Poesio: "La società si sta abituando alla sconfitta. Avrei già chiamato Paratici"

Grafica Jimenez Joao Mario Dodo Valdepenas Viery Parisi

Focus VN - 4 coppie in 8 gare: quali sono i terzini titolari della Fiorentina?

Intervenuto al Pentasport di Radio Bruno, Ernesto Poesio ha analizzato il momento della Fiorentina in vista della sfida di domenica contro il Como, soffermandosi sulle responsabilità della società e sulle contraddizioni di una stagione partita con aspettative ben diverse:

“Nessuno ha mai negato che questo fosse un anno di ricostruzione, ma questo non vuol dire essere ultimi in classifica. La Fiorentina è da un anno e mezzo che si trova nelle zone paludose della classifica. La società si sta abituando alla sconfitta e a una dimensione che non è quella della Fiorentina. La Fiorentina non è una neopromossa, ha investito 145 milioni di euro, ma non ha preso giocatori della Primavera.

FIORENTINA VS NAPOLI

Poi, se questo rasserena i giocatori, diciamolo pure: la squadra non ha obiettivi. Però, per come era partita la stagione, gli obiettivi mi sembravano altri. Se questo fosse stato un anno di transizione e di costruzione, allora la Fiorentina avrebbe dovuto dare tempo all’allenatore che hai scelto a giugno e non lo avresti esonerato dopo tre partite, riprendendo l’allenatore che a giugno avevi scartato”.

Il lavoro di Paratici è sotto esame

Poesio ha poi chiamato in causa direttamente il direttore sportivo viola, sottolineando come gli investimenti effettuati e la libertà concessagli sul mercato comportino inevitabilmente delle responsabilità:

“Il lavoro di Paratici è sotto esame, come è sotto esame tutta la Fiorentina. A Paratici è stata data carta bianca, è andato sul mercato con tanti milioni e ne risponderà in bene e in male, ma è questo il suo lavoro. Io, se fossi in Commisso, avrei già telefonato a Paratici”.

Serviva un mediano

Tra i problemi principali della squadra, secondo Poesio, ci sono le lacune in difesa e l’assenza di un centrocampista capace di garantire equilibrio. Una mancanza che finisce per condizionare anche il rendimento dei giocatori più giovani:

“Ne parliamo da tempo: la Fiorentina ha un problema in difesa e il problema si vede. Pongracic è stato un acquisto di prospettiva che poi non si è rivelato essere quel giocatore che ci immaginavamo. Ranieri ha i suoi limiti e Dragusin da solo non è Nesta. Su Viery si intravedono delle potenzialità, ma è ancora molto acerbo. Oltre a questo, si aggiunge il problema di un centrocampo senza mediani che fanno filtro. Se la Fiorentina avesse acquistato quel mediano che Grosso voleva, secondo me adesso non sarebbe in questa situazione. Ndour non è un mediano. Servirebbe un giocatore come Cataldi durante l’anno di Palladino.

Ndour lo vedo come un giocatore in crescita, giovane, che ogni tanto si addormenta e ogni tanto fa la giocata giusta. Si torna sempre a quella situazione, con un centrocampo senza identità: Ndour rende peggio perché rischia di perdersi. Con una squadra tanto giovane servono giocatori di riferimento. Poi le paure dell’anno scorso sono ancora presenti, sia nei giocatori sia nei tifosi, e ricominciare nello stesso modo è chiaro che fa tornare i fantasmi dell’anno scorso”.