Oltre 7,3 milioni, stangata ogni mese : "Una forte pressione"

Il pieno costa di più, anche quando il prezzo dovrebbe essere sotto controllo. A Ferrara il caro-carburanti presenta il conto: 7,3 milioni di euro in più ogni mese rispetto al 2025. È la stima dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha messo a confronto consumi e prezzi, ipotizzando per il 2026 gli stessi livelli di consumo dell’anno scorso.

In provincia la spesa complessiva per benzina e gasolio passerebbe così dai 428 milioni del 2025 ai 515 milioni del 2026: 87 milioni in più nell’arco di un anno, pari a un incremento del 20,4%. Ferrara è al 59° posto nella graduatoria nazionale dei rincari mensili. Non è dunque tra i territori maggiormente colpiti in termini assoluti, ma il dato racconta una pressione destinata a pesare sulle famiglie e, soprattutto, sulle imprese che del carburante fanno una voce strutturale dei propri costi.

Il confronto con le altre province emiliano-romagnole aiuta a mettere a fuoco la dimensione del fenomeno. Bologna è al vertice regionale, con una maggiore spesa stimata in 20,2 milioni di euro al mese. Seguono Modena, con 15,9 milioni, e Reggio Emilia, con 15,3. Poi Piacenza, 12,2 milioni; Ravenna, 11,5; Parma, 11,2; Rimini, 9,3; Forlì-Cesena, 8,3. Ferrara, con i suoi 7,3 milioni, chiude la graduatoria regionale. Ma la distanza tra le province non cambia il dato di fondo: gli aumenti percentuali sono tutti attorno al 20%.

E l’Emilia-Romagna, nel quadro nazionale, occupa una posizione tutt’altro che marginale. La regione è seconda in Italia per maggior esborso assoluto: 111,1 milioni di euro in più ogni mese, dietro alla Lombardia, che arriva a 163,9 milioni, e davanti al Veneto, fermo a 106,1. Su base annua, il conto emiliano-romagnolo sale così a 1,333 miliardi di euro, contro i 6,410 miliardi del 2025.

Poi c’è la fotografia nazionale. Secondo la Cgia, nel 2026 famiglie e imprese italiane spenderanno complessivamente 13,6 miliardi in più per benzina e gasolio, con una crescita del 20,4%. E anche il price cap introdotto a ottobre da Eni e da altre compagnie petrolifere non basta a cancellare gli effetti della corsa dei prezzi: rispetto a un mese dello scorso anno, il maggior esborso stimato supera comunque il miliardo di euro.

Il problema non si ferma davanti alla colonnina. Per Ferrara significa costi aggiuntivi per chi trasporta merci, lavora nei cantieri, si sposta quotidianamente tra città e provincia o deve raggiungere il posto di lavoro in auto. La Cgia individua tra le categorie maggiormente esposte autotrasportatori, agricoltori, pescatori, tassisti e piccole imprese di servizi: attività che spesso non possono trasferire integralmente l’aumento dei costi sul prezzo finale.

Sul tavolo resta così la questione delle contromisure. Dal 19 marzo 2026 il governo Meloni ha varato 13 provvedimenti contro il caro-carburanti, tra riduzioni delle accise e crediti d’imposta, per un valore complessivo di 2,6 miliardi di euro. La Cgia mette la cifra a confronto con i 7,3 miliardi impiegati dal governo Draghi nel 2022, quando la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina portò a una forte riduzione delle accise.

f. d. b.