Guardiola ct dell’Italia, scende in campo la Serie A: sul tavolo la “proposta Marotta”

23 luglio 2026, 08:23 

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Finché c’è Guardiola c'è speranza. Giovanni Malagò non abbandona il sogno Pep: come con Paolo Maldini, il presidente Figc tiene fede al piano A, che in questo caso è anche quello di chi - Maldini, appunto, e Leonardo - ha scelto per nominare il futuro commissario tecnico della Nazionale. L’ex allenatore del Manchester City non ha detto sì, ma per ora nemmeno no e questa è una notizia: Pep, sul cui futuro hanno drizzato le antenne pure oltremanica, considera la possibilità di allenare l’Italia, per quanto i dubbi rimangano. Dopo l’addio al City - di cui resta ambassador -, ha detto di volersi fermare per dare spazio alla famiglia, di immaginare un pezzetto della sua vita lontano dal calcio: l’impegno da ct è diverso, in più la Figc ha messo sul tavolo tutte le carte a disposizione, non limitate al fascino di rilanciare una Nazionale quattro volte campione del mondo e da tre edizioni assente dai Mondiali. Un po’ come era avvenuto con Maldini, è difficile immaginare autentici ultimatum: l’idea sarebbe di non aspettare oltre domenica, ma non è escluso che la partita vada a oltranza.

Mancini, Pirlo e Conte: le alternative se Guardiola non accetta

Sullo sfondo, le altre piste nella shortlist che Malagò ha detto non limitata a Pep, Andrea Pirlo e Roberto Mancini. Ieri era in campo con quest'ultimo («Siamo una coppia legata nella vita, a prescindere»), nella Coppa Canottieri: «Non ci sono stati contatti per il ritorno e non dipende da me. Quel ruolo piace a tanti», ha detto il Mancio. Se Malagò avesse scelto un percorso diverso, probabilmente, la chiamata sarebbe già arrivata. Invece, la strada della condivisione passa dalla necessità di vagliare le opzioni che più solleticano i suoi interlocutori: come Mancini, anche Pirlo - legato allo United Fc di Dubai - aspetta una telefonata, in questo caso da Maldini, che l’avrebbe già voluto al Milan. Qualche dubbio sull’opportunità di puntare su un allenatore con meno esperienza, mentre le altre nazionali si rifugiano nei palmares di Klopp e Zidane, però, è lecito. Al netto di eventuali carte coperte - la sorpresa Leonardo insegna -, c’è chi sarebbe comunque da convincere, cioè Antonio Conte, oggi in seconda fila ma non fuori dai giochi. In tempi non sospetti, proprio lui aveva parlato del fascino di Pep: «Se ci sono i fondi, sono il primo a dire di prenderlo». Non è solo una questione di soldi, ma è anche di questi che si parlerà oggi a Milano.

Malagò, Maldini e Leonardo al lavoro: il vertice con la Serie A

Malagò, Maldini e Leonardo saranno infatti in Via Rosellini, dove si riunirà l’assemblea della Lega Calcio Serie A. Non si parlerà di ct - «Onestamente non penso», ha risposto ieri il numero uno federale a chi gli chiedeva se sarebbe stato il giorno dell’annuncio -, anche perché un segreto detto ai presidenti del massimo campionato smette di essere tale. La presenza del nuovo trio al vertice del calcio italiano confermerà anzitutto la svolta nei rapporti: Malagò, Maldini e Leonardo spiegheranno cosa intendono fare per rilanciare non solo la nostra Nazionale, ma il movimento in generale. E quanto il legame con la Serie A, spesso ballerino, sia fondamentale per la Figc.

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Serie A pronta a sostenere la FIGC: le idee per finanziare il nuovo corso azzurro

L’intenzione di aiutarsi è reciproca, con la Serie A pronta a fare la propria mossa. In assemblea, le società discuteranno la proposta - fosse legge, si direbbe primo firmatario Beppe Marotta - di un contributo alla Federcalcio. Non è un’idea legata soltanto al ct, anzi. I grandi club un’idea al riguardo ce l’hanno, per carità: al netto del sogno Pep che affascina tutti, Conte era e per certi versi resta il preferito di molti, specie in contrapposizione a Mancini, che costerebbe meno ma al quale molti (Marotta e Cairo in primis) non hanno perdonato la fuga araba del 2023. L’idea di un supporto economico - utile per entrambi -, però, riguarda il nuovo corso azzurro nel concetto più ampio del termine, magari ispirandosi alle migliori esperienze internazionali. Come arrivarci, non è un aspetto secondario: al di là dell’ipotesi di lavorare sulle sponsorizzazioni, prende quota l’idea di proporre al governo delle modifiche alla legge Melandri, destinando una percentuale della mutualità alle esigenze azzurre. Un percorso complicato, visti i tempi della politica, ma che, ragiona chi lo propone, dovrebbe viaggiare più spedito se fosse la stessa Serie A a chiedere di destinare una parte dei propri proventi per il bene comune. L’impressione è che serva convincere soprattutto le piccole e che, perché si vada a dama, il massimo campionato sia disposto davvero a rinunciare a qualcosa, senza intaccare la parte destinata alle categorie inferiori.

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Per Guardiola si possono fare delle eccezioni. Giovanni Malagò l’ha detto chiaramente: la Figc si muove con un occhio alle proprie ambizioni e l’altro al bilancio. Quello federale, alla voce commissario tecnico, vede ancora la cifra che percepiva Gennaro Gattuso: circa 800 mila euro all’anno. Il nuovo presidente l’ha definito un atto di generosità, al netto del risultato finale. È inevitabile che il suo successore ne guadagni di più, come pure che lo stipendio di Pep negli ultimi anni al Manchester City - circa 24 milioni di euro lordi a stagione - non possa essere in alcun modo un riferimento realistico per la trattativa. Ne sa qualcosa Jurgen Klopp, che per la panchina della Germania ha rinunciato ai 10/12 milioni di euro a stagione concordati con la Red Bull per il suo ruolo di Head of Global Soccer: si consolerà con un ingaggio appena sopra i 7 milioni, in linea con quello del suo predecessore Julian Nagelsmann.

Conte, Guardiola e il precedente della Nazionale italiana

Per l’Italia, il record storico resta quello fissato nel 2014 da Antonio Conte, che percepiva circa 4 milioni di euro a stagione - netti, il malvezzo ormai radicato nella nostra cultura comunicativa l’ha sottolineato lo stesso Malagò -, anche grazie al contributo degli sponsor della Federcalcio. Uno scenario, quello di arrivare a determinati esborsi grazie alla collaborazione di chi investe sulla maglia azzurra, che si potrebbe riproporre quest’estate, anche con Guardiola, magari a cifre superiori (di sicuro le chiede lo stesso Conte), per avvicinare Pep, se davvero accetterà, all’Olimpo mondiale dei commissari tecnici. Il più pagato, in compenso, è proprio italiano, Re Carlo: Ancelotti, legato al Brasile fino al 2030, percepisce uno stipendio annuale da circa 10 milioni di euro.

Zidane, Tuchel e gli stipendi dei commissari tecnici in Europa

Eccezioni, persino legislative in questo caso, ne prepara anche la Francia, dove la questione economica tiene banco dato che la politica ha fissato un tetto di 450 mila euro annui, incompatibile con l’arrivo in panchina di Zinedine Zidane. La Federcalcio transalpina è al lavoro per poterlo sforare, e del resto Zizou dovrebbe guadagnare anche più dei 3,8 milioni annuali di Didier Deschamps. È più ricco anche il contratto di Thomas Tuchel, che dalla Fa inglese riceve poco più di 6 milioni all’anno, oltre i bonus.

Quanto investono le Nazionali per i CT: i confronti internazionali

Le grandi nazionali europee, in sostanza, per i propri ct investono parecchi soldi, anche se le cifre dei club restano lontane: per prendersi il Portogallo dopo l'addio a Roberto Martinez, Jorge Jesus ha diviso per tre il salario saudita dell’Al-Nassr, pur rimanendo poco sopra i 4 milioni. In compenso, spendere non sempre aiuta a vincere o fare bene: ne sa qualcosa non tanto il Paraguay, che paga Gustavo Alfaro circa 2,5 milioni all'anno, ma soprattutto l’Uruguay, reduce dalla magra figura mondiale con il "Loco" Marcelo Bielsa, nonostante un accordo vicino ai 4 milioni all’anno. È poco meno di quanto incassano Lionel Scaloni (2,3) e Luis de la Fuente (2), i due finalisti. Difficile, però, prenderli come esempi virtuosi: sono percorsi, peraltro abbastanza diversi, che hanno radici ben più profonde delle difficoltà in cui è costretta a muoversi l'Italia dopo tre mancate qualificazioni.

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Mancini, Pirlo e Conte: le alternative se Guardiola non accetta

Sullo sfondo, le altre piste nella shortlist che Malagò ha detto non limitata a Pep, Andrea Pirlo e Roberto Mancini. Ieri era in campo con quest'ultimo («Siamo una coppia legata nella vita, a prescindere»), nella Coppa Canottieri: «Non ci sono stati contatti per il ritorno e non dipende da me. Quel ruolo piace a tanti», ha detto il Mancio. Se Malagò avesse scelto un percorso diverso, probabilmente, la chiamata sarebbe già arrivata. Invece, la strada della condivisione passa dalla necessità di vagliare le opzioni che più solleticano i suoi interlocutori: come Mancini, anche Pirlo - legato allo United Fc di Dubai - aspetta una telefonata, in questo caso da Maldini, che l’avrebbe già voluto al Milan. Qualche dubbio sull’opportunità di puntare su un allenatore con meno esperienza, mentre le altre nazionali si rifugiano nei palmares di Klopp e Zidane, però, è lecito. Al netto di eventuali carte coperte - la sorpresa Leonardo insegna -, c’è chi sarebbe comunque da convincere, cioè Antonio Conte, oggi in seconda fila ma non fuori dai giochi. In tempi non sospetti, proprio lui aveva parlato del fascino di Pep: «Se ci sono i fondi, sono il primo a dire di prenderlo». Non è solo una questione di soldi, ma è anche di questi che si parlerà oggi a Milano.

Malagò, Maldini e Leonardo al lavoro: il vertice con la Serie A

Malagò, Maldini e Leonardo saranno infatti in Via Rosellini, dove si riunirà l’assemblea della Lega Calcio Serie A. Non si parlerà di ct - «Onestamente non penso», ha risposto ieri il numero uno federale a chi gli chiedeva se sarebbe stato il giorno dell’annuncio -, anche perché un segreto detto ai presidenti del massimo campionato smette di essere tale. La presenza del nuovo trio al vertice del calcio italiano confermerà anzitutto la svolta nei rapporti: Malagò, Maldini e Leonardo spiegheranno cosa intendono fare per rilanciare non solo la nostra Nazionale, ma il movimento in generale. E quanto il legame con la Serie A, spesso ballerino, sia fondamentale per la Figc.

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