Riuscirà il centrosinistra italiano a coalizzarsi per battere Giorgia Meloni alle Politiche 2027?
Ebbene sì, a chiederselo non sono solo gli elettori italiani ma anche il Financial Times, il più importante quotidiano politico-finanziario della Gran Bretagna che nei giorni scorsi ha dedicato un approfondimento all'analisi degli scenari politici italiani.
Il quotidiano britannico, infatti, è chiesto se Giuseppe Conte e Elly Schlein riusciranno a "superare una lunga storia di animosità e sfiducia reciproche e lottare insieme" dopo che - si legge nell'intervista - proprio le divisioni della sinistra favorirono la vittoria del centrodestra nel 2022.
Il centrosinistra riuscirà ad unirsi contro Meloni? Se lo chiede anche il Financial Times
Secondo il Financial Times il modo in cui Conte e Schlein riusciranno a "conciliare le loro ambizioni contrapposte e le loro posizioni divergenti, non da ultimo sull'Ucraina" sarà determinante per la sfida che potranno lanciare a Meloni.
Il quotidiano, tuttavia, descrive l'opposizione come "frammentata", evidenziando come Conte e Schlein si siano già "attaccati pubblicamente".
Nella sua analisi, il quotidiano inglese, evidenzia anche il momento attraversato dalla coalizione di Giorgia Meloni che a quattro anni dall'insediamento del governo vede "l'aura di invicibilità" iniziare a "sgretolarsi" tra - si legge - "crescita debole e pressione sui salari" e la concorrenza a destra di Roberto Vannacci.
Insomma, secondo l'analisi di FT il momento per l'offensiva del centrosinistra sarebbe il più propizio a patto che riescano a trovare la coesione necessaria e risolvere il nodo della leadership.
Ucraina, primarie e allargamento al centro: i tre nodi del campo largo
E' così, insomma, che viene visto il campo largo al di là della Manica. Le difficoltà di convivenza dei due principali partiti - Pd e M5s - per anni in disaccordo quasi su tutto sono evidenti anche all'estero.
I punti in comune, come sottolinea spesso Elly Schlein, sono tanti ma quelli divergenti hanno un peso specifico maggiore a cominciare dalla questione Ucraina.
Questione che si è complicata ulteriormente dopo la conclusione di Nova, che ha dato mandato a Giuseppe Conte di portare al tavolo programmatico con il Pd il no al sostegno militare a Kiev.
Un punto che definire di frizione è un eufemismo, essendo il Pd da sempre schierato accanto alla causa ucraina, seppur con sensibilità diverse al suo interno.
C'è poi il tema della leadership, che molto probabilmente si definirà ai gazebo con le primarie. E ultimo, ma non per importanza, il tema dell'allargamento del perimetro: PD, AVS e M5S da soli non possono battere Giorgia Meloni, occorre allargarsi al Centro.
Renzi apre a Conte: "Se vince le primarie, governa lui"
Più facile a dirsi che a farsi, tuttavia, a causa dei veti incrociati ad esempio su Italia Viva di Matteo Renzi.
Matteo Renzi che in questi giorni ha fatto un passo in direzione di Giuseppe Conte dicendo che, se il leader M5s vincesse le primarie, sarebbe disposto a sostenerlo.

Sì, se ci sono le primarie, chi le vince rappresenta tutti. Poi io faccio di tutto perché non le vinca quello che considero il più distante. Ma se le vince, governa lui. Punto.
Sul conflitto in Ucraina, Renzi rivendica la necessità di mantenere il sostegno a Kiev:

Bene l'iniziativa politica, ma se noi domani mattina smettessimo di aiutare l'Ucraina militarmente ed economicamente non è che sarebbe finita la guerra, ma sarebbe finita l'Ucraina, e con lei l'Europa. E non lo possiamo accettare.