Melania Rea, l'intervista al fratello Michele: «La fiction? Può aiutare altre donne»

A quindici anni dall’assassinio di Melania Rea, uno dei casi di femminicidio più sconvolgenti degli ultimi anni, la sua storia diventa una serie tv. In effetti quello di Melania non fu un femminicidio, benché uccisa da suo marito, perché la legge ancora non esisteva. Ma, sicuramente, la sua tragedia è stato lo spartiacque che ha poi consentito una svolta per i reati di genere. A produrre la serie è Hbo, che annovera tra i suoi successi “Sex and the city” e “Il trono di spade”. La presentazione ufficiale di “Melania Rea - Oltre il caso” a Roma, alla Festa del Cinema che si terrà dal 13 al 25 ottobre. Ad interpretare Melania, l’attrice Maria Esposito, lanciata dalla serie Rai “Mare fuori”, mentre Daniele Rienzo sarà Salvatore Parolisi, suo marito. Ne parliamo con il fratello di Melania, Michele Rea.

Michele una fiction per ricordare Melania. Com’è nata questa idea? Avete avuto contatti con la produzione?

«È stato tutto concordato. Ci è stato detto che c’era la volontà di voler fare questa fiction. Ne abbiamo parlato, abbiamo approfondito un po’ il taglio che volevano dargli e poi abbiamo offerto la nostra collaborazione. Abbiamo sempre chiesto, nel massimo rispetto della vicenda, che quello che si raccontava, oltre al fatto in sé, doveva essere di esempio e monito a chi si trova in queste situazioni. Magari, vedendo questa serie, tante donne potrebbero rispecchiarsi e accorgersi che stanno vivendo una storia malata. L’intento nostro, della sua famiglia, è questo: raccontare per dare una mano, per sensibilizzare».

Avete già visto qualche spezzone del film? Avete avuto un rapporto con gli attori?

«Sì, abbiamo incontrato gli attori. Abbiamo avuto modo di raccontare chi era Melania e come viveva nelle ultime settimane di vita. Abbiamo avuto modo di leggere la sceneggiatura. Siamo rimasti contenti, era quello che volevamo, quello che chiedevamo».

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Quanto fa male vedere delle scene in una serie tv che racconta il vostro più grande dolore?

«Tanto, perché alla fine rivivi quei momenti, quei giorni, quei pensieri. In questi anni ciò che più mi è mancato, oltre la persona e il rapporto con Melania, è stato viverla, sentire il suo nome... a me manca tanto proprio pronunciarlo nel quotidiano».

Il caso di Melania è stato un po’ uno spartiacque. Dopo qualcosa è iniziato a cambiare.

«Sì. È iniziato a cambiare con la legge sul femminicidio. Oggi il colpevole ha l’ergastolo. Ciò che purtroppo a noi non è successo: per noi, l’abbiamo sempre detto e ripetuto. è stata una giustizia a metà. È stato trovato un assassino, è stato riconosciuto l’assassino, ma abbiamo avuto giustizia a metà. Perché la pena è sempre più dura per chi resta e chi deve andare avanti in questa triste vicenda».

Vittoria, la figlia di Melania, orfana di femminicidio, ha però avuto una famiglia che le è stata vicina e l’ha protetta. Come sta crescendo?

«È stata dura per noi, è stata dura per lei. Crescerla, fargli capire che cosa era successo non è stato semplice. Per fortuna siamo stati molto seguiti da psicologi ed esperti e lei sta crescendo col dolore di non avere una madre ma con una bella famiglia alle spalle. Penso che con Vittoria abbiamo fatto un buon lavoro, perché nonostante tutto è una ragazza serena».

Il padre l’ha mai contattata?

«No, assolutamente. Non ha fatto il papà quando doveva farlo, quando è nata, quando era malata. Non c’è mai stato ed è sempre stata una sua scelta. Si è tolto da solo la possibilità di viverla, da subito. I figli sono sempre di chi li cresce, non di chi li fa. Noi l’abbiamo cresciuta».

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Quanta rabbia fa pensare che l’assassino di Melania tornerà libero?

«Tanta. Vent’anni di carcere li sconta anche chi fa reati diversi da un omicidio. Oggi, con la legge, la pena è l'ergastolo. A noi è stato dato un contentino. Sicuramente non c’è equiparazione».

Cosa si potrebbe fare ancora di più per tutelare le donne?

«Sicuramente sensibilizzare nelle scuole, far ritornare la cultura della donna. Oggi l’educazione civica non si fa più eppure era importante per diventare un buon cittadino, un buon ragazzo. La donna va aiutata, come quanti sono in difficoltà. Uomo o donna che sia, c’è bisogno di aiutare il prossimo».

Andrete a Roma per la presentazione?

«Purtroppo no, per impegni».