Dura in genere dalle 2 alle 3 ore l'intervento di asportazione di un nodulo polmonare, lo stesso a cui il Pontefice è stato sottoposto al Policlinico Gemelli. Un intervento complesso ma che prevede in generale, in assenza di complicanze, tempi di ripresa rapidi.
E già dal giorno successivo il paziente può muoversi, passeggiare e mangiare da solo. A descrivere all'Ansa le delicate fasi dell'operazione di lobectomia a cui è sottoposto Leone XIV è Edoardo Mercadante, direttore dell'Unità operativa complessa di Chirurgia toracica all'Irccs Ifo Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma.
A che tipo di intervento è sottoposto il Pontefice
Di fronte ad una diagnosi radiologica di nodulo polmonare, spiega l'esperto, «viene innanzitutto effettuata una biopsia per stabilire se si tratti di un nodulo benigno o maligno. Un esame effettuato oggi con tecniche innovative, come la broncoscopia robotica». Se l'esito è di nodulo benigno, si può decidere di non intervenire.
Se è maligno, «si procede con l'intervento, che - chiarisce Mercadante - prevede l'asportazione del lobo polmonare dove è presente il nodulo (lobectomia) e tutti i linfonodi del mediastino, ovvero lo spazio anatomico situato nella parte centrale del torace, compreso tra i due polmoni (linfoadenectomia mediastinica)».
In alcune situazioni, però, non è possibile procedere subito alla biopsia, perché, ad esempio, il nodulo può essere situato in un'area non raggiungibile del polmone. In questo caso, spiega l'esperto, «si procede direttamente all'intervento chirurgico vero e proprio asportando il solo nodulo. In sede operatoria, si fa quindi analizzare il nodulo con un esame istologico estemporaneo: se è benigno l'intervento si considera concluso, se invece è maligno si effettuano anche la lobectomia e la linfoadenectomia mediastinica».
La spiegazione
Fino a qualche anno fa, sottolinea il chirurgo, «queste operazioni venivano effettuate procedendo al taglio del torace, la toracotomia, mentre oggi si utilizzano tecniche mininvasive o robotiche che prevedono una sola incisione chirurgica di pochi centimetri e che assicurano una altissima precisione». Nel dettaglio, sarà questa la sequenza delle fasi dell'intervento: entrati in sala operatoria, il primo step è quello dell'anestesia.
«Nella lobetomia viene praticata un'anestesia particolare, detta anestesia generale con ventilazione mono-polmonare, con un tubo a Y che entra nella trachea ed ha due canali, ognuno per un polmone. In questo modo si decide selettivamente quale polmone ventilare, escludendo quello in cui si sta operando». Una volta sottoposto ad anestesia generale, spiega il chirurgo, «il paziente viene messo nella posizione idonea, cioè su un fianco, e si procede incidendo il torace. Quindi si esplora il polmone e si procede all'asportazione del lobo con tecnica mininvasiva robotica o toracoscopica video-assistita (Vats)».
I passaggi tecnici
«Asportato il lobo, si posizione il tubo di drenaggio, che ha la funzione di monitorare la perdita di sangue e di far fuoriuscire l'aria dal cavo pleurico e che si terrà per 2-3 giorni». Il paziente viene a questo punto risvegliato ed estubato ed inizia a respirare autonomamente. A seconda delle sue condizioni, può essere trasferito in terapia intensiva per la prima notte post-intervento oppure direttamente in reparto.
«Se non ci sono complicanze, già dal giorno dopo può camminare, fare fisioterapia e mangiare: prima si mobilizza, meglio è». Sicuramente si tratta di un «intervento complesso, ma oggi standardizzato: per un chirurgo toracico rientra nella normalità, considerando - conclude Mercadante - che i centri più grandi di rilievo nazionale ne eseguono da 400 in su ogni anno».
© RIPRODUZIONE RISERVATA