Paride Vitale: «L'Abruzzo è così bello (e così buono) che non sta nemmeno in dieci libri»

L'Abruzzo non ci sta in un libro solo, perciò Paride Vitale ne ha scritto un secondo per raccontare nuovi posti e nuove storie: Ancora d'amore e d'Abruzzo (Cairo Editore). È un altro viaggio inaspettato, sorprendente e divertente in cui l'autore, abruzzese doc e comunicatore per indole oltre che di professione, fa da guida turistica in quel modo intimo e scanzonato che a lui riesce proprio bene.

Ci racconta della Marsica e di quando da adolescente la viveva (anche) sul bus per andare a scuola, per poi arrivare a Chieti, a Teramo e nei suoi borghi come Campli, il paese conosciuto per la sua antica sagra della porchetta che è anche l'unico con una scala che dona l'indulgenza a chi la percorre in ginocchio. E poi, ancora, vini, feste, indirizzi per dormire, mangiare e conoscere tutto il bello di una regione che, anche grazie a lui, abbiamo imparato ad apprezzare di più.

«Ho notato che tanta gente sta venendo in Abruzzo per scoprirlo o riscoprirlo, e ne sono felice. Quando racconto l'Abruzzo, o quando avvio un progetto in Abruzzo, spero sempre di far capire che abbiamo tanto da offrire: abbiamo storia, natura, cultura oltre all'enogastronomia. E poi, scusa» dice Vitale, «perché andare in Vietnam quando hai il lago di Barrea?» (un lago nell'Alto Sangro, ndr).

Già, perché?

Paride Vitale «L'Abruzzo è così bello  che non sta nemmeno in dieci libri»

Perché per l'Abruzzo un libro solo non basta?
«L'Abruzzo non ci sta nemmeno in dieci libri. Anche stavolta, in effetti, c'è qualcosa che manca. Già ora c'è qualcuno che chiede, ad esempio, «Perché non c'è Scontrone?», un borgo aquilano; oppure: «Perché non hai parlato della Valle Peligna?», altopiano ai piedi della Majella. Io provo a raccontare tutto, seguendo un mio criterio personale. Per questo secondo libro ho pensato ai luoghi meno noti, per raccontare cose che spesso gli stessi abruzzesi non conoscono. Del resto il primo libro era per i non abruzzesi, ma poi anche gli abruzzesi si sono innamorati».

Cosa hai scoperto di nuovo?
«Ho avuto la conferma che l'Abruzzo è mille posti: mare, campagna e borghi sono totalmente diversi. Non esiste un paesaggio definito, uno skyline riconoscibile, un'immagine di riferimento perché ogni volta c'è un dettaglio che connota un luogo».

Chi è stata la tua guida?
«Ne ho avute tante e lo prova la lista dei ringraziamenti che per questo secondo libro è molto più lunga del precedente. Borghi del teramano come Campli e Castelli (dove ho sempre comprato le ceramiche, tra l'altro) li conoscevo. Così come Chieti, dove andavo a trovare degli amici. Ma sono sempre state tappe di passaggio. Ovviamente per il libro ho avuto necessità di approfondire e, sulla scia del primo, è stato più semplice chiamare i sindaci e andare in giro con loro o persone del luogo indicate da loro. Così ho scoperto nuove cose e nel frattempo ho girato la seconda stagione del programma nato dal libro».

Paride Vitale «L'Abruzzo è così bello  che non sta nemmeno in dieci libri»

Quando inizia e come sarà?
«Si parte il 7 ottobre, sempre su Food Network e sempre con il cuoco Davide Nanni, abruzzese doc come me. Ripercorreremo tanti luoghi di questo secondo libro e anche alcuni del primo, come Pescara. Come per la prima stagione, scopriremo posti pazzeschi assaggiando piatti tipici».

A proposito, tra i piatti tipici di cui parli nel libro ci sono le scrippelle 'mbusse, le “antenate delle crêpe” secondo te…
«Io sostengo questa tesi, storicamente provata (ride, ndr), che l'esercito francese, occupando Teramo, abbia assaggiato le nostre scrippelle e poi la ricetta sia arrivata in Francia e sia stata modificata con il burro. Ne sono così convinto che ho portato le scrippelle anche a Celebrity Chef, e ho vinto. Detto questo, le scrippelle sono giusto un esempio delle tante ricette teramane che hanno storie stupende».

Raccontane altre…
«Pensa alle virtù teramane, un vero rito collettivo più che una semplice ricetta. Un piatto che si mangia solo il primo maggio fatto con le primizie, i legumi, le erbe e gli avanzi, che è virtuoso anche perché richiede tre giorni di preparazione, e che unisce una città intera. E poi c'è il tacchino alla canzanese, nato appunto a Canzano (sempre Teramo, ndr) che, secondo la leggenda, nel 1969 venne scelto dalla Nasa per far parte del kit di cibo per gli astronauti per l'allunaggio dell'Apollo 11».

Anche in questo libro hai dedicato un intero capitolo al vino. Cosa rende speciale il vino abruzzese?
«Per me il vino abruzzese è un'eccellenza regionale. Fino agli anni Settanta abbiamo venduto uve alle altre regioni perché non abbiamo avuto fiducia nelle nostre capacità produttive. Poi sono arrivati vignaioli illuminati come i Masciarelli, che sono diventati ambasciatori del Montepulciano nel mondo, iniziando un nuovo corso. Io non sono un tecnico del vino, perciò è questo che mi affascina: le storie. Tra quelle che racconto, per esempio, c’è la storia della Cantina Montetino a Celano, di Benedetta Nicomede e Marco Carone, enologa e mastro birraio, che nel 2020, anno del Covid, hanno scelto di produrre vino in montagna dove nessuno aveva mai provato prima. Tutto questo cominciando da un ettaro di terreno donato da un postino».

Altri indirizzi speciali?
«Tanti, ma ne dico uno da esempio per rendere l'idea di quante belle storie custodisca l'Abruzzo: Rito Pane, un piccolo home restaurant e forno con soli otto coperti, in un vecchio mulino a Stiffe (in provincia dell'Aquila. ndr), gestito da un ragazzo inglese e una ragazza abruzzese che ha girato il mondo. Si sono conosciuti in una cucina in Inghilterra e hanno scelto di lavorare a modo loro in questo paesino. L'unico modo di contattarli sono i social, non hanno nemmeno un sito».

Tra le novità c'è anche il tuo boutique Hotel Villa Parco, a Pescasseroli. Come sta andando?
«Una bella avventura, gli ospiti lo vivono proprio come una casa, come desideravo. E poi anche il nostro chef ha una bella storia: ha scelto di tornare in Abruzzo aprendo un home restaurant dopo aver lavorato in giro per l'Italia. Quando gli ho proposto di lavorare insieme e mi ha detto di sì sono stato molto felice perché non è facile trovare bravi cuochi. Lui è fantastico, un professionista della grande cucina abruzzese».

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