Andrea Bruschi: "L'Odissea di Nolan? Avrei scelto Javier Bardem come Ulisse. Al cinema italiano servono storie e volti nuovi"

Marianna Ciarlante
Andrea Bruschi

Attore, musicista e grande appassionato di storie, Andrea Bruschi ha costruito la sua carriera scegliendo personaggi diversi e sfidanti. È stato Franco Scaglione in ‘Lamborghini’ di Bobby Moresco, ma anche il giudice del tribunale siciliano nel film Netflix ‘23mila vite’ sul controverso caso della nave Iuventa. Ha interpretato il Papa, un cardinale, un capo della polizia e molti altri personaggi nella sua lunga carriera ma, dentro ognuno di loro, c'era sempre un pezzo di sé.  

Dalla passione per il cinema al desiderio di interpretare un ruolo noir, fino alle sue riflessioni sull'Odissea di Christopher Nolan e sul futuro del cinema italiano: l'attore si è raccontato a Today tra passato, presente e nuove sfide.

Se dovessi presentarti a chi non ti conosce, cosa diresti di te?

“Sono un attore e un musicista. Sono un appassionato di cinema, ma più in generale di racconto: film, libri, musica, tutto ciò che racconta una storia. Essere parte di questo meccanismo è qualcosa che mi interessa fin da quando ero ragazzo”. 

Tra i personaggi che hai interpretato ce n'è uno che senti più vicino a te?

"Credo che quando si interpreta un ruolo, anche il più lontano o il più negativo, si racconti sempre qualcosa di sé. Si pesca nel proprio vissuto, nella propria immaginazione, in quello che si è o si sarebbe potuti essere.

Un personaggio che mi ha dato molto è stato Franco Scaglione in ‘Lamborghini’. Era un creativo come me e aveva un arco narrativo bellissimo".

E un personaggio che sogni di interpretare?

"Mi piacerebbe fare un noir e interpretare un personaggio misterioso". 

Ti è mai capitato di uscire dalla tua zona di comfort? È importante farlo per un attore?

“Certo e credo che sia fondamentale farlo. Da creativo penso che la zona di comfort non porti a niente: bisogna andare in acque dove non si tocca, affrontare territori nuovi”.

Quanto conta la gavetta?

"Ho fatto tantissimi lavori e partecipato a molti progetti, anche molto diversi tra loro. Ho fatto serie tv, cose più mainstream e poi film internazionali di un certo calibro.

Anche quando non mi viene offerto un ruolo, fare un provino è sempre un'occasione per allenarsi e capire cosa si può dare. A volte pensi di essere perfetto per qualcosa e invece scopri strade nuove e aspetti di te che non conoscevi". 

E tu cosa hai scoperto di te?

“Ho interpretato spesso ruoli autoritari, anche se nella vita non sono una persona che alza la voce. Mi è capitato di fare il Papa, il cardinale, il capo della polizia: persone che hanno un'autorità. Ho scoperto questa parte che penso esista dentro di me, magari nella vita quotidiana la uso semplicemente in modo diverso”. 

C'è qualcosa della tua carriera di cui ti sei pentito?

“Non mi pento molto. Anche delle cose che non mi sono piaciute cerco di capire dove ero in quel momento e come ragionavo. Fa parte del percorso. Credo molto più nel presente che nel passato: pentirsi serve soprattutto a capire perché una cosa non ci ha soddisfatto”.

Quando leggi una sceneggiatura, cosa cerchi?

“Cerco una storia ben costruita. Il conflitto deve emergere già nelle prime pagine. Quando capisco che c'è un vero intento narrativo e non qualcosa fine a se stesso, allora mi coinvolge. Fare cose fini a se stesse, secondo me, è perdere tempo”.

Secondo te oggi ci sono troppi prodotti fini a se stessi?

“C'è sicuramente un sovraccarico di film e serie, ma quando trovi qualcosa di davvero significativo te ne accorgi. Una serie come ‘Mad Men’, ad esempio, non aveva bisogno di grandi trucchi: era scritta e interpretata in modo straordinario. Avresti seguito quei personaggi anche se fossero stati in un'altra lingua. Oggi invece a volte si tende ad appiattire le storie”.

Cosa ti aspetti dall'Odissea di Christopher Nolan?

“Sicuramente la vedrò, sono curioso. Personalmente avrei visto Javier Bardem nei panni di Ulisse: penso avrebbe avuto un effetto completamente diverso. Mi sarebbe piaciuta anche un'Odissea più mediterranea e multietnica, meno vicina all'immaginario dei supereroi”.

Che momento sta vivendo il cinema italiano?

"C'è voglia di storie diverse, di volti diversi, di personaggi reali. Mi piacerebbe che il cinema italiano andasse meno verso prodotti prefabbricati che secondo me stanno stancando. E mi dispiace che passi l'idea di un cinema fatto solo di finanziamenti: non è assolutamente così. È un patrimonio che racconta l'Italia nel mondo".

Sei anche nel cast di ‘23mila vite’ su Netflix. Cosa puoi raccontare?

“È un progetto a cui sono molto legato e sono felice di averne fatto parte. Spero che faccia parlare, perché affronta un tema sociale molto importante: quello dell'immigrazione. Insieme a “Io Capitano”, è uno dei film che raccontano questo tema e arriva in un momento storico in cui l'Italia si è trovata spesso sola ad affrontarlo”.