Napoli, 14 luglio 2026 – Il mercato del lavoro a Napoli cresce più velocemente della media nazionale. Ma il divario con il resto del Paese resta ancora profondo e, soprattutto, dietro l’aumento degli occupati continua a pesare la precarietà. È la fotografia che emerge dal Rendiconto sociale 2025 dell’Inps dell’area metropolitana di Napoli, con numeri che mostrano un evidente cambio di passo sul fronte dell’occupazione ma che fanno scattare l’allarme dei sindacati sulla qualità dei nuovi posti di lavoro. Il dato più significativo riguarda proprio la crescita occupazionale. Nell’ultimo anno, nella città metropolitana di Napoli, l’incremento è stato dell’1,1%, contro appena lo 0,3% della media nazionale. Ancora più netta la riduzione della disoccupazione: il tasso è sceso al 17,9%, con una flessione di 2,1 punti nell’ultimo anno, mentre a livello italiano il calo si è fermato allo 0,3%. In discesa anche gli inattivi, diminuiti del 2,5% nell’ultimo triennio contro l’1,1% nazionale.
Tasso di occupazione ancora basso
Numeri positivi, dunque, ma ancora insufficienti a colmare il ritardo accumulato negli anni. Il tasso di occupazione è salito dal 40,2% del 2022 al 43,7% del 2025, mentre quello di disoccupazione è passato nello stesso periodo dal 20,6 al 17,9%. Resta però molto elevata la quota degli inattivi, pari al 46,6%, superiore sia alla media campana del 45,6% sia, soprattutto, al 33,3% nazionale. Anche il saldo fra assunzioni e cessazioni è positivo. Nel 2025, in provincia di Napoli, sono state registrate 366.351 nuove assunzioni a fronte di 347.180 rapporti di lavoro cessati. Ma la composizione dei nuovi contratti mostra tutte le fragilità del mercato del lavoro napoletano. Le assunzioni a tempo indeterminato sono scese dalle 79.975 del 2022 alle 75.730 del 2025, mentre i contratti a termine hanno raggiunto quota 290.621. In forte aumento anche il part-time, con 161.677 assunzioni nel corso dell’anno.
L'allarme dei sindacati
Ed è proprio su questo fronte che arriva l’allarme della Uil. "I dati confermano l’esistenza di una crisi occupazionale che presenta una forte caratterizzazione in termini di temporaneità e precarietà”, sottolinea il segretario generale della Uil di Napoli e Campania, Giovanni Sgambati. Per il sindacato “gran parte dei nuovi rapporti di lavoro è costituita da contratti a termine” e questo rappresenta «uno degli elementi più preoccupanti del quadro occupazionale”. A confermare la fragilità del sistema è anche l’aumento delle prestazioni di disoccupazione. Le domande legate alla cessazione dei rapporti di lavoro sono passate dalle 146.086 del 2022 alle 165.638 del 2025. Crescono anche le ore di cassa integrazione, salite da 6,3 milioni a quasi 7,6 milioni. Un fenomeno che, secondo il direttore della direzione di coordinamento metropolitano dell’Inps Napoli, Roberto Bafundi, è legato da un lato alla crescita dei contratti stagionali, soprattutto nel turismo, e dall’altro alle crisi e alle riconversioni aziendali.
La questione salariale
Resta aperta anche la questione salariale. Nel settore privato la retribuzione media giornaliera degli uomini si ferma a 89,7 euro, contro i 111,1 euro della media nazionale. Per le donne il dato scende a 67,7 euro, a fronte degli 82,6 euro italiani. Il Rendiconto Inps conferma così un doppio divario: quello territoriale fra Napoli e il resto del Paese e quello di genere, che riguarda sia i livelli occupazionali sia quelli retributivi. I sindacati chiedono ora di rafforzare anche i controlli. Secondo Sgambati, la dotazione di personale ispettivo in Campania sarebbe inferiore di circa il 50% rispetto alle necessità. “L’elevato numero di irregolarità riscontrate dimostra quanto sia necessario rafforzare la struttura ispettiva”, denuncia il leader della Uil, indicando in particolare il fenomeno dei contratti part-time che, in realtà, nasconderebbero prestazioni lavorative a tempo pieno.