Nelle elezioni USA 2026 puoi chattare per ore con il tuo candidato, senza sapere che è un bot

Un'inchiesta NPR rivela che le campagne elettorali americane hanno già inviato milioni di messaggi a cittadini inconsapevoli

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Rispondi a un messaggio del tuo candidato preferito e potresti passare ore a parlare con un robot addestrato a imitarne la voce, le posizioni politiche e il tono. Nel frattempo, il bot raccoglie informazioni su di te, cosa ti preoccupa, cosa vuoi sentire, come vuoi essere convinto. Tutto questo è già in corso negli Stati Uniti, in vista delle elezioni di midterm dell’autunno 2026. A documentarlo è un’inchiesta di NPR.

Come funziona il sistema

Il primo messaggio che arriva sul telefono dell’elettore viene scritto e inviato da un essere umano, ovvero un volontario della campagna o un operatore. Quando l’elettore risponde, entra in scena l’intelligenza artificiale dove il bot, addestrato sulla personalità e sulle posizioni del candidato, riprende la conversazione e risponde entro trenta secondi e in qualsiasi lingua.

Tom Carroll, CEO di Convos, una delle piattaforme specializzate in questo tipo di messaggistica, ha descritto il sistema come «il miglior volontario che tu abbia mai avuto». La piattaforma ha supportato dieci campagne nel 2025 e punta a superarne cento nel 2026. Marty Santalucia, partner di Vector Political, ha dichiarato a NPR che in alcuni casi «le persone parlano con il nostro agente per ore». La sua azienda ha inviato 2,5 milioni di messaggi nel 2026 e contato tra le 20.000 e le 30.000 conversazioni attive.

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Aaron Sheeks, CEO di Akillion, altra piattaforma che permette ai clienti di addestrare modelli linguistici personalizzati, ha detto che molti dei suoi clienti attuali sono candidati a cariche politiche. Il suo obiettivo dichiarato è «rimettere il microfono in mano all’elettore», dando alle campagne la capacità di rispondere a domande su riforma della polizia, istruzione o fisco attraverso un agente artificiale sempre disponibile.

Repubblicani o Democratici? Chi usa i bot e chi no

Secondo quanto riportato da NPR, i candidati repubblicani stanno adottando questa tecnologia più rapidamente di quelli democratici. Eric Wilson, stratega repubblicano e direttore del Center for Campaign Innovation, ha definito l’intelligenza artificiale generativa uno strumento che «aiuta le campagne a fare di più con meno». Wilson addestra candidati e strateghi su come usare l’AI e ritiene che i democratici siano più restii alla sperimentazione.

Una spiegazione di questa divergenza emerge dalle dichiarazioni di Santalucia, sostenendo che i due grandi dibattiti politici intorno all’AI, come l’impatto ambientale e quello sul lavoro e sui sindacati, «sono questioni di sinistra». Sul fronte repubblicano, ha aggiunto, ci si concentra su come vincere con gli strumenti disponibili.

Un’indagine del Pew Research Center pubblicata il 17 giugno 2026 ha rilevato che i democratici hanno meno fiducia nella capacità del governo di regolamentare efficacemente l’AI rispetto ai repubblicani.

Le preoccupazioni etiche

Non tutti nel settore sono entusiasti di questo sistema di chatbot. Josh Justice, CEO di Peerly, piattaforma di messaggistica politica tradizionale, ha espresso dubbi netti riguardo questa strategia: «Non credo sia etico usare l’AI generativa per comunicare con gli elettori», ha dichiarato a NPR. Un disclaimer che avvisa l’elettore di star parlando con un bot renderebbe il sistema più accettabile, ma «vanificherebbe lo scopo per cui tutti hanno iniziato a farlo». Di fatto, un utente consapevole di parlare con un’AI potrebbe decidere di non proseguire la conversazione.

Nathan Rifkin, co-CEO di Scale to Win, azienda tecnologica che lavora con campagne progressiste, ha sollevato un altro rischio che dovrebbe preoccupare gli stessi candidati che ne fanno uso. Infatti, un chatbot può essere manipolato per dire cose gravissime. «Se questo accade nella voce del candidato, può avere conseguenze molto brutte», ha detto Rifkin a NPR.

La regolamentazione? Solo in due Stati

Negli Stati Uniti, solo North Dakota e California impongono alle campagne di dichiarare fin dal primo messaggio che l’interlocutore è un’intelligenza artificiale. Nel New Jersey è in discussione una proposta di legge in questo senso. Nel resto del Paese non esiste alcun obbligo e le campagne possono usare bot che impersonano il candidato senza avvertire nessuno.

Il contrasto con la regolamentazione europea è netto rispetto all’ecosistema americano. Dal 2 agosto 2026, l’AI Act impone obblighi di trasparenza su tutti i contenuti generati o modificati in modo significativo da sistemi di AI, con un’attenzione particolare ai contenuti a impatto informativo che riguardano la politica e l’interesse pubblico. In Europa, un sistema che invia messaggi politici fingendo di essere il candidato senza dichiararlo sarebbe già in contrasto con lo spirito del regolamento.