L’intelligenza artificiale (IA) non è più una tecnologia che osserviamo dall’esterno. È entrata nei luoghi di lavoro, nei sistemi sanitari, nella produzione culturale, nelle infrastrutture e nei processi attraverso i quali costruiamo conoscenza e prendiamo decisioni.
È questa la premessa dalla quale è partita la terza edizione di Orbits – Dialogues with Intelligence, che si è tenuta il 16 e 17 luglio 2026 tra il Teatro Grande degli Scavi di Pompei e il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa.
Il protagonista delle due giornate è stato Luciano Floridi, riferimento filosofico dell’evento che ha guidato insieme a Manuela Ronchi, fondatrice e amministratrice delegata di Action Holding che ha ideato e promosso la due giorni.
Oltre mille persone hanno seguito Floridi a Pompei, comunicano gli organizzatori, mentre più di duecento persone hanno partecipato il giorno successivo agli incontri di Pietrarsa.
Numeri che restituiscono la dimensione raggiunta da un confronto costruito intorno a una domanda meno tecnica di quanto sembri: come si governa una società nella quale l’IA è diventata parte dell’ambiente?
L’intelligenza artificiale come habitat
Il titolo scelto per Orbits 2026, “Habitat. Disegnare la società post-AI”, contiene già la tesi portante dell’intervento di Floridi, laddove “Post-AI” non indica un ipotetico tempo successivo alle IA, ma una fase nella quale la loro presenza è acquisita.
Non siamo dopo le IA, siamo dopo il momento in cui potevamo ancora considerarle tecnologie separate dalla nostra vita sociale.
Floridi ha descritto il passaggio dalla modernità impegnata nella ricerca di fondamenti stabili alla condizione digitale, caratterizzata da connessioni, trasformazioni continue e confini sempre meno netti.
La metafora scelta è stata quella della navigazione. Se il mondo moderno cercava una terraferma, la società digitale si trova in mare aperto e non può sottrarsi all’ambiente informazionale e deve imparare a leggerne le correnti, costruire strumenti di orientamento e scegliere una rotta.
Quel mare è ciò che Floridi definisce da anni infosfera, ovvero l’insieme degli spazi fisici e digitali nei quali persone, dati, macchine, istituzioni e processi interagiscono.
Non coincide solo con Internet e comprende anche ospedali, fabbriche, scuole, pubbliche amministrazioni, piattaforme, sistemi energetici e ambienti domestici, luoghi attraversati da flussi di dati e decisioni automatizzate.
È la dimensione onlife, un altro concetto centrale del lavoro di Floridi, la condizione nella quale la separazione tra online e offline perde buona parte del proprio significato.
Il punto politico dell’intervento è che governare le IA non significa soltanto disciplinare un prodotto, significa progettare l’ambiente nel quale quel prodotto opera, stabilendo chi può decidere, con quali informazioni, sotto quale controllo e assumendosi quali responsabilità.
“Il compito non è subirne gli effetti, ma progettare responsabilmente le regole, le direzioni e gli strumenti”, ha sostenuto Floridi nel suo intervento. Le tecnologie possono offrire nuovi “come” ma la scelta del “perché”, invece, deve rimanere appannaggio dell’uomo.
Pompei e Pietrarsa, dalla memoria alla trasformazione
La scelta delle sedi ha dato forma fisica alla riflessione. Pompei rappresenta una società consegnata alla memoria e Pietrarsa – nella sfera metropolitana della città di Napoli - con le sue officine ferroviarie, richiama invece l’industrializzazione, le infrastrutture e la capacità di trasformare il territorio attraverso la tecnica.
A Pompei il registro è stato prevalentemente filosofico e culturale. A Pietrarsa il ragionamento è stato trasferito nei settori nei quali le IA stanno già producendo effetti, tra patrimonio culturale, impresa, lavoro, salute, energia, supercalcolo e infrastrutture digitali.
Conoscenza, autenticità e diritti
Il confronto dedicato alla conoscenza ha riunito, tra gli altri, il direttore del Parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, Mario Tartaglia del Gruppo Ferrovie dello Stato, l’avvocata Annalisa Reale e l’imprenditore Massimiliano Molese. Il tema comune è stato il cambiamento delle modalità attraverso le quali le persone accedono alla cultura, alle informazioni e ai servizi.
Quando motori di ricerca, chatbot e sistemi di raccomandazione diventano intermediari della conoscenza, musei, istituzioni e imprese non possono accontentarsi della digitalizzazione dei rispettivi documenti, devono garantirne provenienza, autenticità e affidabilità, evitando che la rapidità di accesso cancelli il contesto o trasformi una ricostruzione plausibile in un fatto apparentemente certo. La questione va al di là della mera l’efficienza e coinvolge la fiducia pubblica, la tutela dei diritti e la qualità dello spazio informativo.
La sfida europea tra autonomia e competitività
Nel dialogo con Walter Renna, amministratore delegato di Fastweb e Vodafone Italia, Floridi ha affrontato il problema dell’autonomia tecnologica europea. Per sviluppare una propria capacità nell’intelligenza artificiale non bastano buoni principi né una regolazione avanzata. Servono infrastrutture di calcolo, competenze, ricerca, disponibilità di dati e imprese capaci di trasformare l’innovazione in servizi e prodotti.
Il nodo è evitare due estremi. Da una parte, un’Europa capace di regolare tecnologie progettate e controllate altrove e, dall’altra, una corsa alla competitività che consideri diritti, lavoro e sostenibilità ostacoli da ridurre.
L’ecosistema evocato a Pietrarsa richiede invece una relazione più stretta tra università, settore produttivo e istituzioni, nella quale la capacità industriale sostenga l’autonomia politica e non la sostituisca.
Salute, energia e capacità di calcolo
Il video messaggio del ministro della Salute Orazio Schillaci e il confronto tra Floridi ed Elias Khalil di Lilly Italia hanno portato la discussione sul Servizio sanitario nazionale.
Prevenzione, medicina personalizzata e analisi dei dati possono migliorare diagnosi e organizzazione delle cure, ma il loro valore dipende dalla qualità delle informazioni, dalla protezione dei pazienti e dalla possibilità di controllare le decisioni suggerite dagli algoritmi.
Un ragionamento analogo ha attraversato il panel sull’energia, al quale hanno partecipato rappresentanti di Q8 Italia, A2A Life Ventures e del mondo universitario.
Le IA possono aiutare a ottimizzare reti, consumi e processi industriali, ma richiedono a loro volta energia, infrastrutture e risorse.
Presentarle come pienamente sostenibili significherebbe ignorare una parte del problema, poiché ogni beneficio deve essere confrontato con i costi materiali e ambientali dei sistemi impiegati.
Il dialogo tra Andrea Acquaroni di E4 Computer Engineering e Alessandra Poggiani del CINECA ha infine richiamato le competenze italiane nel supercalcolo, nella ricerca e nella manifattura avanzata. La difficoltà non è soltanto produrre eccellenze, ma collegarle in modo stabile al sistema industriale e trasformarle in capacità strategica.
Ciò che non dovrebbe essere automatizzato
La conclusione, affidata al dialogo tra Floridi e monsignor Vincenzo Paglia ha riportato il discorso alla domanda più difficile: che cosa non dovrebbe essere delegato alle macchine?
Il confronto ha ricondotto all’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV dedicata alla tutela della persona nell’epoca delle IA.
Giudizio morale, responsabilità, cura e costruzione delle relazioni più che attività che i sistemi devono ancora imparare a svolgere meglio, sono dimensioni nelle quali l’essere umano non può rinunciare al proprio ruolo senza fare a meno, contemporaneamente, della possibilità di rispondere delle conseguenze.
La questione redimente non è stabilire quante attività possano essere automatizzate, ma quali deleghe siano compatibili con la società che vogliamo costruire. La rotta non è contenuta nell’algoritmo, deve essere scelta prima di affidargli il timone.