Morto durante l'arresto, sinistra contro la polizia. Tutti i precedenti di Fakir

21 luglio 2026

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Mentre la procura apre l’indagine sulla morte di Abderrahim Fakir e la polizia consegna le immagini delle bodycam, la sinistra ha già emesso la sua sentenza. Piovono interrogazioni alla Camera e al Senato, il sindaco dem di Bologna manifesta con i centri sociali in piazza e i parlamentari delle opposizioni fanno a gara a chi punta il dito contro la polizia. Quando ancora non sono state accertate le responsabilità, dal momento che il video mostra soltanto i due agenti mentre bloccano l’uomo a terra che cerca di liberarsi. Poi, l’arresto cardiaco.

Il centrodestra, al contrario, ha un atteggiamento più cauto: esprime cordoglio ai familiari della vittima, invita a non emettere condanne preventive e manifesta solidarietà alle forze dell’ordine.

Intanto, si può fare chiarezza sul passato del marocchino di 43 anni deceduto durante il fermo degli agenti intervenuti mentre dava in escandescenze nel quartiere Pilastro. I familiari hanno parlato di un solo piccolo precedente risalente a molti anni fa. La realtà è un’altra.

Abderrahim, arrestato una prima volta nel 2001 per detenzione di stupefacenti, fu condannato nel 2004 per reati legati sempre alla droga. Avrebbe dovuto scontare una pena detentiva di 4 anni e 2 mesi, con fine pena nel marzo 2008. Ma fu scarcerato grazie all’indulto nell’agosto 2006. A suo carico anche un arrestato in custodia cautelare con altre 53 persone per traffico di stupefacenti. Nel 2019 fu arrestato per resistenza e interruzione di pubblico servizio perché dava in escandescenze su un treno. Intervennero Polfer e 118, una dinamica molto simile a ciò che è accaduto ieri, ovviamente tranne il tragico epilogo. Infine, è stato denunciato per lesioni nel 2022.
Questo è il primo caso in cui viene applicata la nuova norma prevista nell’ultimo decreto sicurezza - il cosiddetto «modello 45 bis» - che in presenza di un reato consente di non indagare le persone coinvolte se si ritiene che l’abbiano commesso in maniera giustificata. È quello che in gergo viene chiamato scudo penale. Sono sei le persone iscritte - due poliziotti e quattro operatori del 118 - dalla Procura di Bologna nel registro modello 45-bis, in cui il pm annota i soggetti a cui è attribuito un reato commesso in presenza di un’evidente causa di giustificazione, un’annotazione che non costituisce formale iscrizione nel registro degli indagati, permettendo accertamenti preliminari senza immediate conseguenze processuali.

Deceduto durante i controlli, la Procura iscrive gli agenti al nuovo 45 bis. Fatti più estesi rispetto al video

Deceduto durante i controlli, la Procura iscrive gli agenti al nuovo 45 bis. "Fatti più estesi rispetto al video"

Il video girato dall’alto, al vaglio degli inquirenti, mostra un poliziotto a cavalcioni sulla schiena e uno sulle gambe, e un’altra persona che gli tiene ferme le caviglie. Il marocchino grida e cerca di divincolarsi per più di due minuti, a dimostrazione di quanto fosse complicato arrestarlo. Poi resta immobile. È il momento del decesso. La Questura di Bologna informa che le forze dell’ordine sono state chiamate sul posto ricevendo la segnalazione di una persona «in escandescenza», spiegando come «gli agenti, per contenere il soggetto», fossero «stati aiutati da altri cittadini, anche a seguito del danneggiamento di un’auto».

Intanto, a sinistra è partito il gran chiasso. Debora Serracchiani (Pd) chiede «verità e giustizia» e invita il ministro Matteo Piantedosi a riferire al più presto. Per Riccardo Magi (Più Europa) «non si può morire per mano dello Stato», stessa frase utilizzata dalla dem Laura Boldrini.

La 5 Stelle Gilda Sportiello esige «tutta la verità per una ferita che riguarda tutto il Paese», mentre Nicola Fratoianni di Avs chiede di dipanare le «zone d’ombra», e contesta le regole d’ingaggio degli agenti: «Occorre individuare responsabilità e rivedere le modalità e le tecniche di immobilizzazione da parte delle forze dell’ordine». La sorella di Fakir avverte: «Non mi darò pace finché mio fratello non sarà vendicato».

Il vicepremier Matteo Salvini invita le opposizioni a non fare «processi sommari», esprime solidarietà ai due poliziotti coinvolti e chiede ai familiari di Fakir di non parlare di «vendetta». E a proposito del sindaco, fa notare come «l’iniziativa di Lepore non contribuisca a svelenire il clima». Il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, invece, ritiene che questo sia il momento della «prudenza», perché ciò che occorre adesso è «fare tutte le verifiche del caso con la massima trasparenza».