Oggi il picco del caldo estremo: il cambiamento climatico ha l'Italia nel mirino - Vaielettrico


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Alla vigilia della giornata che segnerà il culmine della quarta ondata di caldo 2026, con tutte le 27 principali città italiane contrassegnate da bollino rosso, val la pena di ricordare quanto costi il caldo estremo all’Italia. Siano infatti tra i Paesi europei che si stanno riscaldando più rapidamente e il conto del cambiamento climatico è già pesantissimo: migliaia di morti legate alle ondate di calore, miliardi di euro di danni economici e settori strategici come turismo e agricoltura sempre più sotto pressione. La transizione energetica diventa quindi una priorità.

È quanto emerge da un nuovo briefing di Zero Carbon Analytics, che raccoglie i dati più aggiornati sugli effetti dell’aumento delle temperature nel nostro Paese. Un quadro che rafforza la necessità di accelerare sia sulla decarbonizzazione sia sulle misure di adattamento.

L’Italia tra i Paesi europei più esposti al riscaldamento

L’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo e l’Italia figura tra le aree più vulnerabili. La posizione nel Mediterraneo, l’elevata urbanizzazione e una popolazione tra le più anziane d’Europa rendono il nostro Paese particolarmente vulnerabile agli effetti delle ondate di calore.

Secondo il rapporto, nel 2024 gli italiani hanno vissuto in media 46 giorni di caldo estremo, e circa tre quarti di questi non si sarebbero verificati senza il cambiamento climatico causato dalle emissioni di gas serra. E l’estate 2026 si appresta a polverizzare questo record. Una situazione che mette sotto pressione il sistema sanitario e la nostra economia in generale.

caldo estremo
L’Italia si scalda più delle media globale

Un impatto sanitario sempre più pesante

Tra il 2022 e il 2024 l’Italia ha registrato quasi 52 mila decessi correlati al caldo, il numero più elevato tra tutti i Paesi europei analizzati. Nel solo 2025 circa un terzo delle morti europee attribuite alle alte temperature si è verificato nel nostro Paese.

Gli ospedali hanno inoltre registrato un aumento significativo dei ricoveri per disidratazione e colpi di calore, mentre il lavoro all’aperto diventa sempre più rischioso. Edilizia, agricoltura e trasporti sono tra i comparti che stanno perdendo più ore lavorative a causa delle temperature elevate, con inevitabili ricadute sulla produttività.

Se il riscaldamento globale dovesse arrivare a 2 °C, scenario considerato molto probabile, i decessi potrebbero aumentare del 75%.

Il costo economico supera quello delle emergenze

Il cambiamento climatico rappresenta ormai anche un problema economico. Il briefing stima che l’Italia sia il Paese europeo con le maggiori perdite economiche pro capite (attualmente 115 euro, sei volte superiore rispetto al 2015) dovute agli eventi climatici estremi.  Le stime suggeriscono che le perdite legate al clima potrebbero raggiungere il 1,6% del PIL ogni anno entro il 2030, per un totale di 129 miliardi di euro di perdite cumulate.

Entro il 2050 si stimano fino a 6 punti percentuali di PIL, per un costo totale cumulato, compresi i danni diretti alle infrastrutture e gli effetti indiretti come le interruzioni dei servizi e delle catene di approvvigionamento nell’ordine dei 129 miliardi di euro. I settori agricolo e turistico sono particolarmente minacciati. La siccità prolungata e il calore hanno già ridotto la produzione di olio d’oliva e messo a rischio grano, latticini, vino e altri prodotti. Temperature più elevate potrebbero portare a una contrazione del 15% del settore turistico.

:caldo estremo

Altri effetti dei cambiamenti climatici sono:

  • l’alterazione dei modelli di precipitazione si traduce in una siccità più grave e in un’aumentata suscettibilità agli incendi boschivi. Il 61% del territorio italiano ha sperimentato almeno un mese di siccità estrema ogni anno dal 2020 al 2024, rispetto al 13% nel periodo 1951-1960. Il 2025 è stato l’anno peggiore mai registrato per gli incendi boschivi nell’UE, con ben 1.079.538 ettari bruciati. In Italia, sono stati bruciati 84.384 ettari nel 2025, il 60% in più rispetto alla media annuale dei 19 anni precedenti.
  • le inondazioni e le colate di fango in Emilia-Romagna hanno ucciso almeno 17 persone, sfollato oltre 45.000 residenti e causato danni per 8,5 miliardi di euro. Tra il 2020 e il 2025, 62.000 residenti in Italia sono stati sfollati a causa di disastri, prevalentemente tempeste, seguite da inondazioni e incendi boschivi.
  • una combinazione di innalzamento del livello del mare ed erosione colpirà quasi il 70% delle spiagge italiane entro il 2050, con un quinto delle superfici di spiaggia che rischia di essere completamente sommerso. Venezia è già fortemente colpita dall’innalzamento del livello del mare a causa della subsidenza del terreno.

Perché la transizione energetica riguarda anche la mobilità

Per un Paese come l’Italia, la risposta non può limitarsi all’adattamento. Il Paese si affida ancora ai combustibili fossili per oltre metà della sua elettricità (51%) — un dato significativamente più alto rispetto all’insieme dell’UE (29%). Ridurre la dipendenza dai combustibili fossili significa contenere nel tempo l’intensità del riscaldamento globale, ma anche diminuire l’esposizione economica alle crisi energetiche.

In conclusione lo studio ribadisce che elettrificazione dei trasporti, sviluppo delle energie rinnovabili, accumuli e reti più moderne non rappresentano soltanto politiche industriali, ma strumenti di resilienza.

Le fonti per approfondire

  • LEGGI anche: “Il cambiamento climatico è qui. Basta discuterne, affrontiamolo” e guarda il VIDEO

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