Sulla facciata restaurata del
palazzo di via Tommaso Carletti che ospita il Liceo Classico
viterbese, intitolato al partigiano eroe e martire, Mariano
Buratti, è ritornata alla luce insieme a un vortice di polemiche
la scritta del Ventennio: "Opera Balilla". Il dettaglio, emerso
durante i lavori di restauro commissionati dalla Provincia con
fondi Pnrr e monitorati dalla Soprintendenza, è stato segnalato
dal giornale online Tusciaweb, e ha rispolverato una parte della
storia dell'edificio che fu prima sede dell'Opera Nazionale
Balilla, poi della Gil, la Gioventù Italiana del Littorio.
La tensione nasce però da un cortocircuito simbolico: quel
liceo, che nel dopoguerra abbandonò l'intitolazione a Umberto I,
porta oggi il nome di un insegnante, ufficiale e soprattutto un
partigiano, annoverato tra le figure più importanti della
Resistenza viterbese e italiana. Buratti nasce a Bassano Romano,
paesino del Viterbese, nel 1902. Insegnante, militare, rientra
più volte nella Guardia di Finanza tra il 1941 e il 1943. Dopo
l'armistizio, passa alla clandestinità e organizza sui monti
Cimini la banda Buratti, formata in gran parte da ex militari e
suoi allievi. Catturato, viene detenuto a Regina Coeli e
fucilato a Forte Bravetta. In seguito, la Repubblica gli
conferisce la medaglia d'oro al valor militare.
Nei giorni scorsi il dibattito si è acceso, e infine è
sfociato nel sit-in di questa mattina davanti alla scuola a cui
erano presenti centinaia di viterbesi, il presidente dell'Anpi
Viterbo, Enrico Mezzetti, il vicepresidente del Consiglio
regionale, Enrico Panunzi (Pd) e numerosi esponenti della
sinistra locale. Al centro, incatenato al cancello della scuola,
il nipote di Buratti, Paolo Bianchini che ha definito la scritta
"una dichiarazione di guerra. Rimarrò qui incatenato fino a che
la scritta non sarà cancellata" ha detto subito dopo all'ANSA.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA