Monster: La storia di Lizzie Borden, cosa c'è di vero? Dalla sorella Emma al famoso vestito bruciato

Lizzie Borden torna al centro del mondo true crime, questa volta con il volto di Ella Beatt nel ruolo di protagonista della quarta stagione di Monster: La storia di Lizzie Borden. La serie antologica di Ryan Murphy e Ian Brennan che prende spunto da alcuni dei casi criminali più famosi della storia americana è già arrivata su Netflix con una nuova storia decisamente cupa.

Il caso è quello che da oltre un secolo alimenta libri, tv, documentari e teorie. Nel 1892 Lizzie fu accusata dell'omicidio a colpi '’ascia del padre Andrew e della matrigna Abby. Al termine del processo, però, venne assolta e non è mai stato stabilito chi fosse il responsabile dei delitti.

Ed è proprio qui che la serie si prende le sue libertà. Monster parte da elementi realmente documentati, ma li trasforma in una narrazione fortemente romanzata, aggiungendo personaggi e avvenimenti che non fanno parte della storia conosciuta. Lo stesso team creativo ha spiegato di aver utilizzato la vita della vera Lizzie come punto di partenza per costruire una versione in parte immaginata del personaggio.

Dalla presenza di Aileen Wuornos al rapporto con Bridget "Maggie" Sullivan, fino agli episodi più controversi raccontati nella serie, ecco dove finisce la cronaca e dove comincia la fiction di Monster: La storia di Lizzie Borden.


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Lizzie Borden ha davvero ucciso i suoi genitori?

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La risposta, per quanto possa sembrare sorprendente, non è mai arrivata. Per capire perché il nome di Lizzie sia diventato legato a quei delitti del 1892 bisogna tornare a Fall River, nell'estate del 1892. In una casa appartenente a una delle famiglie benestanti della cittadina, Andrew Borden (70 anni) e sua moglie Abby (64 anni) furono trovati morti a poche ore di distanza l'uno dall’altra. La madre venne aggredita con 12 colpi di accetta mentre il padre venne assassinato dopo 90 minuti mentre riposava, tanto da essere ritrovato dai soccorritori con il volto sfigurato.

La scena del crimine lasciava pochissimi indizi e restringeva inevitabilmente il campo a chi si trovava nell'abitazione. In quel momento, oltre alle vittime, c'erano soltanto la figlia Lizzie e la domestica irlandese Bridget Sullivan. Lizzie, 32 anni, viveva ancora con il padre e la matrigna. Dettaglio questo che ha attirato rapidamente l'attenzione degli investigatori.

Poi emersero altri dettagli destinati a complicare ulteriormente la vicenda. Nei giorni precedenti, diversi membri della famiglia avevano accusato forti disturbi gastrointestinali e Abby aveva persino pensato che qualcuno potesse aver tentato di avvelenarla. Durante gli interrogatori, inoltre, alcune versioni fornite da Lizzie non sembrarono combaciare. Un farmacista raccontò anche di una presunta richiesta di veleno.

Gli indizi, però, non bastarono a trasformare i sospetti in una condanna. Quando Lizzie arrivò davanti alla giuria, la sua difesa riuscì a mettere in discussione la ricostruzione dell'accusa. Ed ecco che dopo poco più di un'ora di consulti, arrivò l'assoluzione.

E così, nonostante oltre un secolo di ipotesi, nessuno è mai stato condannato per gli omicidi di Andrew e Abby Borden. Lizzie trascorse il resto della sua vita da donna libera, mentre il suo nome continuò a essere associato a uno dei più celebri casi irrisolti della storia criminale americana. Anche il modo in cui la vicenda fu raccontata all'epoca conta. L'idea che una donna potesse compiere una violenza di quella portata sembrava inconcepibile a molti e contribuì a influenzare il dibattito intorno al caso.

Lizzie Borden ha bruciato un vestito: perché?

Tra gli episodi più discussi emersi in aula c'è quello dell'abito. Lizzie lo avrebbe distrutto dandolo alle fiamme dopo gli omicidi. A riferirlo fu Alice Russell, una delle sue amiche più strette, che sostenne di averla vista bruciare il vestito. Un altro testimone aveva però dichiarato di aver visto Lizzie indossarlo proprio quel giorno.

Lizzie Borden ha davvero ucciso i suoi genitori con un'ascia?

Lizzie Borden fu assolta per gli omicidi del padre e della matrigna, ma c'è un'altra precisazione da fare quando si parla del caso. L'arma utilizzata per uccidere i Borden viene infatti spesso indicata come un'ascia. Più precisamente, però, si trattava di un'accetta: più adatta per essere impugnata con una sola mano.

Lizzie Borden aveva una relazione lesbica con la sua domestica?

La storia tra Lizzie Borden e Bridget Sullivan raccontata in Monster: La storia di Lizzie Borden è uno dei casi più lontani da ciò che sappiamo realmente oggi. Sullivan lavorava per la famiglia Borden come domestica e, la mattina degli omicidi, era una delle poche persone presenti in casa. Non esistono però testimonianze che documentino una relazione sentimentale con Lizzie, né prove che le due fossero legate da un rapporto intimo.

La coppia immaginata dalla serie in realtà era già comparsa nel romanzo Lizzie di Evan Hunter del 1984 e nel film Lizzie del 2018. Si tratta, quindi, di una ricostruzione narrativa che precede di molto la versione di Monster.

Anche il modo in cui Lizzie si rivolgeva alla domestica è curioso. La chiamava Maggie, anziché Bridget. Dopo il processo, Sullivan si allontanò dal caso: tornò per un periodo in Irlanda, per poi rientrare negli Stati Uniti, dopo essersi trasferita e successivamente sposata. La sua vita proseguì lontano da Lizzie e dalla fama che avrebbe circondato la vicenda.

monster: the lizzie borden story. ella beatty as lizzie borden in episode 402 of monster: the lizzie borden story. cr. courtesy of netflix © 2026pinterest

Netflix

Chi era Emma, ​​la sorella di Lizzie Borden?

A interpretare Emma Borden in Monster: La storia di Lizzie Borden è Billie Lourd. Chi era davvero la donna che, nella vita reale, rimase accanto a Lizzie quando la sorella finì al centro del caso? Emma era la maggiore delle due e aveva 40 anni. Non era sposata e, come Lizzie, abitava nella casa di famiglia. Al momento dei delitti, però, si trovava altrove: era andata a fare visita ad alcuni amici e non assistette quindi a ciò che accadde tra le mura domestiche. Il suo ruolo diventò dsvvero cruciale nelle settimane successive. Emma sostenne Lizzie durante il processo e depose in sua difesa, contestando alcuni degli elementi utilizzati dall'accusa per costruire il caso. La sua posizione, tuttavia, è più sfumata di quanto potrebbe sembrare. Emma non dichiarò che Lizzie fosse innocente, e neanche formulò una versione alternativa degli omicidi che scagionasse esplicitamente la sorella. La sua testimonianza servì soprattutto a mettere in discussione le prove presentate contro di lei.

Perché Lizzie Borden ha commesso un doppio omicidio?

Che cosa avrebbe spinto Lizzie a fare ciò che ha fatto? È una delle domande a cui Monster: La storia di Lizzie Borden prova a dare una risposta, costruendo attorno alla protagonista un passato familiare molto tormentato. Nella versione di Ryan Murphy, la violenza domestica diventa così una possibile chiave di lettura dei suoi comportamenti.

La documentazione storica, però, non permette di sostenere questa ricostruzione. Non abbiamo prove che Lizzie fosse cresciuta in un ambiente violento. È una teoria elaborata negli anni da alcuni autori, ma resta appunto una teoria.

Il denaro è un'altra delle spiegazioni che hanno alimentato le ipotesi sul caso. La morte dei genitori avrebbe lasciato alle due sorelle un'eredità consistente, anche se non esiste una prova che colleghi direttamente l'eredità agli omicidi.

Sappiamo invece che le questioni economiche avevano già creato qualche attrito in famiglia. Nel 1887 Andrew Borden acquistò una casa per la cognata Abby, una scelta che non piacque a Lizzie. La figlia interpretò quel gesto come un'ingiustizia. Secondo lei, infatti, il padre stava privilegiando i parenti della moglie, nonostante fosse conosciuto per la sua estrema attenzione alle spese.

C'è un legame di parentela tra Lizzie e Aileen Wuornos e la contessa Elizabeth Bathory?

Ryan Murphy inserisce nella storia di Lizzie anche Aileen Wuornos ed Elizabeth Báthory, due figure che appartengono a epoche e vicende completamente diverse dalla sua. Nella realtà, Lizzie Borden non aveva alcun rapporto con Wuornos o Báthory: il loro accostamento è una scelta dell'adattamento, che riunisce sotto lo stesso racconto tre celebri figure femminili associate agli omicidi. Ora, su Netflix.