Non solo Mps, per Bper si apre il dossier Bff Bank. Ma monta la paura per la fine del marchio

Di PNA

Due sono ora gli scenari che si stagliano all’orizzonte di Bper, la banca che ha portato a termine l’acquisizione di Banca Popolare di Sondrio, guidata dall’amministratore delegato Gianni Franco Papa. Da un lato la possibilità che, in caso di successo dell’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps, e in virtù dell’accordo con Unipol, nell’orbita di Bper entrino 635 filiali del Monte dei Paschi di Siena: una conquista importante, che rischierebbe tuttavia di coincidere con la fine del marchio Bper, dopo che proprio ieri l’ad Gianni Franco Papa ha affermato che il cambio del nome non sarebbe un problema.

Dall’altro lato, Bper ora è al lavoro per valutare la potenziale acquisizione di alcuni asset di Bff Bank, banca italiana tra i principali operatori europei della specialty finance, attiva nel factorin e finita nel mirino di Bankitalia, che ha lanciato un’ispezione nominando alla fine di marzo due commissari da affiancare al cda. Motivo: “criticità relative al comparto del factoring and lending e alla classificazione ai fini prudenziali dei crediti”.

Bper guarda agli asset di Bff Bank

Nuovi problemi per Bff Bank sono emersi alla metà di luglio, con la pubblicazione dell’esito del rapporto ispettivo di Bankitalia, che ha rilevato “la necessità di rettifiche di credito aggiuntive”. Nelle stesse settimane, sono circolati rumor su una possibile svolta per l’istituto, con l’indicazione dell’interesse di una cordata composta da Amco e Banco BPM volta a rilevare alcuni asset della banca. Ieri, però, è arrivata la svolta: prima i rumor di Milano Finanza, secondo cui BPM avrebbe deciso di sfilarsi dal dossier, con Bper pronta a subentrare al suo posto; poi le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Bper Papa, che, interpellato dai giornalisti, ha confermato le indiscrezioni di MF.

Il ceo si è mostrato però cauto sul dossier, sottolineando che “siamo all’inizio”. Detto questo, le aree di interesse sarebbero per Bper due: “Ci interessano solo due attività: quelle dei pagamenti e di custodian”. Con la seguente precisazione: “dobbiamo ancora approfondire e vedere se andare avanti o meno”.

I due asset nel mirino

Sta di fatto che, secondo le indiscrezioni di MF, Bper avrebbe avviato le interlocuzioni con Amco (che punterebbe invece al business del factoring), per mettere nel mirino soprattutto la banca depositaria di Bff Bank, al fine di “integrarla nelle attività della controllata Arca Fondi”.

Bper si trova dunque di fronte a due opzioni. Non ‘solo’ la possibilità di una aggregazione con Mps (a patto che l’Opas di Intesa SanPaolo abbia successo, altra grande incognita di Borsa visto che, per sfuggire alle mire della banca gestita da Carlo Messina, Monte dei Paschi ha lanciato due Ops, una su Banca Generali e un’altra Banco Bpm), ma anche l’opportunità di inglobare gli asset di Bff Bank.

I dossier presentano tuttavia diverse incognite. Nel caso di Bff Bank, va ricordata la lettera che alcuni soci dell’istituto hanno inviato alla fine di agosto al cda, visionata da Radiocor. Nella missiva, gli azionisti – tra cui gli imprenditori Paolo Basilico e Marco Drago e il fondo Alken Capital – pur aprendo alla possibilità dell’ingresso di banche nell’azionariato, hanno definito Bff Bank “un asset strategico”, puntualizzando di valutare “favorevolmente l’eventuale ingresso di banche nel capitale e nella governance di Bff Bank, purché tale intervento sia funzionale con l’operatività della banca”, preservandone l’indipendenza. Bper ha dunque più di un motivo per essere prudente su questa nuova probabile partita di risiko, visto che è interessata solo ad alcuni asset.

L’altro dossier: il futuro tra Bper e Mps

L’altro fronte, forse ancora più caldo, riguarda invece la sorte del suo stesso marchio Bper: cosa succederebbe se Intesa Sanpaolo riuscisse a conquistare Mps e, in base all’accordo siglato con Unipol, si concretizzasse l’aggregazione tra la banca senese e Bper? Le recenti dichiarazioni e i forti timori su un potenziale smembramento del Monte manifestati sia dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni (“che Mps non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità”), che dalla sindaca di Siena Nicoletta Fabio (“irrinunciabile la tutela del marchio Monte dei Paschi di Siena”) – spingeranno i registi dell’Opas di Intesa Sanpaolo a sacrificare il marchio Bper pur di preservare quello di Mps?

Bper potrebbe cambiare nome?

Nell’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore, il presidente di Unipol Carlo Cimbri ha già dato rassicurazioni, affermando che “capofila” della nuova entità sarebbe proprio Mps (dunque non Bper, di cui Unipol è il principale azionista). E ieri, proprio nel commentare le dichiarazioni di Cimbri, l’ad di Bper ha affermato che il cambio del nome non sarebbe un problema.

Niente di definitivo, visto che Papa ha sottolineato ai giornalisti che, riguardo a “quello che ha detto Cimbri, dovreste chiedere a lui”. L’ad di Bper ha però aggiunto: “Noi abbiamo sempre accolto e mai conquistato, quindi dobbiamo creare una cultura comune che permea tutte le banche che fanno parte del gruppo Bper e un domani vedremo cosa succederà”. Nel frattempo, dopo le sue parole, in Italia monta non solo la paura per un eventuale spezzatino di Mps ma ora anche per la fine del marchio Bper.