Nasce con gravi lesioni perché non viene fatto il cesareo. Il tribunale condanna l'ospedale vent'anni dopo: oltre 3 milioni di euro alla famiglia

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La sentenza del tribunale di Arezzo arriva dopo una lunga vicenda giudiziaria. La vita del neonato fu compromessa proprio dalla decisione presa in sala parto

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Dopo oltre vent’anni si chiude, almeno in primo grado, una lunga vicenda giudiziaria nata dalle gravi lesioni riportate da un bambino durante il parto. Il tribunale di Arezzo ha condannato l’ospedale a risarcire la famiglia con oltre 3 milioni di euro, ritenendo che i medici avrebbero dovuto intervenire con un cesareo dopo i primi segnali di sofferenza del feto. La famiglia ha scoperto solo molti anni dopo che le condizioni del figlio erano legate a quanto accaduto durante la nascita.

Cos’è successo durante il parto

La vicenda risale a oltre vent’anni fa. La donna, alla sua prima gravidanza, era arrivata all’ospedale di Arezzo durante la notte, a travaglio già iniziato. Alle sette del mattino si è verificata la rottura delle membrane con la presenza di liquido amniotico tinto, un segnale di possibile sofferenza del feto. Secondo quanto ricostruito dal tribunale, nonostante questo il travaglio è proseguito e i medici hanno somministrato alla donna farmaci per intensificare le contrazioni. Solo in un secondo momento hanno tentato il parto con la ventosa. Il bambino è nato alle 8.26 in condizioni gravissime, senza respirazione spontanea, con il battito rallentato e un forte calo del tono muscolare, tanto da richiedere un’immediata rianimazione.

La causa e il risarcimento

Nei mesi e negli anni successivi il bambino ha manifestato gravi problemi neurologici, difficoltà nella deglutizione e crisi epilettiche, ai quali, per oltre dieci anni, la famiglia ha cercato una spiegazione. Solo tra il 2012 e il 2014 alcuni accertamenti specialistici hanno escluso patologie genetiche o congenite e hanno collegato le lesioni alla grave asfissia subita durante il parto. A quel punto i genitori hanno avviato una causa civile.

Secondo il tribunale, i segnali di sofferenza del feto avrebbero dovuto indurre l’équipe medica a interrompere il parto naturale e a eseguire un taglio cesareo. Per questo il giudice ha riconosciuto al figlio, oggi adulto e con un’invalidità permanente dell’85%, un risarcimento di circa 2,67 milioni di euro. Ai genitori ha riconosciuto circa 200 mila euro ciascuno per il danno subito, oltre al rimborso delle spese sanitarie, riabilitative e legali sostenute negli anni.

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