Migranti, chi sono i dublinanti e perché 80mila potrebbero tornare in Italia da Germania, Svizzera e Austria. E si aggiunge anche la Finlandia

Dopo quasi quattro anni di stop, i «dublinanti» tornano verso l'Italia. Germania, Svizzera e Austria hanno avviato, o annunciato, la ripresa dei trasferimenti dei richiedenti asilo che, secondo le regole europee, devono essere presi in carico dal nostro Paese. E a loro nelle ultime ore si è unita anche la Finlandia.

Una partita che rischia di riaprire un dossier rimasto congelato dal dicembre 2022. E dietro ci sono numeri pesanti: fino alla fine del 2025, all'Italia sarebbero arrivate circa 80mila richieste di presa in carico, mentre i trasferimenti ordinari erano stati di fatto bloccati.

Germania, Svizzera e Austria riaprono i trasferimenti

La prima a muoversi è stata la Germania. Berlino ha chiarito di voler tornare ad applicare le regole sui trasferimenti verso l'Italia e la Grecia.

Per il governo tedesco, il funzionamento del sistema di Dublino resta una condizione fondamentale anche alla luce del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo. Berlino puntava a far ripartire i trasferimenti già dal 12 giugno 2026, data di applicazione delle nuove norme europee.

Adesso si muove anche la Svizzera

Dopo quasi quattro anni di stop, Berna ha annunciato che i primi voli verso l'Italia sono già stati prenotati e che i trasferimenti riprenderanno dalla fine di agosto.

Magdalena Baker, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione (Sem), ha spiegato che inizialmente si tratterà soltanto di singoli casi. La ripresa, ha precisato, sarà graduale e avverrà sulla base delle interlocuzioni con le autorità italiane.

E c'è anche l'Austria

Nel tardo pomeriggio di mercoledì 19 agosto, le autorità austriache hanno annunciato di aver iniziato a trasferire nuovamente verso l'Italia alcuni «dublinanti». 

Chi sono i «dublinanti»

Ma chi sono, esattamente, i migranti che questi Paesi vogliono riportare in Italia? Il termine deriva dal Regolamento di Dublino, il sistema europeo che stabilisce quale Stato sia responsabile dell'esame di una domanda di protezione internazionale.

I criteri sono diversi. Possono entrare in gioco i legami familiari, il rilascio di un visto o di un permesso di soggiorno. Per l'Italia, però, conta soprattutto un altro elemento: il primo ingresso nell'Unione europea.

È il caso, ad esempio, di un migrante che arriva in Italia, viene identificato e poi prosegue autonomamente verso la Germania, la Francia, la Svizzera o un altro Paese europeo. Se presenta domanda di asilo una volta arrivato a destinazione, le impronte digitali registrate nella banca dati Eurodac possono far emergere il suo precedente passaggio dall'Italia. A quel punto, se in base ai criteri europei la responsabilità resta italiana, lo Stato nel quale si trova il richiedente può chiedere a Roma di prenderlo o riprenderlo in carico.

La richiesta, però, non si trasforma automaticamente in un trasferimento. Possono esserci ricorsi, scadenze dei termini, problemi legati alla reperibilità del richiedente o altre circostanze che impediscono il rientro. Il punto è che, per un Paese di frontiera come l'Italia, il numero potenziale delle persone da riprendere in carico può essere particolarmente elevato.

Perché i trasferimenti sono stati bloccati

Il meccanismo si è inceppato alla fine del 2022. Il 5 dicembre di quell'anno l'Unità Dublino del ministero dell'Interno comunicò agli altri Paesi europei la necessità di sospendere temporaneamente i trasferimenti verso l'Italia. La motivazione ufficiale era la mancanza di posti nel sistema di accoglienza, sottoposto alla pressione degli arrivi alle frontiere marittime e terrestri.

Da quel momento i trasferimenti ordinari si sono sostanzialmente fermati. Sono rimaste alcune eccezioni, soprattutto nei casi legati all'unità familiare e alla tutela dei minori. Ma il meccanismo ordinario è rimasto bloccato. Nel frattempo, però, le richieste hanno continuato ad accumularsi.

Tra il 5 dicembre 2022 e il 31 dicembre 2025 sarebbero state circa 80mila le domande rivolte all'Italia per la presa in carico dei «dublinanti». A queste richieste, però, non sono seguiti i normali trasferimenti verso il nostro Paese.

I numeri prima dello stop

Per capire quanto sia stato eccezionale il blocco basta guardare agli anni precedenti. Tra il 2018 e il 2022 erano stati effettivamente ritrasferiti in Italia 17.605 richiedenti asilo. Nel 2018 erano stati 6.468. Nel 2019, 5.987. Con la pandemia i numeri erano crollati: 1.367 trasferimenti nel 2020 e 1.468 nel 2021. Nel 2022 il dato era poi risalito a 2.315. Andando ancora più indietro, i trasferimenti verso l'Italia erano stati 3.344 nel 2014, 2.963 nel 2015, 4.512 nel 2016 e 5.948 nel 2017. Prima dello stop deciso alla fine del 2022, dunque, ogni anno migliaia di richiedenti asilo venivano effettivamente riportati in Italia.

I dati Eurostat

Nel 2025 l'Italia è risultata il Paese europeo destinatario del maggior numero di richieste di trasferimento: 24.152. Al secondo posto la Germania, con 16.519 richieste, seguita dalla Croazia con 12.358. La Germania, però, è stata anche il Paese che ha presentato più richieste agli altri Stati europei: 35.933.

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