Tra i 200 e i 300 euro in più l'anno, in media, per i mutui e un nuovo colpo per le imprese (con il tasso dei prestiti destinato a superare il 4,4%). È l'effetto, tradotto in numeri concreti, del nuovo aumento dei tassi di interesse di 25 punti base da parte della Bce su famiglie e imprese. Secondo le analisi di Facile.it, Fabi, Unione nazionale consumatori (Unc) e Associazione difesa utenti servizi bancari, il conto sulle rate dei mutui e sul costo dei finanziamenti sarà importante.
Come difendersi, quindi, dai rincari? Per chi deve scegliere oggi come finanziare la propria casa, la nuova fase dei tassi rende più interessante il fisso, soprattutto per chi ha ancora un variabile e valuta il passaggio a condizioni più stabili. Facile.it osserva che, se il variabile può offrire inizialmente una rata più bassa, il fisso blocca il costo del mutuo e protegge da ulteriori rialzi dell'Euribor. Alla luce delle previsioni, questa protezione può diventare conveniente anche nel medio periodo. Per chi ha già un mutuo a tasso variabile, l'aumento era già visibile da inizio anno.
Mutui e tassi, i calcoli
Su un finanziamento standard da 126mila euro in 25 anni, a gennaio la rata era di 578 euro, a settembre è arrivata a 614, con un aumento di 36 euro al mese. Dopo la nuova decisione della Bce, entro fine anno, secondo Facile.it, salirà a 631 euro, 53 euro in più rispetto all'inizio del 2026.
Il conto può crescere ancora: secondo i futures sull'Euribor, il parametro di riferimento per i mutui variabili, visti i possibili prossimi rialzi dei tassi, a giugno 2027 la stessa rata potrebbe raggiungere 651 euro, 73 euro sopra il livello di gennaio 2026. È questa traiettoria a rendere più delicata la scelta tra fisso e variabile: il secondo parte da condizioni più convenienti, ma resta esposto a ulteriori aumenti dell'indice. Da qui la stima più pesante di Facile.it: il prossimo anno il mutuatario preso a riferimento potrebbe pagare oltre 600 euro di interessi in più rispetto a gennaio scorso. Non è l'effetto del solo rialzo deciso oggi, ma dell'extra costo accumulato lungo la traiettoria prevista nei prossimi mesi. Antonio Tanza, presidente dell'Associazione difesa utenti servizi bancari, prevede, per un mutuo tra 125mila e 150mila euro in 25 anni, un aggravio tra 180 e 300 euro l'anno per effetto dell'aumento di 25 punti base. Per Massimiliano Dona, presidente dell'Unc, il rincaro per un mutuo standard sarà invece di circa 20 euro al mese. Il confronto tra tasso fisso e variabile non riguarda soltanto la rata iniziale. Secondo Facile.it, su un mutuo da 126mila euro in 25 anni, con finanziamento pari al 70% del valore dell'immobile, le migliori offerte variabili partono da un Tan del 2,65%, con una rata di 575 euro. Il fisso parte dal 3,15%, con una rata di 607 euro, circa 32 euro in più. Sono condizioni riferite a specifiche offerte e quindi anche al profilo del cliente e allo spread applicato dalla banca. Nelle proposte rilevate da Facile.it, lo spread sul variabile va dallo zero allo 0,35%, a seconda dell'offerta e dell'Euribor utilizzato. Per il fisso il parametro di riferimento è invece l'Irs, al quale la banca aggiunge lo spread. Il fixing dell'Irs a 30 anni, riferimento per un mutuo trentennale, è al 3,48%. Le migliori offerte a tasso fisso rilevate da Facile.it partono però dal 2,90% al 2,95%, perché il tasso finale dipende dalle condizioni della banca e dal profilo del cliente. La differenza resta contenuta, mentre il variabile è esposto alla possibile risalita dell'Euribor.
In questo scenario, per chi deve scegliere o ha già un variabile, la maggiore stabilità del fisso può diventare interessante anche in prospettiva. Anche i fissi, spiega Facile.it, risentono dell'aumento degli Irs, ma le banche stanno contenendo gli spread per mantenere competitive le offerte. Il mutuo non è l'unica voce interessata. Nei primi sette mesi dell'anno lo stock totale di mutui, credito al consumo e altri prestiti alle famiglie è aumentato di 12,92 miliardi (+1,9%), con il credito al consumo in crescita di 4,61 miliardi (+3,5%). A luglio il tasso medio sul credito al consumo era dell'8,68%. Fabi ha simulato cosa accadrebbe con un tasso al 9,5%: per un'auto da 20mila euro finanziata in sei anni la rata sarebbe di 365,49 euro al mese, per un viaggio da 5mila euro in quattro anni di 125,62 euro e per una lavatrice da 700 euro finanziata in cinque anni di 14,70 euro.
E se per le famiglie il termometro è la rata dei mutui, per le imprese è il tasso sui nuovi finanziamenti. A luglio il costo medio dei prestiti alle società non finanziarie era al 3,79%, dal 3,70% di giugno: per i finanziamenti fino a un milione di euro arrivava al 4,37%, oltre il milione era al 3,55%. Con il nuovo rialzo, l'attesa è per tassi oltre il 4,4%. A luglio i prestiti alle società non finanziarie sono cresciuti del 4,1% su base annua: per chi finanzia investimenti, scorte o capitale circolante, un altro aumento significa maggiori oneri finanziari. Anche per le imprese, quindi, la strategia migliore da seguire è ridurre l'esposizione al variabile, fissando o coprendo il costo del debito almeno per la parte più esposta ai rialzi, con finanziamenti a tasso fisso o, per le aziende più strutturate, strumenti come interest rate swap e cap.
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