Miley con Bass Persuades, il suo decimo album in studio, ci mostra cosa significa rallentare (e innamorarsi) per una pop star. Fra dancefloor e paure
Nella Primavera di Botticelli tutti guardano la Venere. È al centro, sembra la protagonista del dipinto. Ma a destra, subito dopo la vera Primavera, c'è Clori, o meglio conosciuta come Flora (nella mitologia romana), la ninfa-sposa di Zefiro. Secondo il mito, dopo il matrimonio, forzato, con il dio del vento, Flora inizia a sbocciare e nel quadro la vediamo mentre dà alla luce il primo fiore, dalle labbra. Miley, senza più Cyrus, si fa ritrarre da Mert Atlas nella stessa metamorfosi per la copertina dell'album Bass Persuades, pubblicato il 18 settembre. E ad ascoltarlo sembra di assistere a una piccola (perché pur sempre stagionale) rinascita della dimensione emotiva della pop star.
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Mert Alas
La conferma arriva dai video dei singoli dell'album. Con il primo, che arriva a distanza di 18 mesi dall'ultimo progetto musicale, Something Beautiful, che già ci aveva introdotto a una sua rivoluzione musicale, tutta elettronica, Miley ha stabilito il tono dell'intera scrittura di Bass Persuades. Dance, assolutamente pop-rock, straniante in alcuni punti, iper melodico tanto quanto End of the World in altri. Ma, come scrive lei su Instagram, «La musica si impossessa di noi». Così, nel mini film coreografato da Sergio Reis, la talentuosa mente creativa della fortunata Rush di Troye Sivan o dell'intera performance di Tate McRae imbevuta d'oro colato a Chicago per il Lollapalooza, la Disney Legend si rivela nella sua versione clubbing addicted. E qui inizia il primo straniamento, perché nessuno, soprattutto quelli della Gen Z, balla più così. Lo facevano Madonna, Britney o Michael Jackson. Vestita di bra, calze, tacchi e leather hat nero, tutto firmato Saint Laurent, fra le pareti di un locale da biliardo, fa pensare a Relax o a Étienne di Guesh Patti, ma Miley non vuole scuotere soltanto il dancefloor (o risvegliarlo, piuttosto), ci sta mostrando la sua nuova “pace”. Che include per forza di cose essere una performer, una vocalist (come la sua godmother recentemente scomparsa, Dolly Parton), ma anche una ragazza che dopo vent'anni di carriera sa quando fermarsi, e definirsi innamorata.

Dolly Parton e Miley ai GRAMMY Awards, 2019Kevin Mazur/Getty Images
Miley in Bass Persuades cerca un nuovo equilibrio, anche in amore
Lo ascoltiamo in Let's Get Merried, terza traccia dell'album co-scritto e prodotto da Kid Harpoon, Michael Pollack, The Monsters & Strangerz e dal fidanzato Maxx Morando, secondo protagonista del video della canzone. Non sappiamo quando si sposeranno, ma Miley si chiede ancora «What did I do to deserve you?»: le farfalle ci sono tutte, e ha giustamente la voglia di godersele. Infatti, le rivendica nella prima ballad su piano elettrico dell'album, Orbit, in cui letteralmente riconosce che il suo centro di gravità permanente ha delle nuove coordinate: non vuole spezzare l'incantesimo dell'amore («And the gravity is vital, else I'd float away / And the feeling, I can't shake it / And the spell, I just can't break it»). Con Aftermath, che attenzione, in italiano si traduce come «conseguenze», si lamenta un po' della necessità di prendere tutto troppo sul serio, alternando un ritmo synth incalzante a quella sensazione della malinconia del futuro che arriva sempre quando tutto sta andando troppo bene: abbiamo paura che finisca e vogliamo raggiungere la prossima oasi felice senza passare dal via.
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Maxx Morando e Miley alla Hollywood Walk of Fame Star ceremony, 2026Emma McIntyre/Getty Images
Anche in REDLIGHTS, unica traccia salvata in caps lock, continua a parlare al suo lover su un groove slow-disco molto orecchiabile e archi anni '70: lo seguirebbe ovunque senza paura, come fosse il suo faro nella notte, la sua era wild è finita. Eppure scrive «I shave my legs and when I put on lotion / Only thing that's on my skin, so close to nothing / But a poodle-shaped bruise /
Just the lotion and you» per aprire la seconda strofa, sussurrata e iper melodica, di Neon Signs, cantata con Andrew Wyatt. Scorrevole come la night company a cui ambiscono nel pezzo.
Arriva poi Innocent Ways. In tutto sono 10 canzoni e l'album è velocissimo, leggero, di 37 minuti. Qui cambia il suo interlocutore: sta parlando alle ragazze come lei, alle sue sorelle, ma anche alla sua nello specifico, Noah. Di certo è la hit più electropop: oltre a citare Blondie, rivendica la controversia di fare festa e cercare allo stesso tempo un equilibrio. «Grace comes with age, but don't tell her / Fall out from the fame, claim my mother's maiden name / Lips in crimson shades, how I love her». E chiude, anche se dopo segue un «remixx» ancora più elettronico della traccia che dà il titolo all'album, Snow. Una ballad piena di sintetizzatori che mostra il lato più fragile di Miley, dove cadere in slow motion come la neve, o semplicemente rallentare, la spaventa, e tanto.
Se visivamente Something Beautiful l'aveva aiutata a giustificare un'idea creativa precisa a 360 gradi (glamour e potente) che le ha permesso di togliersi definitivamente qualunque tipo di etichetta (ex-Disney girl, just a vocalist, crazy pop star o Tennessee girl), perché ha fatto di tutto, con Bass Persuades ammette di non aver ragionato più in quest'ottica, ovvero con l'idea che tutto debba rientrare in una categoria: non le interessa più. «I want to be saved by a different religion», lo dice subito nella seconda traccia, quasi goth, Different Religion, realizzata in collaborazione con Model/Actriz. Miley sta nel suo. E anche se i «Kids don't wanna dance», lei ha una voglia matta di ballare, rilassarsi, innamorarsi e rincorrere un ideale, volutamente confuso, del suo orbitare sulla Terra.
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