Manuela Caucci, assessore alle politiche dell’integrazione: "La difficoltà maggiore è la lingua"

L’assessore alle politiche integrative, Manuela Caucci

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L’assessore Manuela Caucci, con delega ai servizi sociali, al welfare e alle politiche dell’integrazione, parla della situazione immigrati ad Ancona. "I numeri degli stranieri che arrivano ad Ancona al momento sembrano essersi stabilizzati. i posti che ci sono bastano per la richiesta che c’è".
Assessore, quali sono i progetti del Comune e di che numeri si parla?
"Attualmente abbiamo due progetti di accoglienza, uno per nuclei familiari e persone maggiorenni, e uno invece dedicato ai minori stranieri non accompagnati. Sono entrambi progetti Sai (sistema di accoglienza e integrazione, ndr), finanziati dal ministero. Riguardano persone che arrivano in Italia e che diventeranno titolari di permessi di soggiorno previsti dalla normativa vigente. I richiedenti asilo, invece, sono un altro aspetto e se ne occupa la prefettura. Per i minori stranieri non accompagnati abbiamo 50 posti. Sono dislocati in tutta la regione, anche se fanno capo al nostro Comune. Per gli adulti, invece, i posti attualmente sono 68 e le persone in questione sono accolte in tredici appartamenti che sono sul nostro territorio comunale. Da gennaio a oggi per gli adulti abbiamo avuto nove nuclei familiari. Quattro di questi nove hanno già concluso l’accoglienza. Attualmente ce ne sono cinque".
Provenienti da quali Paesi?
"Soprattutto da Camerun, Somalia, Costa d’Avorio, Pakistan e Perù".
Quali sono le difficoltà che gli stranieri di Ancona devono affrontare?
"La lingua, innanzitutto. Gli uomini lavorano e riescono a imparare un po’ più velocemente. I bambini la imparano a scuola, il problema resta quello delle donne. Ci sono tante associazioni che fanno corsi di italiano, ma molte di loro non parlano italiano. Anche a causa di differenze culturali di base. Per esempio facciamo fatica a proporre visite senologiche gratuite, non c’è l’idea della cura e del servizio sanitario come ci sono da noi".
"Abbiamo il cosiddetto tavolo povertà, a determinate scadenze ci incontriamo con le associazioni che si occupano di integrazione. La casa è il primo problema, tant’è che stiamo cercando di istituire un tavolo ’abitare’. Ma è un problema trasversale, cioè non solo degli immigrati".
Quale percorso per i minori stranieri non accompagnati?
"Dipende dall’età. Chi è a carico del Comune è dai 14 anni in su. Fino a 16 vanno tutti a scuola, fanno corsi di italiano, prima di tutto, e si cerca di avvicinarli anche ad alcune attività lavorative e artigianali, e poi fanno un orientamento per la conoscenza del territorio. Dai sedici in su, invece, cerchiamo di orientarli nei corsi specializzanti per dare loro una prospettiva lavorativa. Il problema è che per molti di questi ragazzi, prevalentemente di sesso maschile, appena riesci a organizzare per loro un progetto di vita poi diventano maggiorenni e si perde la possibilità di seguirli ulteriormente".
Giuseppe Poli
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