Dalle spiagge agli approdi, sprint sulle concessioni: nuove regole per i bandi

Spiagge, il termometro della tensione è in salita: il cosiddetto bando tipo stilato dal governo (su input del ministero della Infrastrutture guidato da Salvini) per assegnare le concessioni demaniali ha ulteriormente aumentato le preoccupazioni di quanti sperano di poter salvare le loro concessioni. A Napoli l’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno centrale è al lavoro per preparare i bandi delle spiagge a cui seguiranno quelli degli approdi. Il presidente Eliseo Cuccaro ha detto e ripetuto varie volte che saranno annullati tutti i tentativi di rinvio, «le gare vanno fatte perché assicurano trasparenza, benefici agli utenti e anche maggiori introiti per le casse dello Stato». Intanto, però, sono scesi in campo le associazioni di categoria.

Le associazioni

Assobalneari ha fatto sapere che la bozza del bando tipo per le concessioni demaniali è stata letta da molti come il via libera automatico alle gare. «Non è così - assicura Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari Italia, Federturismo di Confindustria -. Il bando tipo è uno strumento amministrativo che definisce la modalità di un’eventuale procedura selettiva, non stabilisce se la gara debba essere fatta». E aggiunge. Assobalneari chiederà al Mit «la riapertura del Tavolo tecnico nazionale per completare la mappatura della risorsa su scala nazionale, includendo anche laghi e fiumi, per i quali la ricognizione non è stata ancora completata». Per Licordari, la sequenza deve essere chiara: prima la mappatura completa della risorsa, poi la verifica della scarsità, quindi l’accertamento dei presupposti e solo successivamente, qualora questi ricorrano, l’eventuale procedura selettiva e l’applicazione del bando-tipo».

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Il nodo

Altro nodo centrale è quello degli indennizzi al concessionario uscente. A Napoli, ma in tutta la Campania questo aspetto è molto sentito. Per Assobalneari limitarli agli investimenti non ancora ammortizzati e a quelli più recenti rischia di non rappresentare «il reale valore dell’impresa, anche perché l’incertezza normativa degli ultimi anni ha fortemente frenato gli investimenti». Per Assobalneari, insomma, deve essere riconosciuto anche il valore aziendale e l’avviamento, determinati con criteri tecnici e oggettivi.

Molti concessionari hanno ricevuto inizialmente poco più che aria, sole e sabbia e su quella base hanno costruito nel tempo un’impresa, una clientela, un’organizzazione e una reputazione. Chi subentra non riceve soltanto una spiaggia, ma anche un valore economico già creato. Questo valore non può essere ignorato». Assobalneari Italia, insomma, non contesta il bando-tipo, ma chiede che venga utilizzato nell’ordine corretto: prima si accerta se la risorsa è scarsa; solo dopo, se ne ricorrono i presupposti, si parla di gara. Sullo stesso tema è intervenuto anche il sindacato italiano balneari, Sib. «Il bando tipo è certamente un atto utile e importante per l’esercizio omogeneo delle funzioni amministrative, ancorché permangano criticità (indennizzi, offerta economica, requisiti di partecipazione) frutto perlopiù del quadro normativo vigente». Il provvedimento «si inserisce in un contesto legislativo ancora poco chiaro, che non assicura né l’esercizio ordinato delle funzioni amministrative né la corretta applicazione della cosiddetta direttiva Bolkestein, anche alla luce della recente giurisprudenza. Quest’ultima ha infatti evidenziato la necessità di un previo accertamento della «scarsità della risorsa», la validità di talune proroghe al 2033 e i possibili «motivi imperativi di interesse generale» a tutela delle aziende attualmente «operanti». Insomma l’attuale incertezza normativa rischia di produrre effetti persino peggiori di una scorretta applicazione della direttiva Bolkestein. I tempi, evidenzia il sindacato, «sono stringenti: il rischio è che, mentre prosegue il confronto istituzionale sul bando tipo tra ministeri, Regioni ed Enti locali, questi ultimi procedano in ordine sparso con la pubblicazione di bandi disomogenei e dannosi per l’intero settore».

Le alternative

Ma non in tutto il Paese è così. L’Adsp del mare Tirreno centrale ha già varato alcuni bandi per gli approdi di Castellammare e altri sono già pronti: secondo molti esperti, tra cui giuristi in forza all’Avvocatura dello Stato, hanno ritenuto che la strada seguita in Campania dall’Adsp è corretta e i tempi per le gare potranno essere rispettati.

Modelli normativi che vanno coniugati alla luce del bando tipo - quello definito dal ministero Salvini - che punta a trovare un punto di equilibrio tra libero mercato, logiche legate alla concorrenza e rispetto del territorio».