Oriana Fallaci, la lettera inedita dopo l’11 settembre: «Credevo d’aver visto tutto. E invece no. Sono ammalata e furibonda»

«Io credevo d’aver visto tutto, nella mia vita. E invece no». È Oriana Fallaci a scrivere, da New York, mentre Manhattan porta ancora addosso le ferite dell’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Una testimonianza scritta a poche ore dalla strage e rimasta finora inedita, mostrata lunedì 14 settembre a Quarta Repubblica, il programma condotto da Nicola Porro in prima serata su Retequattro.

Alla vigilia del ventesimo anniversario della morte di Oriana Fallaci, la trasmissione ha reso pubblico il documento indirizzato all’avvocato Francesco Brizzi. Non è un ricordo ricostruito a distanza di anni, ma il racconto quasi in presa diretta di una città sconvolta dall'attentato che avrebbe cambiato la storia contemporanea. La lettera porta un'intestazione essenziale: «New York, the day after».

«La città è paralizzata, un silenzio da cimitero»

Fallaci racconta innanzitutto l’isolamento di New York. Le comunicazioni con l’Europa sono difficili, gli aeroporti americani sono chiusi e la città appare immobile. «La città è paralizzata», scrive. Le strade sono vuote, ponti e tunnel chiusi e i collegamenti fermi. Ma ciò che sembra colpirla maggiormente è il silenzio calato su una metropoli abituata al rumore: «Ai soliti assordanti rumori, si è sostituito un silenzio da cimitero». A interromperlo, racconta, sono soltanto gli aerei militari che sorvegliano Manhattan. Poi arriva la frase che misura la portata di ciò che sta vedendo.

Fallaci, che aveva raccontato guerre e conflitti in diverse parti del mondo, ammette: «Io credevo d’aver visto tutto, nella mia vita. E invece no. Questo scenario supera le peggiori previsioni».

Le immagini delle Torri Gemelle che non riesce a dimenticare

Nelle ore immediatamente successive all’attacco il bilancio delle vittime era ancora incerto e nella lettera compaiono le prime, drammatiche stime che circolavano in quei momenti. Ma sono soprattutto le immagini viste da New York a tormentare la giornalista. Fallaci racconta di non riuscire a togliersi dalla mente il secondo aereo che colpisce una delle torri e, soprattutto, le persone che si lanciano nel vuoto per sfuggire alle fiamme. Anche per lei, abituata a essere testimone diretta della guerra, il colpo è devastante: «Il trauma è profondo. Anche per un tipo vaccinato come me».

«Sono isolata, ammalata e furibonda»

La lettera si chiude tornando alla dimensione personale. Poche parole, asciutte, che fotografano lo stato d’animo di Oriana Fallaci nelle ore successive all’11 settembre: «Quanto a me, sono isolata. Ammalata nella misura che sa, e furibonda. Molto furibonda». Una testimonianza scritta mentre New York era ancora paralizzata e il mondo cercava di comprendere ciò che era appena accaduto. Venticinque anni dopo l’attacco alle Torri Gemelle e alla vigilia dei vent’anni dalla morte della giornalista, quelle righe restituiscono la reazione immediata di Fallaci davanti a un evento che, come lei stessa scrisse, superava persino ciò che pensava di aver già visto.


Ultimo aggiornamento: martedì 15 settembre 2026, 08:19

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