Dopo gli scontri avvenuti a Bologna e successivamente in Val di Susa, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi torna a parlare della gestione dell’ordine pubblico, sostenendo che dietro gli episodi di violenza ci sia un fenomeno organizzato che sfrutta ogni occasione di protesta per alimentare il caos.
Secondo il titolare del Viminale, non si tratta più di episodi isolati ma di una strategia che accomuna gruppi estremisti capaci di inserirsi in qualsiasi manifestazione. Per questo motivo invita tutte le forze politiche democratiche a prendere una posizione netta contro chi ricorre alla violenza.
“Ormai è chiaro a tutti che esiste un’internazionale della violenza e del disordine che utilizza ogni tema per mettere in pratica teppismo e violenza allo stato puro. È inutile girarci intorno. Ecco perché, al di là di ogni altra analisi, sarebbe quanto mai opportuno che tutte le forze che si dichiarano democratiche prendano le distanze senza tentennamenti o infingimenti. La sfida che pongono questi violenti è tipicamente criminale: ci si approfitta delle libertà democratiche per porre in essere veri e propri atti di guerriglia. Ecco perché vanno condannati senza alcuna indulgenza”.
Piantedosi elogia inoltre il comportamento delle forze dell’ordine durante le manifestazioni, sottolineando che “le nostre forze di polizia sono encomiabili per come affrontano queste circostanze con equilibrio e professionalità”, aggiungendo che ora “bisogna lavorare perché quanto successo sabato in Val di Susa e in settimana a Bologna non rimanga senza conseguenze”.
Sicurezza e nuove norme: il ministro rivendica i risultati del governo
Il ministro respinge anche le critiche rivolte all’esecutivo per i continui interventi legislativi in materia di sicurezza. A suo giudizio, la tutela dell’ordine pubblico richiede un aggiornamento costante delle norme, in linea con il mandato ricevuto dalla maggioranza.
“La sicurezza è un tema cruciale e merita una continua manutenzione delle norme utili a raggiungere gli obiettivi per cui è stata votata questa maggioranza”, afferma Piantedosi, ricordando i risultati che il governo rivendica: dalla diminuzione degli sbarchi irregolari all’aumento dei rimpatri, passando per il calo dei reati, il rafforzamento delle operazioni anticrimine e l’incremento degli organici delle forze di polizia.
Alle critiche secondo cui alcune norme contribuirebbero ad alimentare le tensioni nelle piazze, il ministro replica che il diritto alla sicurezza rappresenta un’esigenza fondamentale dei cittadini, indipendentemente dalle appartenenze politiche. “Sentirsi al sicuro è un bisogno primario dei cittadini di qualsiasi classe sociale o pensiero politico”, osserva, precisando che il confronto politico non può mai trasformarsi in una giustificazione della violenza.
Bologna, solidarietà a Lepore e difesa degli agenti
Piantedosi affronta poi il tema della morte dell’uomo a Bologna, invitando ad attendere il lavoro della magistratura senza formulare giudizi anticipati sull’operato della polizia. “A Bologna si è verificata una tragedia molto dolorosa. Il rispetto per il dolore che stanno vivendo i familiari impone anche di evitare strumentalizzazioni inopportune. La magistratura ha tutti gli strumenti e gli elementi per appurare cosa è successo”.
Il ministro ribadisce inoltre la fiducia negli agenti, sostenendo che “le forze di polizia in Italia dimostrano ogni giorno equilibrio e professionalità”, e definisce irresponsabile alimentare un clima di ostilità nei loro confronti.
Sul sindaco di Bologna Matteo Lepore, finito sotto tutela dopo alcune minacce, Piantedosi esprime piena solidarietà: “A Matteo Lepore — come a chiunque riceva minacce — va la mia piena solidarietà”. Secondo il ministro, proprio la protezione garantita dalle forze dell’ordine dimostra il ruolo essenziale svolto quotidianamente dagli agenti nella tutela della sicurezza dei cittadini.
Il ministro torna anche sul caso del gioielliere Mario Roggero, spiegando che il governo è intervenuto sul tema dei risarcimenti ai criminali con una norma correttiva, pur ricordando che l’eventuale concessione della grazia resta una prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica.