"Guai a chi semina
morte! Guai a chi pronuncia parole di disprezzo dell'altro, di
odio, di violenza e prevaricazione, che arrivano a calpestare il
diritto o lasciano impunita la violenza, de facto
legittimandola". Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi,
arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nell'omelia
pronunciata alla veglia di preghiera per la pace e la giustizia
in Terra Santa, che ha guidato ai ruderi della chiesa di Santa
Maria Assunta a Casaglia, nel Parco storico regionale di Monte
Sole.
La celebrazione è stata promossa dalla Chiesa di Bologna
insieme alla Piccola Famiglia dell'Annunziata per chiedere la
fine delle violenze in corso. Zuppi ha messo in guardia dalla
"terribile logica del vortice della violenza" e anche dalla
'sordità' alla "voce del sangue", che sia di Abele o Caino.
"Quando si perde la proporzione nell'uso della difesa si
generano nemici", ha osservato, fino a "disprezzare gli
strumenti indispensabili per costruire il futuro di pace e
giustizia, come la diplomazia e il diritto". Per il presidente
della Cei, "i credenti, i figli di Abramo, devono essere uniti
nel condannare la violenza, qualsiasi essa sia", liberandosi "da
ideologie e visioni che non hanno niente a che fare con la
fede". Devono, ha aggiunto, "cercare la via dell'unità e della
riconciliazione", garantendo i diritti dei due popoli. "Questa
sera abbiamo ascoltato voci di tanta sofferenza - ha aggiunto -.
Le ricordiamo tutte, ad iniziare da quelle disperate del 7
ottobre e tutte quelle che da quel giorno sono salite al cielo.
L'unica risposta è la pace, contro tutte le violenze che tolgono
all'altro il diritto a esistere".
"Non siano deluse le scintille di speranza per le legittime
aspirazioni del popolo israeliano e del popolo palestinese", ha
proseguito Zuppi. "Non c'è pace duratura senza giustizia, ma non
c'è vera giustizia se l'altro non è riconosciuto come persona,
non come strumento o ostacolo". "Uccidere, anche con le parole,
è bestemmiare Dio", ha concluso il presidente della Cei,
invitando a essere "operatori di pace".
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