c’è poi quello sull’immigrazione. Mattarella cita le parole di papa Leone: occorre rifiutare la logica dell’emergenza e governare il fenomeno. Poi rivolge un altro richiamo, alla fuga dei giovani: “E’ comprensibile e opportuno - rimarca- dedicare attenzione alle modalità e ai problemi connessi a chi arriva nel nostro Paese. Mi auguro che almeno una parte di questa attenzione sia riversata anche a chi parte: ai numerosi nostri giovani che si trasferiscono all’estero non per scelta ma per necessità”.