Era stata coraggiosa. Appena ventenne aveva deciso di essere anche lei, come la madre, «un'orgogliosa testimone di giustizia». Una «scelta di libertà interiore per ripartire con la vita» e si era costituita parte civile contro il padre che le aveva portato via il suo più grande affetto.
Aveva collaborato alle indagini, aveva deposto dietro un paravento, senza timori, chiedendo a quell'uomo, da cui non ha mai voluto le scuse e poi condannato all'ergastolo, di dire la verità. Si è tolta la vita Denise, la figlia di Lea Garofalo, la donna che ha scritto una pagina della storia italiana per aver sfidato la 'ndrangheta: aveva deciso di collaborare con la magistratura ribellandosi alla cultura dei clan e pagando, però, un prezzo altissimo.
La famiglia di Denise
Nel 2009 è stata uccisa dall'ex compagno e padre di Denise, Carlo Cosco, che con altri complici della cosca calabrese aveva organizzato un piano convincendola a lasciare il programma di protezione a cui era sottoposta assieme alla figlia allora adolescente. Era stata attirata in trappola a Milano e ammazzata, bruciata e fatta a pezzi nei dintorni di Monza. Pochi resti furono ritrovati in un tombino solo nel 2012, dopo le rivelazioni di uno dei complici di quello che era stato un agguato premeditato in perfetto stile mafioso. Una vicenda per cui Denise è rimasta segnata, ma a cui, anche con l'aiuto di Don Luigi Ciotti e della nuova «famiglia» rappresentata da Libera, è riuscita a reagire.
Ai funerali della mamma, organizzati da Palazzo Marino nel 2013 in piazza Beccaria, lei c'era. Li ha seguiti dietro una finestra, senza esporsi, ma con un altoparlante ha celebrato ancora una volta la «forza» della madre Lea, che lei aveva raccolto e fatto sua. «Se è successo tutto questo - aveva detto - è solo per il mio bene e non smetterò mai di ringraziarti».
Sotto protezione
Denise è rimasta sotto protezione fino al 2018. Poi, ha cambiato nome, identità, ha ottenuto un lavoro, ha vissuto in una località segreta, con un bimbo che ora ha quasi 4 anni, sempre sotto la tutela del Servizio Centrale di Protezione della Polizia. Forse, però, non ha più retto alla solitudine, al dolore e al peso del passato. Domenica si è lanciata nel vuoto da una finestra e oggi, dopo aver lottato ancora una volta, se ne è andata. «Oggi è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente - sono le parole di Don Ciotti -. Il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l'intera vita di Denise, i due piani della bilancia che a lungo ha provato, con tutte le sue forze, a tenere in equilibrio. Oggi però qualcosa, in quel fragilissimo equilibrio, si è spezzato per sempre».
Il presidente di Libera e del Gruppo Abele, che ben la conosceva, ha parlato di una giovane donna «inquieta e sensibile» e ha aggiunto: «nel restare fedele al percorso di riscatto iniziato da Lea, la sua adorata mamma, Denise ha dovuto vivere per anni nascosta, senza però mai rassegnarsi davvero, perché il suo sogno era sentirsi finalmente libera e autonoma». E ancora: «Proprio come Lea, Denise aveva infatti una grande sete di vita, di libertà e di amore. Vogliamo adesso immaginarla riunita in un grande abbraccio con la sua mamma. Vorremmo dirle 'Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi', ma anche 'Grazie del tempo che abbiamo passato insieme'. Non giudichiamo la sua storia, non innalziamola e non compatiamola». Denise è morta a 35 anni, la stessa età che aveva la madre quando venne barbaramente uccisa per la scelta di diventare testimone di giustizia. Una scelta fatta per liberare la figlia dalle «catene» mafiose e per darle un futuro diverso e che lei ha seguito, a sua volta, senza alcun timore.
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